CILIARI esce con “La notte è un film francese” e ci concede due chiacchiere. L’intervista!

CILIARI esce con “La notte è un film francese” e ci concede due chiacchiere. L’intervista!

18 Febbraio 2021 0 Di ilfaroindie

 

Ciliari pubblica “la notte è un film francese” ed è subito Scuola Indie. Lo abbiamo raggiunto per farci raccontare la sua musica.

Ciao e benvenuto sul Faro

 

La prima domanda è probabilmente la più scontata ma non possiamo non fartela. Abbiamo visto che il tuo diminutivo è Domi e il tuo nome d’arte Ciliari :-). C’è una risposta di riserva oppure hai pensato ai domiciliari?

C’è stato un periodo della mia vita, prima della pandemia, in cui mi sono auto recluso in casa perché non avevo nessuna voglia di vedere o sentire nessuno. Avevo bisogno di starmene per conto mio. In questo periodo è nato Ciliari. Se avessi saputo della pandemia probabilmente sarei uscito di più. Comunque si, il nome è certamente legato a questo gioco di parole, un po’ perché era particolarmente coerente con la mia situazione, un po’ perché avevo bisogno di scherzarci un po’ su.

 

Quanto c’è degli Amanti nel progetto Ciliari?

Nella mia musica c’è quello che ancora non conosco e tutto quello che sono stato. 

Anche se Ciliari è qualcosa di completamente diverso, un nuovo inizio, c’è comunque dentro tutta la mia esperienza, compreso Gli Amanti.

 

Visti i tuoi trascorsi e il tuo background, qual è secondo te la differenza tra il Pop e l’indie pop? Ovviamente tenendo conto dell’accezione impropria e tutta italiana di definire l’indie

Potremmo parlarne per ore, tuttavia non credo ci sia molta differenza. Alla fine la definizione di Pop è appunto quella di “popolare”, mainstream, e che è influenzata dal periodo storico di riferimento. Se una canzone arriva ad un certo numero di persone, allora probabilmente la si potrebbe definire “Pop”. Se però, ad esempio, canzoni come Sgt. Pepper’s o Strawberry Fields fossero uscite oggi, probabilmente le avremmo categorizzate diversamente, eppure il “Pop”, in un certo senso, l’hanno inventato i Beatles. Ghettizzare una canzone in un genere specifico, ad oggi, vista anche la fruibilità e la diversità della musica stessa, non credo abbia molto senso. In sostanza, la definizione dell’Indie per come è inteso oggi, almeno per come la vedo io, non la condivido totalmente.

Andrai avanti a singoli come “impone” il mercato effimero del “prodotto musicale” oppure c’è un album in cantiere che può raccontarci davvero chi è Ciliari?

Sto facendo uscire dei singoli perché ritengo sia importante dare la giusta attenzione ad ogni pezzo, ma alla fine li racchiuderò sicuramente in un album. 

 

I tuoi progetti per il passato si sono concretizzati? Qual è stata la tua più bella esperienza live che hai avuto e quella dove invece non vedevi l’ora di scendere dal palco?

L’esperienza più bella è stata al BucoBum Festival, in Puglia, nel mio paese. Il concerto era sold out e c’era anche mio babbo. Per la prima volta l’ho visto emozionarsi ad un mio concerto ed è stata la cosa più bella che potesse capitarmi con la musica.

Una volta invece ero al Locomotiv di Bologna e suonavamo con Il Triangolo e i Luminal ad un Godzillamarket Party. Venivo da una serie di date ed ero completamente afono. Non riuscivo a cantare, non avevo più voce e allora ho pensato che il Negroni, in qualche modo, potesse aiutare le mie corde vocali. 

Ne ho bevuti 200, sono rimasto afono e alla fine del concerto io volevo la mamma e gli altri mi volevano uccidere.

 

Di’ la verità, sei cresciuto ascoltando Dalla :-). Quali sono i tre artisti che hanno influenzato maggiormente il tuo modo di scrivere?

Dunque, Dalla va ascoltato due o tre volte al giorno, al bisogno. Una giusta dose di Dalla al giorno toglie il medico di torno e fa bene al cuore. 

Credo di essere stato davvero molto influenzato da lui e dalla musica che ascoltavano i miei genitori, dai cantautori italiani come appunto Dalla o De Gregori, De Andrè, Battisti, Piero Ciampi e Tenco. Adoro anche i grandi chanosonnier francesi come Jacque Brel, Georges Brassens o Serge Gainsbourg.

Una delle mie band preferite sono i Velvet Underground, ma nell’ultimo periodo invece sono impazzito totalmente per Mac DeMarco, Mac Miller, per le sonorità elettroniche di Lewis OfMan o de l’Impératrice, o per Bakar e per una band di Taipei, i Sunset Rollercoaster. Ammetto che, ora come ora, l’elenco potrebbe essere infinito, quindi è davvero difficile scegliere soltanto 3 artisti in particolare ma, se dovessi farlo ed identificare quelli che inconsciamente influenzano le mie canzoni, sicuramente direi Dalla, Battisti e De Gregori.

Tuttavia la musica è in continua evoluzione e tocca evolversi con lei.

Comunque sul mio profilo Spotify trovate una playlist con i miei ultimi ascolti. Ovviamente ve la consiglio 😉

 

E la consigliamo anche noi, la trovate qui sotto! 🙂 Grazie mille per la disponibilità e alla prossima

Grazie a voi!