Un viaggio dentro “Penisola”: l’intervista a Bartolini

Un viaggio dentro “Penisola”: l’intervista a Bartolini

20 Aprile 2020 0 Di ilfaroindie

Siamo riusciti, in questi ultimi tempi, a conoscere un po’ Bartolini, il cantautore che nei mesi scorsi si è fatto notare con alcuni interessanti brani dal sound fresco e innovativo. Canzoni come Non dirmi mai e Lunapark hanno popolato le classifiche di un pubblico in crescita fino a diventare parte del suo disco d’esordio uscito lo scorso 3 aprile.

Penisola, che raccoglie 11 brani, è una commistione tra sperimentazioni e grandi classici; un disco che si è fatto specchio della società pur rimanendo intimo e personale.

Il giovane talento classe ‘95, con i suoi brani è riuscito a distinguersi da una massa più o meno informe di canzoni stereotipate. Un grande vanto in un’epoca come questa.

 

Lo ha intervistato per noi Giovanna Vittoria Ghiglione.

Ciao Giuseppe e grazie per il tempo che mi dedicherai. Innanzitutto ti chiedo: come stai? Come stai vivendo questo periodo assurdo in cui ci ritroviamo?

Ciao e grazie a te. Io sto bene anche se nelle ultime settimane accuso molto la situazione, soprattutto a livello fisico. Con l’uscita del disco però mi sono liberato di un po’ di tensione che mi accompagnava da mesi, chissà che non riesca a godermi questi ultimi giorni.
Mi sento come se fossi su un’enorme giostra emotiva e per quanto sia stressante l’unica nota positiva è il fatto di aver ricominciato a scrivere qualcosa.

Nato dal mare calabrese e cresciuto tra Roma e Manchester: come definiresti la tua storia fino a questo momento?
Mi sento come un pacco spedito pieno di roba dentro.
Ho vissuto situazioni alquanto surreali, passando da un’adolescenza abbastanza turbolenta e con pochi punti di riferimento per arrivare a cercare me stesso in luoghi differenti, lontani dal mio nido. Con il tempo la musica ha scandito il ritmo di questa crescita umana e le città ed i luoghi che ho vissuto hanno giocato un ruolo fondamentale in tutto questo.
In Calabria ho assorbito tutto, ho molti ricordi positivi e spiacevoli, ci ho messo un po’ ad uscire fuori da quella campana. Adesso sto facendo i conti con tutti i ricordi e tutte le mie esperienze.

Essendo la scrittura per me una terapia ho bisogno di un po’ di tempo per sbloccarmi e realizzare ciò che scrivo.

 

Come sei arrivato a Penisola?
Penisola è una canzone che ho scritto tre anni fa in un momento in cui mi sentivo perso e lontano dalle persone che volevo vicine. Negli ultimi anni sono cambiate molte cose, ho iniziato a suonare e scrivere riuscendo a trasformare questa mia passione in qualcosa di più.

Il disco era già pronto due anni fa ma con pezzi diversi, canzoni vecchie alcune delle quali sono uscite nel mio primo EP. Da febbraio in poi sono ripartito da zero perché sentivo quelle canzoni ormai appartenenti ad un passato in cui non mi riconoscevo più. Avevo bisogno di qualcosa di nuovo.

Nel 2019 ho scritto la maggior parte delle canzoni che poi insieme a Penisola e Roma hanno finalmente completato l’album.

 

So che è come chiedere ad un padre quale sia il figlio preferito, ma, qual è il brano di questo disco che porti un po’ più vicino al cuore? E perché?
In questo momento sono molto legato al tris Sanguisuga, Astronave ed I Love America. Le prime due perché le ho scritte per ultime quindi sono più fresche anche al mio orecchio. I Love America perché è l’unico pezzo che mi rilassa.

 

Non mi capita mai che in un intero disco io mi innamori di ogni singolo brano, faccio fatica a dirti quale siano le mie preferite. Di sicuro adoro Sanguisuga: quell’ “ascolta” rende il pezzo intimo e diretto. Con questa canzone riesci a parlare alle persone. Cos’è o chi è oggi quella “sanguisuga”?
Grazie. Per me è di sicuro l’ansia in generale, il fatto di dover per forza dimostrare qualcosa a qualcuno o a se stessi. Più riferirsi anche alla dipendenza che abbiamo verso una persona in cui finiamo per assomigliare di più all’altro che risucchia noi stessi.

 

Il disco unisce egregiamente il cantautorato italiano alle sonorità di stampo inglese. Io ci sento anche tanto romanticismo: quali sono gli artisti o le correnti musicali da cui hai attinto di più?
Sono tantissimi i gruppi e le correnti musicali che mi hanno influenzato nel tempo.
Guardo con particolare attenzione a gruppi come Phoenix, Beach Fossils, The Smiths, Bright Eyes e mi piace molto l’attitudine di Yung Lean, Tyler the Creator e Jaden Smith. Mi faccio influenzare da tutto ciò che ascolto.
Sono un grande fan di Fatima Yamaha, Ross From Friends, Four Tet, Floating Points. Da piccolo ero molto vicino al grunge, genere musicale che in qualche modo mi è rimasto dentro come attitudine.
Durante l’adolescenza ho avuto il periodo Kurt Cobain in cui mettevo solo Converse e maglioni a righe ed anche il periodo Ian Curtis ma li imitavo e basta, perché a 13 anni che personalità vuoi avere.
Per quanto riguarda l’Italia, Fabri Fibra con gli Uomini di Mare e con i primi dischi è stato fondamentale. Turbe Giovanili e Mr. Simpatia restano due dei miei album preferiti di sempre. Nel tempo ho scoperto ed apprezzato Battisti, in particolare Anima Latina.

 

Qual è la prima cosa che farai finita la quarantena?
Ruberò un camion Bartolini e suonerò in giro per Roma.

 

Il tuo messaggio a chi in questo periodo si sente un’isola?
Portate con voi solo le cose necessarie.