Tota sta per tornare con il nuovo EP “La sindrome del giorno dopo”

Tota sta per tornare con il nuovo EP “La sindrome del giorno dopo”

27 Febbraio 2020 0 Di ilfaroindie
Si intitolerà “La sindrome del giorno dopo” il nuovo EP di Tota, disponibile sulle maggiori piattaforme online a partire da venerdì 6 marzo per Grifo Dischi.
“La sindrome del giorno dopo” sarà un disco che raccoglierà al suo interno cinque storie diverse che, grazie alla musica e ai testi dei cinque brani, riescono a confluire in un unico flusso di pensieri.
Che si tratti di una batteria riverberata e di una chitarra elettrica, di una semplice chitarra acustica e un leggero basso ad accompagnare, della ricerca di rime che ricordino il rap, il nuovo progetto di Tota è legato da un unico filo conduttore, che affonda le sue radici nei sentimenti più profondi dell’artista.

Come l’artista descrive il disco:“La Sindrome del Giorno Dopo credo sia letteralmente la paura del giorno seguente, una paura che si condensa in modo estremamente potente durante la notte. La notte è per me il momento più devastante e nello stesso momento più risolutivo – o almeno qualcosa che si avvicina a quel barlume di illusoria risoluzione – della giornata, perché nessuno si aspetta niente da te come se fosse davvero dovuto, nessuno può giudicarti e tutto quello che nasce durante la notte è tuo e solamente tuo. La notte è l’unico momento in cui il tempo si ferma, rimane immobile fino all’arrivo del sonno. Il tempo immobile lascia spazio ai pensieri, a tutti i tipi di pensieri che vengono però accettati e accolti senza paura, anche quelli più cupi, più scuri, più brutti, perché in fondo il tempo non conta, il tempo è fermo e possiamo metterci al tavolo a fare i conti con noi stessi. Almeno fino al giorno dopo. Forse è un riassunto di quello che sono e che siamo, di quello che mi aspetto da me e da noi, una resa dei conti che poi resa non è, una consapevolezza che gli anni che abbiamo non li portiamo mica bene, ma ci va bene così, perché questa continua ricerca della perfezione ci ha un po’ stancati alla fine. Perché in fondo facciamo quello che possiamo, ma ce la mettiamo tutta, questo è sicuro, cazzo. La Sindrome del Giorno Dopo è la voglia di non dormire mai e di dare la mano a chi passa il tempo a puntare il dito contro i nostri difetti, perché in fondo, e lui o lei lo sa, è un po’ come noi.”


Ecco l’intervista a cura di Giovanna Vittoria Ghiglione….

Ciao! Chi è Tota? Raccontami un po’ il tuo percorso artistico.

“Eh, chi sono. Sono una ragazzo che un giorno ha preso in mano la chitarra per la prima volta e il giorno stesso dopo già stava scrivendo canzoni. Pur con tutta l’incapacità, con tutto il conoscere solo gli accordi più semplici come chiunque alle prime armi, sentivo proprio di non poter fare a meno di scrivere.
Si aggiunge un periodo molto intenso che stavo passando, sia sentimentalmente che di cambi universitari; sono uscite canzoni su canzoni. Avevo qualcosa da dire a me stesso e cantarlo mi faceva vedere allo specchio per capire bene dove fossi arrivato in quel momento. E alla fine eccoci qui.”

Qual è il tuo rapporto con la musica? Che cosa ti emoziona?

“La musica è parte integrante delle giornate e più suono più si è sviluppato in me quello che chiamo l’ascolto ossessivo, l’attenzione massima per ogni minimo dettaglio di un pezzo. Una chitarra, un colpo di triangolo o di qualsiasi cosa, anche se dura un secondo.
Ascoltare quel dettaglio per mille volte mi emoziona, mi piace. E poi mi emozionano le parole. Credo che l’italiano sia la lingua più bella che potessimo avere e le parole usate sono la scelta più emozionante che possiamo fare nella musica.”

Come nasce una tua canzone? Da cosa ti senti ispirato maggiormente quando scrivi?

“La canzone nasce da quello che provo quando vedo. La prima arma che uso inconsapevolmente sono i miei occhi, lo sguardo che mi scambio con le persone, sia quelle che amo che quelle mai conosciute che incrocio a loro insaputa in metro.
La cosa che mi spinge a far musica e che mi spinge a scrivere, che mi ispira, è il fatto di scrivere cose e paradossalmente pensare che almeno un’altra persona o altre due nel mondo stanno provando la mia stessa malinconia di quel momento, o le mie stesse emozioni in generale. Credo sia una cosa non da poco, una cosa non banale.”

Chi sono i tuoi mostri sacri della musica?

“Il mio faro in assoluto è Fabrizio De André, uno che mi provoca in maniera più assoluta l’ascolto ossessivo che ho accennato prima. Quando basta una chitarra e una voce per sovrastare qualsiasi altra cosa.
Per il resto ho ascolti abbastanza vari e dilatati nel tempo, dai Beatles ai Tame Impala, ho avuto anche il periodo rap con Eminem, alle superiori scrivevo testi rap sulle basi delle sue canzoni. Nell’ultimo periodo mi piace molto Laszlo De Simone, e l’ultimo album di Lucio Corsi è stata una bella ispirazione per me.”

Il 9 gennaio è uscito il tuo singolo intitolato “Saggio Breve”: che cosa racconta?

“Racconta ogni giorno una cosa diversa, almeno per me. Più lo ascolto e più mi provoca cose diverse, da un giorno all’altro, magari cose opposte tra loro.
Per fare un riassunto penso che parli di quanto non dobbiamo lasciare andare via l’umanità. Ma l’umanità non nel senso più banale, ma quello che per noi rappresenta l’umanità.
L’umanità per noi può essere anche una sola persona, tutto il mondo o anche un solo pensiero. E alla fine di tutto parla di quanto siamo uguali se visti al buio e di quanto cominciamo a puntarci contro le nostre differenze appena una luce si accende. Ma in fondo siamo sempre gli stessi, a luce accesa e a luce spenta, no?”

Nella canzone dici “un altro testo triste, altrimenti non so scrivere”: pensi che la malinconia possa descrivere, ad oggi, la percezione dell’amore di questa generazione?

“Non credo che la malinconia sia parte esclusiva della nostra generazione, come molti pensano. La malinconia è di tutte generazioni, dalla prima all’ultima di adesso che siamo noi. E la malinconia non credo sia una cosa negativa, ma una sensazione che ti spinge a fare qualcosa di più, a fare meglio, che sia scrivendo musica o facendo qualsiasi altra cosa. A me personalmente permette di scrivere, altrimenti il foglio rimarrebbe bianco e senza parole. Credo che la malinconia abbia proprio un contatto diretto con la penna, e la cosa mi piace.”

Quali sono i tuoi progetti futuri?

“I progetti futuri li ho già dal momento in cui esce una canzone, già penso a quella successiva e a come migliorare le cose che penso di aver fatto non al massimo.
Quindi ho voglia di fare canzoni e metterci man mano le cose che imparo ogni giorno, leggendo o prendendo la metro, ascoltando canzoni o visitando paesi e città nuove.
Comunque ora sono usciti due nuovi singoli che faranno parte di un progetto nuovo e diverso, credo che già si sia un po’ intuito dalla musicalità di Gli anni che ho e Saggio Breve. Insomma, qualcosa di pronto c’è, non resta che tirarlo fuori e sono molto impaziente in questo.”