L’ALFABETO DI TANGO!, ATTO I – MY GIRL IS RETRO

L’ALFABETO DI TANGO!, ATTO I – MY GIRL IS RETRO

18 Dicembre 2020 0 Di ilfaroindie

A quasi tre anni da ‘Bordopiscina’, un grande ritorno che attendevamo con affetto.

Con un singolo maturo e pieno di spunti di riflessione, torna sulle scene Carlo Cianetti, in arte My Girl Is Retro (se volete sapere da dove viene il suo nome e qualche altra curiosità trovate una nostra vecchia intervista QUI)

Tango!, atto I, è un brano che racconta di una reazione violenta ed anarchica (a tratti quasi romantica) come risposta ai problemi amorosi e sociali. La storia di un ragazzo che un giorno, sopraffatto dalla rabbia, decide di entrare a scuola con un fucile e compiere una strage.

Una tematica forte, raccontata sapientemente dalla penna di My Girl Is Retro, impreziosita da validissimi spunti socio-politici, e da una vena di amarezza e cinismo verso un amore non corrisposto.

Nelle melodie si denota una grande evoluzione rispetto al suo EP d’esordio, con un sound più ricercato e internazionale. Il brano è stato registrato con Francesco Pontillo al Deposito Zero Studios.

Da un’idea di Filippo Di Marco, vi lasciamo a My Girl Is Retro che ci racconta il suo ultimo singolo!


L’ALFABETO DI TANGO!, ATTO I

 

T come TANGO!

Tango!, atto I è la storia di un ragazzo che una mattina porta un fucile a scuola e fa una strage. Semplice, no?
È nata come una canzone sugli school shooting dove ho cercato di far emergere il disagio di un giovane studente nei confronti della società che lo circonda, dalla scuola che frequenta ai politici che lo rappresentano. La motivazione che spinge questo ragazzo a entrare nella sua scuola e sparare a vista è la voglia di riscatto, la protesta contro professori e comitati studenteschi che sono artefici della sua disillusione e della rovina della scuola, che ha smesso di essere luogo di cultura e di confronto.

 

A come ATTO I

Tango è “atto I“ per diversi motivi. Prima di tutto Tango è uno dei brani che ho scritto in un periodo di transizione molto vicino alla scrittura del mio vecchio EP, Bordopiscina. Quello è stato un periodo particolarmente strano, sono uscito con questi 5 pezzi completamente auto-prodotti e le canzoni hanno iniziato a girare. Alle persone piacevano, ho iniziato ad avere i primi fan, i primi contatti “del music business (ahah)” e a fare i primi live. In quel momento però sentivo che qualcosa in quella cinquina non andava. C’era molta, forse troppa, Italia in un momento in cui i miei ascolti iniziavano a diventare sempre più internazionali e sempre meno nostrani. In quello stesso periodo l’attualità ha iniziato a darmi noia. Giornali e telegiornali hanno iniziato a mostrare notizie che hanno fatto scattare in me qualcosa e lì ho scritto Tango. Di getto, con anche un po’ di rabbia addosso. Parlo di un gesto estremo, di una protesta violenta di qualcuno che non riesce più a gestire i propri sentimenti.

Atto I è anche il primo atto di un nuovo capitolo della mia vita, del mio percorso artistico, della mia scrittura e dei miei suoni. Devo ringraziare Ponz (Francesco Pontillo, di Deposito Zero Studios) per avermi aiutato a concretizzare le mie idee. Prima di lui Tango era un arrangiamento fatto un po’ in fretta e furia, portato live ancora prima di essere riuscito a definirlo, nel tempo poi è cambiato. Tango è Atto I anche per altri motivi che per ora forse è meglio non svelare, ma ce lo racconteremo presto.

 

N come NEI SALOTTI

“La cultura nei salotti non vale niente, come me” è un verso che racchiude uno dei temi centrali del pezzo. La disillusione per un certo tipo di politica. Ero molto infastidito dallo snobismo nei confronti di chi vota diversamente. È un senso di superiorità che non condivido, e di certo non aiuta. Il mio pensiero è che per combattere il problema bisogna invece fare l’opposto: riportare la cultura all’aperto, nelle piazze, per tutti. È fondamentale rimettere la cultura al centro, investirci, renderla accessibile, se si vuole far crescere le persone. In generale, la mancanza di comprensione della gente, dei suoi problemi, delle paure – banalizzando e additandoli come ignoranti – lo trovo deleterio.

G come GAETANO BRESCI

Gaetano Bresci è citato nel ritornello del pezzo. Era l’anarchico che ha ucciso Umberto I all’inizio del secolo scorso. Mi piace l’immagine del protagonista di Tango! che spara al grido di “Viva Bresci!”: il protagonista di Tango si sente affine a lui mentre compie quel gesto, ma anche in maniera un po’ ingenua, naïf. Lui è il classico personaggio che “si ispira” a qualche altro della storia per compiere un gesto forte e scomoda la storia per dare voce alla sua disillusione.

 

O come OBLIO

Oblio è una parola significativa per Tango, in più di un modo. Il protagonista del brano è uno che si sente appunto dimenticato, lasciato indietro da un mondo che non ricorda più i valori a cui lui ancora si aggrappa. Percepisce questo oblio non tanto come una condizione in cui vive ma un qualcosa che sperimentano gli altri intorno a lui, un assopimento delle coscienze che decide di scuotere con l’unico linguaggio a cui è abituato, quello della violenza. D’altra parte, pensa che lo spargimento di sangue possa servire anche a placare la rabbia che sente di fronte alle ingiustizie della classe politica inetta e dei compagnucci superficiali, come un balsamo che allevia il ricordo del male sperimentato.

 

foto di Marta Pianta