Milano Nord, il nuovo singolo di Sativa Rose

Milano Nord, il nuovo singolo di Sativa Rose

14 Marzo 2020 0 Di Mj Steven

Sativa Rose è tornato sulla scena, da solista e con un nuovo, bellissimo singolo. Ci abbiamo scambiato due chiacchiere:

 

Ciao Alessio, grazie di essere qui con noi. Rompiamo il ghiaccio con un classico, qual è la storia che si cela dietro il nome Sativa Rose?

Grazie a voi per l’intervista, in un momento come questo un po’ di svago fa bene.

Sativa Rose è ispirato a nomi provocatori come Joy Division o Buzzcocks. Dalla voglia di sdoganare due abitudini comuni nei ragazzi, sia in età adolescenziale che in età più adulta; ovvero il fruire della pornografia e l’utilizzo delle droghe leggere a scopo ricreativo, come la sativa. Abitudini che vengono considerate ancora tabù sociali. Sativa Rose, essendo anche lo pseudonimo di una pornostar, racchiudeva in sé entrambi gli aspetti. Inoltre sarebbe stato il primo esempio di progetto musicale a portare il nome di una pornostar, caratteristica valida ancora oggi.

 

Il tuo progetto parte diversi anni fa, con un lungo stop nel mezzo per motivi di studio. Come si è evoluta la tua musica in questi anni, e come hai visto evolversi il panorama musicale italiano?

Il panorama musicale italiano è cresciuto tantissimo negli ultimi dieci anni, ed ha un forte debito con la musica indipendente. Dal 2011 in poi si è affermata una realtà, composta da talenti che prima non avrebbero avuto materialmente le opportunità, o il pubblico, per uscire dalla cameretta. Questa realtà è andata a colmare il vuoto contenutistico delle produzioni italiane mainstream dei primi anni 2000, ed ha segnato un cambiamento generazionale che si sta compiendo adesso.

Va detto, soprattutto grazie ad alcune etichette che hanno creduto nella scena, romana in modo particolare, e che l’hanno saputa veicolare. Queste etichette si sono rese conto che c’era un disperato bisogno di trattare tematiche che parlassero alla gente, da una prospettiva differente e con un’intenzione diversa.

Per dire, quando avviai il progetto Sativa Rose, uscivo da un’esperienza di quattro anni con una band. Suonavamo TUTTI i week-end, ma non esisteva nessuna scena. Quindi era come il pipistrello di Baudelaire, continuavamo a sbattere la testa contro soffitti marci.

Indipendente, fino al 2011, voleva dire Baustelle, Afterhours, Verdena, Prozac +, Dente, Bugo, Bud Spencer Blues Explosion… li contavi sulla punta delle dita, poi è arrivato Niccolò Contessa, e ha portato la rivoluzione. Il problema vero, infatti, non era la mancanza di contenuti, ma la mancanza di mezzi e di spazi. La tecnologia ha democratizzato l’offerta, permettendo a gente senza mezzi e senza conoscenze di prodursi e di uscire allo scoperto a modo suo. All’inizio almeno era così. Ora l’indipendente è più una sorta di vivaio, ha grandi agganci, grandi spazi e grandi aspirazioni. Ho sempre scommesso sul fenomeno dell’indipendente in Italia. Sentivo il fermento che si avverte quando qualcosa sta per nascere. Ci ho fatto la tesi sulla scena indipendente romana, pur trovandomi in un’Università inglese. Giuro! Ne avevo estratto anche un documentario, che sarebbe interessante rivedere oggi… sono passati più di quattro anni, era uscito già il primo disco de I Cani e Fuori Campo, Calcutta aveva da poco rilasciato Frosinone, ma non avresti mai e poi mai potuto vedere gruppi come i PTN terzi a Sanremo, era impensabile… non so se mi spiego.

Per quanto riguarda la mia produzione musicale, sicuramente sono diventato più consapevole. Ho concluso i miei studi musicali perchè li ritenevo importanti, non tanto per potermi definire un professionista del settore, ma piuttosto per motivi di crescita, ricerca e sperimentazione. Ho lavorato molto, in tanti studi e con tante persone, scritto tanto e in generi diversi. Questo mi ha fatto maturare molto.

Negli ultimi tre anni sono arrivati due contratti: prima con una società di edizioni, per le composizioni strumentali; poi la firma con Grifo Dischi per i Sativa Rose. Cose che mi fanno stare bene e che consentono di dedicarmi alla musica con un’approccio più sereno e meno dispersivo.

 

Milano Nord è il tuo nuovo singolo, il resoconto di una serata post concerto. È una storia vera? E se sì, è stata una cosa di una sola notte o è nato un’amore?

Ero al tavolino di un bar a Milano, quando mi è venuto questo motivo in testa. Mi sono alzato ed ho mandato una nota audio con dentro il ritornello di Milano Nord, indovinate a chi? (sorride)

È tutto vero. Un resoconto di eventi che però adesso mi fa anche strano raccontare… perchè parla di tutte cose che oggi non potremmo fare. Non ci sarebbe neppure stata quella data, oggi. Comunque il DJ che suonava dopo di noi, in quella data a Milano (*Mich), è un grande amico del Faro… se gli chiedete di quella sera, lui confermerà!

 

Dato che Enea è un caro amico, ci tenevo a chiederti come è nato il tuo rapporto con Grifo Dischi!

In una parola: perseveranza. In due parole: perseveranza e fatti. Dopo l’uscita dei due singoli, sono stato avvicinato da alcune etichette, principalmente romane. Io avevo una grandissima confusione: ero stato scottato da un’esperienza precedente disastrosa, Sativa Rose stava per diventare un progetto solista ed avevo un album pronto da registrare. Enea ha saputo aspettare i miei tempi. Si capiva che era sinceramente interessato al progetto, si capiva che ci avrebbe messo passione e sudore. Mi stava appresso… mi fece anche suonare, senza che avessimo nessun accordo! Odio scegliere, per questo mi affido all’istinto. Ha scelto lui per me, e sono sicuro che Grifo mi darà tantissimo. Dovete considerare anche che si muove praticamente a 360° tra Roma, Bologna e Milano e non ha neppure due anni di vita.

 

Questo ritorno preannuncia qualcosa di più grande in cantiere? Possiamo dire ai tuoi fan di aspettarsi un disco nel futuro prossimo?

Posso dire che questa volta non sparirò. Il progetto è ben definito e la stabilità che mi dà un’etichetta seria alle spalle era tutto quello di cui avevo bisogno. Anche se le date per adesso sono state tutte soppresse, sono molto ottimista per il futuro.

Cerchiamo di capire qualcosa in più su di te! Ti chiediamo una risposta per ogni categoria: disco preferito, film preferito, artista con cui vorresti collaborare, palco su cui vorresti suonare e miglior concerto a cui hai assistito come spettatore.

Aia… una sola, è davvero tosta… Non saprei dirvi su due piedi quali siano le mie preferenze assolute, per cui risponderò seguendo un criterio personale di importanza:

From here to Eternity: Live (The Clash), 24 Hour Party People, Niccolò Contessa, sul Palco dell’Ariston (magari come ospite) in Italia/ sul palco del Coachella all’estero, Cigarettes After Sex a Villa Ada (2017).

 

Grazie per questa bella chiacchierata Alessio, speriamo di poterci vedere presto sotto un palco.

Grazie a voi! Appena volteremo pagina, ci vedremo sicuramente sotto un palco con un bicchiere in mano. Nel frattempo utilizziamo questo tempo per conoscere meglio noi stessi, evitando di uscire. Andrà tutto bene (sorride)