Miglio è originale! L’intervista

Miglio è originale! L’intervista

26 Novembre 2020 0 Di Alessandro Cirone

 

Di Moog e tastieroni anni 80 la discografia odierna ne è piena, dall’it-pop al mainstream così come nella “nuova musica da cameretta” – del resto l’indie di oggi non ha ereditato dal decennio dei paninari solo l’abbigliamento – ma Miglio riesce a graffiare le sue canzoni dosando bene gli elementi elettronici, che lei stessa definisce acidi, contrapponendoli ad  armonie e melodie dal sapore più classico e facendo emergere una vena cantautorale legata al passato, quello bello.

Miglio è unica e non è classificabile. Se esistesse una carta d’identità artistica, alla voce “Genere” non potremmo scrivere nulla se non Originale.

Sarebbe interessante capire perché, ancora oggi, non trova spazio nelle tanto ambite playlist editoriali anche se forse la ragione io la conosco: Miglio è originale!

 

Le abbiamo fatto qualche domanda.

 

Sono passati due anni dai tuoi primi singoli, abbiamo visto una MIGLIO dall’attitudine fortemente rock, diventare anche itpop senza per questo snaturalizzarsi. Raccontaci come stai sperimentando la tua dimensione musicale e in che direzione vuoi andare…

Diciamo che nel corso degli anni si ha la possibilità di crescere ed evolversi.
Anni fa avevo “paura del pop”, colpevoli sicuramente i 18 anni che ti fanno vivere di convinzioni che poi si smontano da sole nel tempo e attraverso la crescita.
In realtà sono cresciuta ascoltando i cantautori italiani, spostandomi dopo sull’underground per poi ritornare ad apprezzare anche ciò che è più “popolare”. La verità è che amo entrambe le cose, non mi piacciono le etichette e credo che nella musica possano confluire più generi insieme senza creare per forza dei divari.
Quindi ti dico che voglio andare sempre di più verso il nuovo e sperimentare.

 

La scrittura è il tuo cavallo di battaglia, di sicuro l’elemento che più ti caratterizza. Come lavori ai tuoi testi e come pensi che possano venire accolti dal pubblico che ti segue?

Scrivo abbastanza e lo faccio isolandomi, solitamente prendo proprio del tempo per dedicarmi a questo. Prima scrivo i testi poi mi avvicino alla chitarra e cerco di trovare il mondo sonoro giusto per quelle parole.
Non so come vengano accolti i miei testi esternamente, forse qualcuno ne rimarrà colpito e qualcun altro invece cambierà brano dopo 2 secondi. È tutto molto soggettivo.

 

A tal proposito, secondo te quanto è difficile oggi rispecchiare sempre quello che il pubblico si aspetta dall’artista? Come si fa a trovare la chiave giusta per fare anche dei cambiamenti, se necessari, ed essere vista sempre con lo stesso sguardo attendo da chi ti segue fin dall’inizio?

Non lo so, a queste domande forse non so rispondere perché non esiste una ricetta perfetta, la musica è così imprevedibile e viene accolta da ognuno di noi in modo diverso e personale che non saprei proprio trovare una risposta. Credo però che la chiave stia sempre nel fare le cose con verità, sentendoci davvero rappresentati, senza cercare di essere qualcosa che non siamo.

 

Ti hanno spesso paragonata a Vasco Brondi, a Motta, qualcuno persino a Calcutta. Ma tu come ti senti?

Sarà banale rispondere come risponderò ora ma è così: io mi sento io.
Con le mie certezze che spesso poi smonto con i miei dubbi cosmici per poi ritornare alle poche consapevolezze che ho. Ma posso dirti che sono sempre andata alla ricerca di una mia essenza ed espressione, che sia testuale, musicale, vocale e performativa. Le influenze poi ci sono, tutti siamo influenzati da qualcosa ma penso che sia necessario poi trovare un proprio modo per comunicare.

 

Qual è il giusto compromesso tra fare quello che piace a te e quello che invece viene chiesto oggi dal mercato musicale?

Si ricollega un po’ alla domanda di prima. Non so, sarò ripetitiva ma credo sia davvero tutto molto soggettivo e io non sono molto brava a seguire le logiche, ecco perché voglio cercare di fare sempre cose che davvero mi soddisfino e mi facciano dire “wow”.

 

Alla domanda “Cosa ti piacerebbe fare da grande”, qual era la tua risposta da bambina?

Non rispondevo, per vergogna e inibizione. Ma sicuramente avrei voluto dire “la musicista”. Ho imparato a dirlo pochi anni fa.

E noi ti auguriamo di riuscirci perché hai tutte le carte in regola per farlo. In bocca al lupo!

Grazie ragazzi. A presto!