Chi ha sparato al presidente?

Chi ha sparato al presidente?

17 Febbraio 2021 0 Di Federico Clemente

Un inedito e tre cover segnano il ritorno sulle scene di EDY (all’anagrafe Alessio Edy Grasso), compositore, autore, musicista e produttore. “Chi ha sparato al Presidente?“, il suo nuovo lavoro discografico, è un mini-disco raffinato e personale, un concept EP che parla al cuore e alla testa, la colonna sonora del periodo storico che stiamo vivendo, ma molto probabilmente anche la risposta. Ne abbiamo parlato con lui! 

 

Ciao EDY, un piacere ritrovarti! Sono passati più di due anni dal tuo ultimo disco. Quanto credi sia importante prendersi del tempo nello sviluppo del proprio processo creativo? Che relazione c’è tra il tempo e la qualità?

Il Signor Tempo è croce e delizia della Signora Creatività. Non c’è una regola fissa, in generale credo che ogni artista abbia un rapporto diverso con la dimensione temporale. Nel mio caso sono velocissimo a mettere il mio cervello nella condizione di avere insight creativi. Ne ho tanti, spesso. “Idee nucleo” che, successivamente sviluppate, diventano canzoni. Sono invece più lento nella fase di messa in pratica di queste idee. Una canzone la cambio, la stravolgo tanto, prima di iniziare la vera e propria produzione. Sulla seconda domanda ti rispondo che per me il tempo è qualità. Credo aiuti il processo di maturazione delle idee e quindi faciliti la selezione delle scelte creative. Credo anche però che troppo tempo possa incidere negativamente sulla spontaneità dell’atto creativo. Quindi in sintesi: creo veloce e poi mi prendo il tempo (giusto) per fare le scelte migliori per me.

 

Il tuo nuovo EP è molto personale perché nasce dall’interiorizzazione di un periodo in cui si sono persi molti punti di riferimento. Ce lo racconti?

Tutto è iniziato dopo il primo lockdown. Inizialmente ho assaporato quel riposo forzato: venivo da un anno di tour per promuovere Variazioni (il mio primo album da solista), quindi stare un po’ a casa per scrivere mi sembrava una “fortuna”. Poi mi sono veramente reso conto di quello che stava succedendo e che la via per uscirne sarebbe stata lunghissima. In quei giorni tornavano alla mia mente le parole della canzone di Tenco: “un giorno dopo l’altro e tutto è come prima, domani sarà un giorno uguale a ieri”. Ecco, mi sembravano parole per il tempo che stavo vivendo. Descrivevano bene le mie emozioni. Ho quindi deciso di lavorare su una nuova versione della meravigliosa canzone di Tenco (Un giorno dopo l’altro) insieme al mio amico e produttore dell’EP Matteo Scannicchio e coinvolgendo (a distanza) il resto della band.

 

In questo sconfinato mare di musica, come hai scelto le cover?

Come detto prima, sono le canzoni che sono venute a me. Le parole di Tenco erano nella mia mente. Dopo il primo, ho scelto un brano che mi desse la sensazione della città vuota, delle lancette ferme, di un uomo che aspetta, quindi “Tutta mia la città”. La scelta per la terza cover è stata travagliata. Cercavo una canzone che mi rappresentasse ma da stravolgere. Ho scelto “Zeta Reticoli”. Per l’importanza dell’immagine che fornisce il testo, per la carica emotiva che sta dietro quella canzone: “brucia ancora che prima o poi ritornerò, conservo di nascosto sempre lo stesso slancio”. Ecco energia esplosiva in stand by…un po’ come mi sento io in questi mesi. A completare l’EP il singolo inedito “Chi ha sparato al Presidente?” scritto per me da Matteo e Giorgio Maria Condemi. Racconta di una notte brava (quella che tutti sogniamo in questo periodo) e della sensazione di orgoglio provato il giorno dopo dal nostro protagonista: il Presidente (o meglio ognuno di noi).

 

Ma poi, alla fine, chi ha sparato al presidente?

Il Presidente deve imparare a schivare le pallottole sin dalla prima infanzia. Sono infatti i condizionamenti sociali, le regole, le convenzioni, gli stereotipi ad attentare ogni giorno alla vita del Presidente. Il Presidente è dentro ognuno di noi. Ed è nostro compito proteggerlo, per preservare quel lato assertivo, libero e spontaneo che caratterizza l’uomo che frustiamo ogni giorno. Il Presidente non chiede scusa, piuttosto vive la vita come crede, a discapito di qualsiasi Tigre sul divano.

 

Secondo te come fa un brano del 1966 (nello specifico pensavo a quello di Tenco che hai reinterpretato nell’EP ma si potrebbe dire di tanti altri) ad essere così attuale?

Beh le hai ascoltate le parole? Stiamo parlando di Luigi Tenco, il più grande cantautore della storia della musica italiana. Una mente superiore. Capace di sintetizzare il dolore come nessuno. Quella canzone è per sempre. E in questo momento storico, ci rappresenta tutti. Fammi essere schietto: quale canzone della musica italiana attuale (soprattutto di quella che ha grandi spazi sulle radio) potrà essere risuonata fra 60 anni e risultare attuale come quella di Tenco? E poi, fammi essere autoreferenziale: l’abbiamo attualizzata in punta di piedi. Il fatto che sia un brano passato dalle radio nel 2021 e che addirittura sia in heavy rotation su alcune Radio la dice lunga.

 

Oggi la musica vive un periodo più unico che raro: escono centinaia di nuovi pezzi ogni settimana, non si suona dal vivo, viene fruita in qualità bassissima, è influenzata dalle dinamiche social. Ti preoccupa? Quale direzione prenderà?

Non mi preoccupa per niente. La grande quantità di musica brutta prodotta sarà spazzata via dalla prossima moda. Resteranno le canzoni importanti, quelle per sempre. Questo a prescindere dal genere. Tanto per essere chiari ci sono brani Urban e Trap che mi piacciono tanto e spero restino. C’è anche tanta musica fatta con il computer in cameretta: la maggior parte di quelle produzioni non dovrebbe neanche esser considerata. Ma io non faccio testo. Credo ancora nella qualità della musica a 360° mentre vivo in un mondo che fruisce la musica a 128bit (praticamente peggio di una demo in casetta). Quindi cerco di fare la mia strada qualitativa, me ne frego abbastanza di quello che mi circonda. Vorrei poter ascoltare la musica che produco anche dopo 20 anni ed esserne orgoglioso, un po’ come succede quando ascolto il mio primo disco con i Jasminshock del 2000: ero piccolo ma già con l’idea di fare musica “seria” e “non modaiola”.

 

Cosa c’è invece nel futuro musicale di EDY?

Sto lavorando al nuovo disco di inediti. Quest’estate suonerò in giro (emergenza socio-sanitaria permettendo). E poi cercherò di essere felice e godermi tutto quello che questo “gioco” chiamato esistenza mi offrirà. Con energia e consapevolezza che, nella vita, se vuoi puoi.