E’ arrivata La Notte, il nuovo singolo dei Kyber

E’ arrivata La Notte, il nuovo singolo dei Kyber

2 Novembre 2020 0 Di Nico Baragliu

In occasione dell’uscita del nuovo singolo, La Notte, abbiamo colto l’ occasione per intervistare i Kyber, trio formato da Marco Scherzo alla voce, Giacomo Orlando alla chitarra, Giuseppe Pulvirenti alla tastiera. 

La band nasce inizialmente come duo acustico composto da Marco e Giacomo ma nel 2018 la necessità di scrivere e produrre pezzi inediti, fa avvicinare Giuseppe al duo originale, dando vita alla formazione attuale. Nel 2019 si fanno conoscere e soprattutto apprezzare dal grande pubblico per la partecipazione ad X Factor, avventura finita agli Home Visit di Berlino, esperienza che però è assai servita come trampolino di lancio per la loro carriera.

Ecco come è andata!


Ciao ragazzi come state?

Domanda per rompere il ghiaccio, destinata soprattutto a coloro che non si definiscono nerd: ci potete dire l’origine del vostro nome?

Il nome viene da Star Wars, saga di film di cui siamo super appassionati fin da piccolissimi. Per la precisione i cristalli Kyber sono quelle pietre che, inserite nell’elsa della spada laser, danno potere e colore all’arma. Ci piaceva quest’idea che da un oggetto piccolo e raro potesse uscire un’energia tanto potente. Per noi è una metafora della nostra musica che nasce da momenti personali, delle volte solo brevi istanti o sensazioni, che insieme riusciamo a trasformare in canzoni.

Sappiamo che siete un trio di amici prima ancora che di musicisti, sebbene ogni componente abbia  gusti musicali e soprattutto influenze piuttosto diverse. Potete dirci di più sulle vostre personali influenze musicali? Queste differenze musicali hanno mai compromesso il vostro rapporto affettivo prima e musicale poi?

Giacomo e Marco sono cresciuti ascoltando principalmente band come Linkin Park e Red Hot Chili Peppers per poi aprirsi ad altri generi come il pop, il rap e l’R’n’b, Giuseppe invece viene dal mondo dell’elettronica. Per quanto diversi i nostri gusti non hanno mai condizionato il nostro rapporto di amicizia, sicuramente a volte capita che nascano dei dibattiti sulla direzione da prendere in certi brani oppure su alcune scelte stilistiche, ma solitamente ci troviamo d’accordo e raggiungiamo sempre un punto d’intesa, la diversità ci arricchisce.

Il grande pubblico vi ha piacevolmente scoperti grazie ad X Factor nel 2019, anno in cui, nonostante vi siate fermati agli Home Visit a Berlino, avete lasciato il programma con un ampio consenso di critica. Giovedì 30 Ottobre è andata in onda la prima puntata dei live della nuova edizione.                                                                                                              Come è stata quell’esperienza? Pensate di consigliarla? Avete mantenuto rapporti con gli addetti ai lavori ed altri concorrenti?

Per quanto motivo di discussioni interne, X Factor è stata un’esperienza fichissima e nonostante le dinamiche a tutti note dei talent show, ci ha permesso di calcare palchi importanti e di conoscere persone speciali con le quali siamo ancora in contatto, praticamente abbiamo fatto amicizia con quasi tutti i concorrenti del programma. Lo consiglieremmo? Sì e No. È una roba che va presa con filosofia, non bisogna montarsi la testa e bisogna avere la consapevolezza che il programma cerca più una storia che un artista o una band che sappia suonare e scrivere canzoni. È facile sentirsi importanti quando sei in prima serata su Sky ed hai i direct di instagram intasati da gente che scrive da tutta Italia per farti i complimenti, ma bisogna rimanere con i piedi per terra perché è tutto passeggero.

Dopo l’ eliminazione dal programma è uscita Hurt, oggi esce La Notte.  C’è una motivazione dietro alla scelta della lingua italiana dopo canzoni in lingua inglese oppure è una decisione solo momentanea?

