Il nuovo inizio di Federico Fabi

Il nuovo inizio di Federico Fabi

3 Aprile 2021 0 Di Federico Clemente

Federico Fabi è un cantautore romantico, autentico, sincero. Ha le idee chiare, un timbro inconfondibile e voglia da vendere. La stessa che lo ha portato da una cantina di Spinaceto a conquistarsi tanti dei traguardi che, proprio in quella cantina, sognava di raggiungere. Per gli altri, “rifacciamo quest’intervista fra 4 anni e vediamo come è andata”.

 

Il tuo ultimo singolo (Il raffreddore è bello perché me l’hai attaccato tu) è una dichiarazione a cuore aperto, autentica, essenziale ma piena. Hai sempre cantato molto d’amore, anche quando (ti cito) non lo trovavi utile “perché fa male alla salute e rende deboli”. Che idea ti sei fatto dell’amore?

Che l’amore è tutto, è tutto quello che so sull’amore. Questa è una frase della Dickinson che ho usato per aprire la tesina che ho portato alla maturità e ti fa subito capire che ho sempre avuto l’idee chiare sul concetto di amore, e sul ruolo che ricopre nella vita, almeno nella mia. L’unica cosa in più che ho capito da quando ho scritto la frase che hai citato è che c’è bisogno di più amore e meno rancore. Amare, amare il prossimo senza paura. Chiamatemi Papa Federico XVI.

 

Al dente è il primo atto di un nuovo capitolo musicale. Torni dopo diversi anni di silenzio, interrotto solo da Parka. Ecco ma tu lo vivi più come un ritorno o come un nuovo inizio?

Un nuovo inizio.

 

In un mondo musicale che viaggia così veloce cosa significa prendersi del tempo? C’entra l’ispirazione, la qualità o la voglia uscire fuori dagli schemi?

Guarda non lo so, è tutto molto relativo. C’è chi ha materiale per fare musica per altri vent’anni e chi scrive tre canzoni all’anno. Io sono uno di quelli che scrive molto e con facilità, se fosse per me rientrerei in studio a ottobre 2021 per riuscire di nuovo ad aprile 2022.

 

La tua storia musicale è iniziata più di tre anni fa in una cantina nella quale ti sei scritto e autoprodotto un disco (Io e me x sempre). Riesci a ricordare un pensiero, un sogno o una speranza di quel periodo lì, in cui tutto stava per iniziare?

Certo, ci penso ogni giorno. Il primo era farmi ascoltare e ci sono riuscito abbastanza bene. Il secondo era fare concerti e ne ho fatti. Il terzo era firmare con un etichetta e mi sono ritrovato con un contratto in mano. Il quarto, entrare in playlist importanti, farmi notare da Spotify e l’ho fatto. Mi manca solo l’intervista su Rolling Stone e riempire i palazzetti. Rifacciamo quest’intervista fra 4 anni e vediamo come è andata.

 

Chi sei oggi rispetto al Federico che suonava in quella cantina?

Lo stesso di ieri, lo stesso di domani.

 

Dai l’idea di una persona che riesce ad essere sé stessa senza l’ansia di dover dimostrare. È così che si sopravvive in quest’era social?

Assolutamente sì. Capisco che non sia facile: essere me stesso è una guerra contro il mondo che combatto da sempre, difatti spesso ne pago lo scotto, ma poi dà soddisfazione, la gioia di essere riconosciuto come Federico Fabi e non come in facsimile di qualcun altro è immensa.

 

C’è un disco in arrivo. Che lavoro sarà e quanto dobbiamo aspettare?

Sarà un album raffinato, delicato. Tanti suoni ricercati, arrangiamenti spaziali. Uscirà a metà maggio credo.