intervista a Emilya anMe

intervista a Emilya anMe

9 Marzo 2020 1 Di ilfaroindie

Lauretta Grechi Galeno, in arte Emilya ndMe, muove i propri passi nel mondo dell’arte e dello spettacolo già da piccolina. La musica, attraverso la danza, è sempre stata un canale di espressione privilegiato che le ha permesso di creare e far evolvere uno stile completamente personale che ora esprime attraverso le note e le sonorità del raffinato alter ego.

Genovese d’adozione, dedica alla natura e alla vita la propria passione ed esce all’inizio del 2019 con il primo singolo Snow che subito raggiunge le 45,000 visualizzazioni e altrettanti ascolti su Spotify. Il successivo singolo Yellow Led raggiunge le 250,000 visualizzazioni su Youtube e 100,000 ascolti su Spotify, inserendosi a pieno titolo tra le artiste italiani emergenti più ascoltate fuori dai confini italiani.

Con l’ultimo singolo “A Giant Step” Emilya ndMe ci prende dolcemente per mano e ci accompagna verso un’atmosfera nuova, intimista, che apre la strada a quello che sarà l’album ormai prossimo all’uscita (primavera 2019). L’abbiamo incontrata e abbiamo scambiato qualche parola.

 

 

Ciao, è la prima volta abbiamo il piacere di parlare di una musica così particolare, puoi raccontarci da cosa nasce questa meravigliosa sonorità?
Ciao! È un piacere conoscervi! La mia musica nasce principalmente dalle mie esperienze ed emozioni e da tutti i miei ascolti fino ad oggi. Nasce anche dall’estrema voglia di buttar fuori e far prendere una forma artistica a questa interiorità con uno stile proprio e riconoscibile. Sono un po’ annoiata dal contesto italiano e molto attratta da quello internazionale per cui vorrei sbilanciare in qualche modo questa direzione monocolore nazionale, forzando la mano, tirando la corda.

Quali sono stati gli studi precedenti?
I miei studi in ambito musicale intendi? Ho studiato musica fin da bambina, molti anni di chitarra classica e molto ascolto di tutti i generi. Poi ho iniziato a studiare canto, a scrivere musica e ad avere band. Ho collaborato anche con il mondo del teatro sia come cantante sia come compositrice di musiche per lo spettacolo. Devo dire però non ho mai dato vita prima ad un progetto così personale come Emilya ndMe.

Il tuo genere musicale è seriamente un faro nella nebbia, con una voce calda che abbraccia. E l’ascoltatore si sente accarezzato dalle note e cullato dalla tua voce. Sapevi di far nascere questa sensazione? E quanto di tutto questo in qualche maniera è intenzionale?
Ti ringrazio, se è così ne sono contenta. Non ne avevo idea nel modo più assoluto, l’ho fatto per me, per esprimermi. Lo continuo a fare per me e poi lo metto a disposizione di chi lo vuole e possibilmente rispetta. Continuerò a fare musica fino a che ne sentirò l’esigenza, non immagino una fine di questo processo ma se non dovessi più sentire l’impulso di farlo, smetterò.

 

Quando hai deciso di iniziare a suonare?
La decisione l’ho preso all’asilo, era un forte istinto, giocavo facendo finta di suonare qualunque cosa, soprattutto il pianoforte che poi ora è lo strumento che meno so utilizzare ahimè ma lo amo molto. Realmente ho iniziato ad 11 anni.

 

Quanto della tua città e della tua regione c’è nella tua musica?
Non credo molto a dire il vero, qualche volta i colori del mare, la brezza fredda e spesso un po’ di rabbia e voglia di rivalsa nei confronti di una città che spesso sento schiacciante e troppo umanamente chiusa e complicata per quello che sono io. È strettamente personale, ci sono un sacco di persone che vivono piacevolmente a Genova. Io devo dire non molto, mi adatto, questo sì da anni ma dovessi dire che mi fa sentire a casa, mentirei.

 

Qual è il rapporto con il tuo pubblico?
Molto virtuale per ora, tante persone soprattutto straniere mi scrivono e mi fa davvero piacere, spero di poterle incontrare un giorno. Sono tutti molto gentili ed entusiasti per cui danno forza anche a me.

 

Ci sono altre cose nella tua vita che possono essere definite artistiche? Ti occupi di musica solo in questo senso?
Sono una ballerina, o meglio lo sono stata, oggi principalmente di swing. La musica fa parte del mio corpo, lo ha modellato negli anni, la amo molto e ammiro molto chi studia la danza, di qualunque genere. Ci vuole molta determinazione, sacrificio e passione, così come per la musica.
Forse è per questo che amo molto gli artisti performer che mescolano arti differenti all’interno di un progetto. Nel mio piccolo, sto provando a fare lo stesso.

 

Ci è stato riferito che inizierai un tour particolare, ci puoi dire qualcosa in merito? Definirlo tour è più un sogno, spero di suonare molto in giro e di preparare un live che si distingua. Il prossimo lavoro quando uscirà? di che cosa parlerà?
Uscirà un album ad aprile, sempre che tutte le consegne siano nei tempi giusti, una data precisa non la posso fornire ma il periodo sarà quello. Il disco si intitola “Thank you for the complains” sarà un viaggio nella mia intimità, tra spiritualità, che poco ha a che fare nel mio caso con la religione, scenari naturali ed impulsi che si sfogano in musica. Il titolo volutamente ironico è un ringraziamento alle lamentele e rimostranze che spesso nella vita mi hanno fatto cambiare completamente strada e mi hanno dato il coraggio di osare.

 

Intervista a cura di Sara Alice Ceccarelli