Polezsky e Kang Brulèe ci raccontano Leit Motiv – intervista

Polezsky e Kang Brulèe ci raccontano Leit Motiv – intervista

2 Maggio 2020 0 Di ilfaroindie

Oggi con noi due dei producers più forti del panorama hip hop italiano. Diverse collaborazioni prestigiose all’attivo e con qualche disco di platino alle spalle, hanno da poco rilasciato il loro Ep Leit Motiv. Una sorta di manifesto artistico che si muove su un binario elettronico prendendo poi diverse diramazioni verso una moltitudine di riferimenti musicali e culturali davvero notevoli. Cura del suono e ricercatezza sono due dei punti chiave di questo lavoro di espressione artistica transmediale che lascia poco spazio a etichette o definizioni precise. Parliamone con loro per scoprire qualcosa in più su Leit Motiv!


Ciao ragazzi, grazie per essere qui con noi. È appena uscito “Leit Motiv”, il vostro nuovo EP. Qual è la storia di questo progetto?

Ciao ragazzi, prima di cominciare ci teniamo a ringraziarvi per le vostre domande. La nostra collaborazione ha avuto inizio qualche anno fa, in occasione di una studio session in cui abbiamo avuto modo di suonare assieme e di conoscerci. Abbiamo notato che le vibes che si erano create tra di noi erano quelle giuste, sia sul piano personale che da quello artistico. Date queste premesse abbiamo pensato fosse stimolante intraprendere questo cammino assieme alla ricerca e alla scoperta dei nostri leitmotiv. La prima traccia di questo Ep è nata attorno a febbraio
2019, con la voglia di far incontrare due mondi e culture musicali apparentemente distanti e tradurli in una visione comune. All’interno del progetto abbiamo voluto esplorare cinque temi differenti che fanno parte della cultura e dell’arte. Poesia, cinema/danza, musica, ecosostenibilità e fotografia. Trattare queste tematiche è stato per noi un modo per andare oltre i nostri limiti e ampliare la nostra visione sul mondo, rielaborandola con i nostri suoni.
Considerato che viviamo in due posti e in due regione differenti, questo progetto si è dislocato attraverso la Puglia, Milano e Berlino. E’ stato molto stimolante poter viaggiare e creare musica, ma allo stesso tempo è stato un banco di prova poiché i tempi a disposizione erano stretti e dovevamo condensare la creatività in poche ore.

Nel vostro percorso artistico fino ad ora avete avuto modo di collaborare con artisti molto in vista del panorama musicale attuale e avete già collezionato diversi dischi di platino. Qual è l’obbiettivo che vi ponete con questo EP? Quale focus dovrebbe seguire un produttore emergente per arrivare a lavorare a prodotti di questa caratura?

Il percorso da producer intrapreso da entrambi fino ad ora per noi è importantissimo, poiché ha permesso che che la nostra musica potesse essere ascoltata da un pubblico più ampio e siamo sempre grati agli artisti che ci hanno permesso ciò, ovvero poter creare e modellare una colonna sonora adatta al loro mood. Questo per noi è stato fonte di infinita crescita e di insegnamenti appresi nel corso del tempo.
L’obiettivo che ci poniamo con questo EP e con la nostra musica in generale, è quello di creare assieme, condividere ciò che siamo con gli altri e divertirci nel flusso musicale, cercando sempre di sperimentare il più possibile.
Ciò che vogliamo è soprattutto quello di metterci alla prova, superare i limiti autoimposti, oltrepassando i confini della musica abbracciando il concetto di transmedialità.

Nell’EP si tratta una tematica importante come quella dell’ecosostenibilità, ma c’è anche ampio spazio per l’arte in tutte le sue forme: musica, poesia, cinema, fotografia.. in base a cosa avete scelto di legare “Leit Motiv” a queste tematiche?

Abbiamo pensato di trattare tematiche di interesse comune ad entrambi, quindi abbiamo scelto dei temi da rappresentare che ci potessero fornire gli stimoli adatti a trasporli in musica. Ciò che mette in comune queste tematiche è la visione che noi abbiamo di esse, dunque è questo il filo fils rouge, il leitmotiv che collega le cinque tracce.

 

PER POLEZSKY: come è cambiata la musica da quando hai iniziato a fare questo lavoro? Ci sono differenze nel tuo approccio alla produzione oggi rispetto a quando hai lavorato con Dari a “Clochard”?

La musica è cambiata tanto da quando ho cominciato ad avvicinarmi al mondo della produzione. In generale la musica hip hop e urban si è evoluta parecchio nel corso degli anni ed è sempre stato uno stimolo per crescere ed arricchire il mio bagaglio musicale e culturale. Il mio approccio alla produzione nel 2011 ed in quello di oggi è cambiato solo nell’atto pratico; con il tempo ho cercato di migliorarmi sopratutto sotto l’aspetto funzionale della produzione, aggiungendo una costante voglia di ricerca e di innovazione.

