NOSTRI MOSTRI

Sento freddo ma va bene

Mi aiuta a riflettere

Quando fa buio

Come un ventriloquo insicuro

Quel che dico sembra un sussurro assorto

 

Stai stai stai, stai ancora qui

Poi poi poi, ci penseremo prima o poi

 

Non siamo amanti

Siam complici

Dei sentimenti

Che ci rendono soli

 

Il silenzio ci appartiene

Tra le scadenze inevitabili

È troppo tardi ormai sebbene

L’abitudine sembri non lasciarci liberi

 

Ora cosa ci è rimasto?

Ombre in un limbo oscuro

Conservare in luogo chiuso

Il frigorifero è il mio tempio

 

Ok eccoci qui, finalmente soli

Ti prego dimmi tutto quello che pensi o tutto quello che ignori

Com’è andata a lavoro, no, non l’accetto come domanda

Sai fare di più entrami dentro tu sei una valanga

Come quando mi dicevi che i veri miracoli sono le coincidenze

ma io assaporavo solo le tue partenze, le dipendenze

E poi rieccoli quegli occhi sull’orlo del pianto,

non è il rimpianto ma lo schianto della mia dialettica abbellita con lo smalto

e se ti senti a pezzi guarda me

che coltivo interessi ripagato da insuccessi

e l’ultimo porta il tuo nome

va beh, come se non lo sapessi

e desolato di dirti che con te sono rinato ma mai cresciuto

dispiaciuto a tratti illuso di questo sogno assaporo solo il sopruso

che poi ognuno ha i suoi mostri

i miei li porto incisi sul volto e su dei fogli

chiamali nostri

i nostri mostri li nascondo tutti qui all’altezza del ventre

e mi bilanciano perfettamente