Intervista: tu la conosci Laila?

Intervista: tu la conosci Laila?

20 Gennaio 2020 0 Di ilfaroindie

Laila Al Habash viene dalla periferia di Roma nord, adora Friends e la mozzarella di bufala, vorrebbe saper controllare il tempo, si definisce “piagnona” e “ingenua al cubo” ma su questo sta lavorando, dice. Ha poco più di vent’anni e fa musica. 

E’ la cosa più naturale e soddisfacente che io faccia ma, nei momenti no, se non ho nessuno che mi incoraggia entro in un tunnel da cui non esco più”.

Dalla nostra chiacchierata virtuale emerge l’estremo rispetto con cui affronta il suo lavoro. Già, perché fare musica, anche se sei giovane e ancora studi, è un lavoro. Ci vuole costanza, metodo, organizzazione e per questo Laila è 100% committed. 

Mi racconta che in questa fase iniziale della sua carriera preferisce fare una cosa per volta, lavorare sodo sulla composizione per crescere musicalmente anziché buttarsi, più o meno impreparata, nella mischia con gli altri. Mi colpisce in positivo e in questo suo pensiero leggo una strategia a lungo termine niente male. D’altronde, mi confessa che il suo sogno nel cassetto è diventare “un’artista molto completa”.

Le chiedo incuriosita se esiste una certa solidarietà o se la possibilità di emergere e piazzarsi meglio degli altri riduca il tutto ad una giungla. 

“Questo credo sia un bel momento per la musica” mi dice “Vedo tanti artisti e artiste darsi da fare e sono molto fiduciosa, secondo me stanno cambiando un po’ di cose in meglio”.

Ammette, poi, che la concorrenza è tanta e che di colleghe davvero brave ne ha un molte -“Ce ne sono davvero tantissime! Non posso dirne solo una. Solo per citarne alcune: La Niña, LaHasna, Angelica… ma sicuramente ne sto dimenticando un sacco”-.  

Le chiedo quindi se il fatto di essere così giovane e donna le abbia creato delle difficoltà nell’ambiente. Sotto sotto speravo di ricevere esattamente la risposta rincuorante che ho avuto. 

Aggiunge che “Per ora l’accortezza principale è sempre chiedermi: se fossi un uomo mi chiederebbero di fare questa cosa? Mi verrebbe posta questa domanda? Se la risposta è no, rifiuto la proposta o chiarisco come la penso”.

L’atteggiamento deciso e la dedizione al lavoro le hanno consentito di chiudere l’anno con diverse soddisfazioni. Sono usciti tre singoli per Bomba Dischi, molto diversi tra loro, e ha iniziato a scrivere il suo primo album. 

I brani già usciti sono stati scritti in momenti tutti diversi. Dal momento che scrivo da molti anni ho scelto tre brani che un po’ riassumono la mia evoluzione artistica, come sono cambiata nel tempo e come sto cambiando tutt’ora. 

Come Quella Volta è la più vecchia, avevo circa 17 anni e un mood molto strafottente, spensierato. Gira su soli tre accordi e credo che anche la mia vita all’epoca girasse su tre/quattro cose e basta. 

Bluetooth parla del vivere gesti quotidiani quando qualcuno non fa più parte della tua vita. Ti metti in macchina e vedi tra i telefoni abbinati quello di qualcuno che non vedi più e ti vengono un po’ di paranoie. In realtà è un pezzo che nasce da una fortissima malinconia ma l’ho voluto rendere più leggero, quasi uno scherzo. 

Zattera è di più recente composizione, l’ho scritta la prima volta che ho aperto Ableton. Ho trovato una melodia e poi Stabber (produttore, tra gli altri, di Nitro, Gemitaiz, Salmo, ndr) e Fudasca (aka Gwell J aka Simone Eleuteri, ndr), l’hanno ri-arrangiata così. Ero molto innamorata e l’ho presa come una sorta di dichiarazione d’amore, è un pezzo molto sincero dove non ho voglia di risultare sfacciata o orgogliosa”. 

E nel 2020 di Laila, cosa c’è?

Sto scrivendo un album. Ho in mente delle vibes ben precise che ora non mi va di svelare. 

Il lavoro che faccio è cercare delle ispirazioni che mi facciano sentire a mio agio e in linea con me stessa, in contatto con quello che sono e che mi piace. La ricerca poi è un processo costante. Cerco di uscire dalla mia comfort zone per trovare la mia comfort zone. Per il resto: una cosa per volta ma non vedo l’ora”.

In definitiva, Laila è una delle tante giovani artiste che vorrebbe cantare come Mina e prendere il palco come la Carrà. Organizzata, competitiva, sveglia e critica. Per fortuna, però, è anche l’adorabile ragazza un po’ coatta che mette cuore e tantissima ironia in quello che fa e che, per la gioia di tutti, vorrebbe creare dal nulla uno strumento che faccia sentire come suonano i corpi.  Sarebbe pazzesco” – mi dice- “chissà che suono facciamo quando siamo calmi”. 

 

Noi de Il Faro Indie ti auguriamo un futuro pieno di soddisfazioni e un 2020 che ti avvicini tantissimo al tanto desiderato featuring con Luché!

Articolo di Denise In_denny