PER KANG BRULÈE: hai avuto modo di lavorare con alcuni dei giovani progetti di maggior successo nella scena rap italiana. Dove dovrebbe attingere oggi l’hip hop italiano per rimanere un prodotto valido e attuale? Dove si posa l’ago della tua bilancia nell’eterno dibattito fra i puristi e la sperimentazione?

Credo che nel campo della musica sia importante essere sempre aperti a nuove connessioni e ascoltare con curiosità ciò che succede attorno a noi. Avere sempre fame di conoscenza ci permette di avere strumenti per capire meglio il mondo. Ritengo che l’hip hop possa sicuramente attingere da altre culture o lasciarsi ispirare da altri mondi musicali, per dar vita a qualcosa di fresco e interessante.

La bellezza risiede lì dove sperimentazione e radici si incontrano. Conoscere le origini di una cultura o di un genere musicale è sicuramente fondamentale per comprendere appieno ciò che ascoltiamo e coglierne ogni sfumatura.

 

Nel vostro EP c’è molta ricerca e una grande varietà di suoni, strumenti analogici, digitali, e persino campionamenti di suoni di oggetti come l’accendino o la frutta. Cosa ha scaturito questa scelta particolare di campionare suoni di questo tipo?

Ci siamo chiesti come trattare il concetto dell’ecosostenibilità, una tematica che sta cara ad entrambi andando fuori dai canoni delle canzoni che trattano temi ambientali, di fatto trattando il tema nella maniera a noi più congeniale, attraverso il campionamento e la manipolazione dei suoni. La scelta di utilizzare questi particolari suoni è da attribuirsi al desiderio di registrare e lavorare oggetti che fanno parte della nostra quotidianità, allontanandoli dal loro contesto funzionale e rendendoli parte di una composizione musicale. Assieme a Grindalf abbiamo registrato con un microfono portatile diversi suoni prodotti dagli oggetti, in modo tale da dare il via ad un processo creativo che permette al “sample” di assumere infinite forme sonore. A tal proposito, abbiamo rilasciato un sample pack che contiene i suoni utilizzati e riciclati all’interno di From Waste to sound. Potete trovarlo a questo link.

Come vi state rapportando a questo periodo di lockdown? State continuando a lavorare alla musica o avete sfruttato il tempo per recuperare qualche attività a cui non avete tempo di dedicarvi solitamente?

In questo periodo particolare stiamo continuando a fare musica, seppure a distanza, cercando di condividere gli stimoli, le idee e fonti di ispirazione. Ci stiamo interfacciando a un approccio differente nel fare musica, dovendo filtrare il tutto sempre attraverso il display di un telefono o di un computer. Tuttavia abbiamo trovato il tempo per recuperare qualche film che non avevamo ancora visto e di approfondire i temi che abbiamo trattato nell’Ep, studiandoli ancor di più e cercando di apprendere il più possibile.
La condizione in cui viviamo adesso ha permesso di poter approfondire le nostre conoscenze sugli strumenti che suoniamo. Il lockdown ci ha permesso di investire tempo su noi stessi e su ciò che ci piace e ci appassiona.

 

Se vi chiedessi di raccontarci qualche momento chiave del vostro percorso artistico fino ad ora, o qualche grande soddisfazione arrivata dalla musica, quali momenti vi verrebbero in mente per primi?

Kang Brulèe: Da sempre sono molto critico nei confronti di ciò che faccio, sia nella vita personale che nella musica. A causa di ciò, in passato, sono sempre stato restio a pubblicare musica, poiché volevo sempre migliorarla. Ma mi sono reso poi conto che questo approccio portava ad una ricerca esasperata della “perfezione”, che non raggiungevo mai. Quindi, per me, il momento in cui ho pubblicato il mio primo Ep – Short Story of a Bedroom – è stato un momento di grande soddisfazione, perché sono riuscito a condividere con il mondo una parte di me, per questo per me quel progetto ha un valore emotivo immenso. Dalla mia visione, rappresenta il mio primo passo verso una costante scoperta di me.

Polezsky: Il momento chiave del mio percorso artistico è stato quando nel 2013 mi sono trasferito a Londra, non appena concluso gli studi. Londra è sempre stata nel mio immaginario la città della musica, dei concerti e poterla vivere è stato immensamente stimolante. Ho conosciuto musicisti, frequentato club e vissuto atmosfere a me fino a quel momento sconosciute. La mia visione artistica ha avuto una crescita notevole, aprendo i miei orizzonti e i miei ascolti anche a generi musicali che fino a quel momento non avevo mai considerato. Per me, questa esperienza vissuta all’estero ha segnato un forte cambiamento la chiave nel mio percorso artistico.

 

Grazie ancora per la vostra disponibilità! Speriamo di poterci incontrare presto a un live!

Grazie a voi ragazzi per lo spazio che ci avete dedicato! Speriamo di poter realizzare un live il più presto possibile.