Il testamento di Marlon: il “rocker 2” dai mille volti.

Il testamento di Marlon: il “rocker 2” dai mille volti.

14 Dicembre 2020 0 Di ilfaroindie

«Voglio fare quello che mi va perché quello che faccio è la mia traccia e il mio testamento: se domani mi investono l’unica cosa che rimane di me è la mia musica». Parole di Marlon, un artista straordinario e un essere umano delicato, che in ogni parola tradisce una visione spirituale della musica da cui vale la pena prendere appunti. Oggi è uscito il video del suo ultimo singolo “Rock 2”. Un artista, forse troppo veloce persino per il frenetico mondo di oggi, che proprio non ne vuole sapere di rispettare i tempi e le logiche del mercato discografico, pubblicando brani a raffica e portando avanti sotto la bandiera del suo nome progetti con target molto diversi tra loro: i migliori risultati in termini di numeri sono arrivati ad esempio dal brano “legami”, pubblicato da Mutombo Records in un ep che raccoglie le migliori strumentali chill / lo-fi di Marlon; un passato da dj, due album (Giorni e Onde e Città Oceano, entrambi 2019) che approfondiscono i sentieri dell’hip hop; il progressivo avvicinamento alla forma canzone, che ha portato alla pubblicazione dell’ep IKIGAI, a maggio del 2020, e l’approdo all’interessante collage di influenze che in qualche modo sembrano sintetizzare tutto questo percorso esibito con “Rock 2”, ultimo capitolo (per ora) della saga di Marlon. Che, se il mondo è giusto, raccoglierà quello che si merita.

È uscito “Rock 2”, ma di “Rock 1” non c’è traccia.
Si, in realtà Rock 2 era semplicemente il modo in cui avevo rinominato il progetto su Ableton. Mi faceva ridere l’idea che uscisse con quel nome, che la gente dicesse “eh certo è arrivato lui e fa Rock 2”.

E perché parli di “rock”?
Rock è più che altro lo spirito con cui ho fatto i brani a cui ho lavorato nell’ultimo periodo. Ho sempre ascoltato sin da ragazzino prod band che hanno sempre approcciato il rock, anche se al di fuori del contesto tradizionale e suonato. Mi piacevano i francesi, tipo Justice, Sebastian, Daft Punk, ma anche gli italiani, Crookers, Bloody Beetroots, Cyberpunkers. Era tutta musica che grattava le orecchie, soprattutto se come me l’ascoltavi scaricata con le cuffie della Wesc. Pezzi che prendono l’attitudine rock e la fondono con l’elettronica, quella roba lì per me era musica della madonna. Ma per me è una questione di spirito, dipende dal tipo di energia che hai bisogno di liberare. Durante la prima quarantena mi sembrava di sentire nell’aria che stesse per succedere un casino. Per me quella cosa lì è stata la rivelazione, mi ha fatto dire “dai divertiamoci, vediamo se ne sei capace, vediamo se riusciamo”. Il risultato è stato immediato, assurdo e veloce, mi sono reso conto che tutti i pattern che avevo appreso nel mio percorso fino ad ora si sono ricongiunti in maniera naturale nel momento in cui ho cominciato a fare le canzoni.

Marlon è un progetto con il tuo volto, ma che al suo interno non si preoccupa di esplorare tante direzioni diverse.
Si però credo che anche da fuori si possa percepire un certo fil rouge in quello che ho fatto finora.

E cioè?
Credo che la mia musica, sia le produzioni, sia le canzoni, sia sempre stata in qualche modo malinconica. Il fil rouge è sempre stato il rapporto con il tempo e la sua caducità, con la morte, che è la fine, ma anche l’inizio di una nuova vita. Anche in Città Oceano, i temi sono sempre quelli, concentrati nei ricordi adolescenziali. Ogni volta che ho lo stimolo per creare qualcosa, quello stimolo è arrivato da lì, dalle riflessioni su queste dinamiche esitenziali. ”Rock 2” e le altre che usciranno “insieme” partono da questi temi per esplorarli in maniera piú diretta, piú spinta e provocatoria, che cercano un dialogo col mondo e col presente. E magari riuscire a vedere il futuro sotto una nuova luce. Per il momento però tengo i piedi per terra e mi guardo in giro, cercando la maniera migliore per pubblicare questo materiale.