(Marco) Una delle cose che ci è rimasta più impressa da X Factor è stata una frase di Samuel, che una sera ci ha detto: “scrivere in inglese in Italia, da italiani, non ha troppo senso. Per scrivere in inglese dovresti vivere, parlare e comportarti come gli inglesi. L’italiano è l’unica via, dovete svitarvi il cervello sulle parole ed allenarvi a tirare fuori il vostro carattere dall’Italiano, perché è l’unica via che potete percorrere”. Detto questo non abbiamo deciso di lasciare per sempre l’inglese però ci siamo buttati e abbiamo iniziato a scrivere anche in italiano anche perché Jak, la principale fonte creativa di testi della band, trova una forte immediatezza e libertà nell’uso di questa lingua preferendola notevolmente all’inglese.

La Notte  parla di un tema piuttosto inusuale: gli attacchi di panico e il saper di dover reagire. Ci potete dire come è nata e come si è sviluppata?

(Giacomo) La “notte” è nata durante una notte difficile, il testo l’ho scritto su un pezzo di carta strappato che era sulla scrivania, è successo molto in fretta, avevo appena avuto un attacco di panico che sono riuscito a gestire all’ultimo secondo, chiamando un amico che è poi rimasto al telefono fino a tardi con me. Questo tema (il panico) per me e Marco è molto delicato e personalmente lo sentiamo nostro, durante le scuole medie ne abbiamo sofferto entrambi e tutte le ore che abbiamo passato a parlarne, non capendo cosa ci stesse accadendo, ci hanno legato incredibilmente. Entrambi abbiamo saputo reagire, siamo entrati a contatto con i nostri “mostri”, con quello che ci faceva male e abbiamo scavato fino in fondo a noi stessi per uscirne. Ora sentiamo di poter dire che affrontare le paure e guardarle in faccia, anche se ci fa male, è davvero l’unico modo per ridimensionarle e per imparare a conviverci.

Domenica 25 Ottobre è uscito anche il videoclip, piuttosto particolare ed enigmatico. Ci volete parlare della sua genesi?

Il video è nato dopo un lungo confronto con i ragazzi di Bad Toast, lo studio di produzione che da due anni cura i nostri videoclip. L’idea iniziale era di ricreare l’atmosfera in cui è nato il pezzo, quindi una stanza a notte fonda, illuminata soltanto da una luce fredda.
Dopo alcuni giorni di confronti abbiamo deciso di ricreare le sensazioni di disagio attraverso l’uso di un visore, così da rendere virtuali la paura e l’ansia. Questo ha un significato molto preciso, “La notte” è nata in un momento di grande solitudine, in un momento in cui ci siamo accorti che anche il telefono o il computer come tutte le app possibili per comunicare, spesso non bastano a farci sentire meno soli. Spesso infatti ci affidiamo troppo alla presenza virtuale degli altri e ci sembra che tutti siano presenti per noi a qualsiasi ora del giorno e della notte e siano pronti ad ascoltarci, ma non è così. Bisogna quindi imparare a convivere con quello che ci fa male accettando la solitudine, quando arriva, senza fuggirne e anzi imparando a conviverci per conoscerci più a fondo.

La Notte sembrerebbe preannunciare una composizione ben più definita. Cosa avete in programma nel futuro più prossimo?

Con “La notte” abbiamo dato inizio ad una nuova fase del nostro lavoro. Sono pronti altri pezzi in italiano che girano intorno allo stesso mood e speriamo di farveli ascoltare al più presto.

Dove si vedono i Kyber tra due anni, tra sogni e realizzazioni personali?

Questa è una domanda difficile, viviamo questo progetto giorno per giorno e siamo concentratissimi sul momento e sul lavoro che ci impegna quotidianamente. Sicuramente se dovessimo pensare al futuro ci piacerebbe suonare su palchi importanti e magari anche vivere solamente grazie alla nostra musica. Sappiamo che è difficile, che ci sono moltissimi artisti validi oggi in Italia e che farsi spazio ed emergere è davvero complesso ed è un processo che non riguarda solo la musica, ma la promozione, l’immagine, la comunicazione. Noi per ora abbiamo ancora molto da farvi ascoltare e finché avremo qualcosa da dire non ci fermeremo.

Grazie ragazzi, è stato un piacere come sempre!

 

Intervista a cura di Nico Baragliu