Fabi: cosa ci è piaciuto di “Tradizione e Tradimento”

Fabi: cosa ci è piaciuto di “Tradizione e Tradimento”

23 Dicembre 2019 0 Di ilfaroindie

A distanza di tre anni dall’ultimo, Fabi ci regala il suo undicesimo album in studio, “Tradizione e Tradimento”, 9 tracce che “scottano”, a partire dalla prima, l’incipit, che ci prepara psicologicamente all’ascolto. 

E in effetti “scotta una penna quando scrive l’imprevisto”, soprattutto quando affermi “io sono l’altro” (primo singolo estratto), “Quello che dorme sui cartoni alla stazione, sono il nero sul barcone” in un momento di chiusura e sovranismo.

Il messaggio sociale questa volta è forte e ridondante, non si concentra più tanto sull’irrefrenabile corsa/spinta della civiltà occidentale, quanto adesso sull’egoismo umano, “di un mondo brutto e chiuso a riccio 

Diciamo che se in “Una somma di piccole coseavevano perso le città, in “Tradizione e tradimento ha perso l’individuo, ha vinto invece la paura di essere l’altro.

Tradizione e tradimento è resistenza al cambiamento, è paura e smarrimento, è immergersi nell’ignoto e poi chiedersi quale sia la strada per tornare, ma è troppo tardi, non c’è piu tempo, “i tempi stanno cambiando”.

Se il disco precedente, semplice, scritto in una casa di campagna, era stato un dolce arrangiamento di corde e di una voce sottile, in quest’ultimo Fabi decide di introdurre suoni più complessi. 

E’ come se l’album avesse una doppia anima, quella cantautorale, introspettiva e quella strumentale, infatti, l’intramontabile chitarra folk è questa volta accompagnata da una costante componente elettronica che in brani come “Amori con le ali” e “Prima della tempesta” diventa addirittura il sound principale.

Fabi stupisce, riuscendo sempre a mantenere un proprio stile artistico, fuori da ogni altra logica. 

Ci ricorda che esiste una forma cantautorale italiana che non si piega alle sonorità anglosassoni e che allo stesso tempo non ripete atteggiamenti musicali passati.

Tradizione e tradimento” sembra la maturità stilistica e musicale di “Una somma di piccole cose”, è quasi la sintesi di una ultraventennale carriera artistica.

Chissà se con questo disco Niccolò voglia dirci che questa volta è davvero arrivato il momento di una pausa…

 

 

Andrea La Placa