Canzoni che non esistono ma esisteranno – Il Faro Indie intervista Francesco Pellegrini

Canzoni che non esistono ma esisteranno – Il Faro Indie intervista Francesco Pellegrini

5 Dicembre 2019 0 Di Nico Baragliu

Francesco Pellegrini è senz’altro un tipo coraggioso. In un’ epoca disseminata dalle views ad ogni costo, il chitarrista degli Zen Circus agisce controcorrente, prende i suoi strumenti musicali e, in una nuova veste solista, organizza un giro d’ Italia proponendo brani ignoti al pubblico, figli di un disco che uscirà solamente nel 2020. Noi del Faro ci siamo incuriositi, lo abbiamo intervistato ed ecco cosa ci siamo detti.

 

Ciao Maestro Pellegrini, come procede questo tour?

Ciao a tutti amici del Faro 😊 il tour procede bene, era da un po’ di tempo che non facevo così tanti concerti di seguito e devo dire che un po’ mi mancava l’avventura, è sempre bello perdersi un po’. 

 

”Canzoni che non esistono tour” è il nome del tuo viaggio nei locali di mezza Italia e già il nome anticipa la tua scelta di andare in tour con brani inediti, ignoti al pubblico, che usciranno solamente nel 2020.  Come hai avuto questa idea e che risposte hai avuto dal pubblico che ha scelto di assistere ad esibizioni che potremmo definire “a scatola chiusa”?

L’idea è stata mia e Locusta Booking mi ha subito appoggiato in questo proprio perché effettivamente è stata una scelta abbastanza controcorrente, lo ammetto. Fino a qualche anno fa era normale per una band fare concerti, mettere da parte i soldi e dopo registrare il disco. Oggi la dinamica è cambiata molto talvolta anche in meglio, se vogliamo, vista l’immediata condivisione che l’artista può offrire con il caricamento del materiale on-line e l’home recording ma si è perso un po’ l’effetto sorpresa ed era proprio quello che interessava a me. Vedere le facce delle persone incuriosite mentre partecipano a qualcosa che per loro è davvero completamente nuovo e sconosciuto è stata una piccola soddisfazione. C’è stata un’ottima risposta da parte dei promoter che hanno da subito appoggiato la causa facendomi fare un sacco di concerti ma anche da parte del pubblico che ha risposto alla provocazione con partecipazione e Alcune date sono andate davvero bene, Padova, Pescara, Firenze, Milano per esempio.

 

In questo tour sei spesso accompagnato da tuo padre, anch’egli ottimo musicista. Che rapporto scorre tra voi? Trovi sia una fortuna ed un vantaggio essere nato in una famiglia di musicisti?

Un paio d’anni fa ho avuto la fortuna di vivere in una casa che Paolo Virzì possiede a Livorno, non è solo una bella casa ma è un posto davvero unico perché Paolo lo ha pensato un po’ a sua immagine e somiglianza da grande artista qual è. Nella sala, la cui vista da sul porto, puoi vedere le navi arrivare come se entrassero nella stanza e c’è un piano forte a muro con un bel suono morbido. E’ lì che, per due anni, ho scritto il mio disco. Quando mi sono domandato perché continuassi a scrivere soltanto al piano mi sono accorto che probabilmente, dentro a quello strumento, stavo cercando mio padre, avevo bisogno di lui in questo momento così importante per la mia crescita personale.

I miei genitori sono giovani e si sono separati che avevo appena cominciato le scuole medie, da lì in poi ho vissuto mio padre un po’ a sprazzi, avevo bisogno di conoscerlo meglio. C’è molta condivisione in questo momento, sono contento di averlo rapito alla sua quarta famiglia 🙂

La mia famiglia coltiva la musica da generazioni quindi per noi è abbastanza normale saper suonare uno strumento, fare il musicista però è un’altra cosa, è una scelta che deve essere dettata da una vocazione e da un’urgenza espressiva così forte che non basta avere esempi in famiglia per farla. Diciamo che se conosci la musica puoi scegliere se rovinarti la vita o meno 🙂

”Accanto a Francesco c’è un ragazzo silenzioso con un grosso ciuffo di capelli ricci che gli nasconde il volto. <<Lui è Francesco Pellegrini. Suoniamo insieme>>”.

Con questo passo gli Zen Circus nel loro libro Andate Tutti Affanculo ricordano il loro primo incontro con te. Avevi da poco fondato i Criminal Jokers insieme ad un tale Francesco Motta e di lì in poi avresti iniziato una serie di collaborazioni con personalità di spicco della musica italiana come Nada, Dardust, Enrico Gabrielli, Bobo Rondelli e Il Pan del Diavolo. Cosa ti ha lasciato a livello personale e musicale ciascuno di questi artisti nel tuo percorso di crescita artistica?

Ho sempre voluto fare questo nella vita ma a vent’anni non era facile trovare qualcuno che la pensasse davvero come me, era il 2008 e studiavo contrabbasso ad una scuola di musica a Pisa, durante il saggio finale ho conosciuto Francesco Motta che all’epoca  studiava pianoforte con mio padre, ci sono davvero voluti dieci secondi per sceglierci, credo che fossimo davvero gli unici della nostra età, tra Livorno e Pisa, a volerci rovinare fino in fondo la vita con la musica, non lo facevamo solo per divertirci, era l’unica strada adatta a noi che riuscivamo ad immaginare nella vita. Pochi mesi dopo partimmo per Dublino con una chitarra acustica e un paio di spazzole da batteria, suonavamo per strada, eravamo proprio dove volevamo essere. Un anno dopo, rientrati in Italia, uscì “This was supposed to be the future”, circa 100/120 date in un anno, il resto è storia 🙂

Durante questi anni ho sempre scelto di collaborare con artisti per i quali ho una grande stima personale ed artistica, ognuno di loro mi ha lasciato grandi insegnamenti, cerco sempre di essere curioso e ben predisposto al confronto, con alcuni ho interagito per un solo concerto con altri, come Nada Malanima, ho lavorato per anni creando un forte legame personale.

 

Fagotto, chitarre e pianoforte. Ci stiamo scordando qualcosa? Come è nata la passione per ognuno di questi strumenti?

Credo di essere sempre stato attratto dalla musica come mezzo creativo prima di tutto.

Dopo la chitarra, che ho cominciato a suonare all’età di dieci anni, ho studiato un po’ sassofono, percussioni, contrabbasso poi ho frequentato per circa 8 anni la classe di fagotto al Conservatorio P. Mascagni di Livorno con Paolo Carlini che per me è stato davvero un Maestro e che ringrazio molto. Ho sempre avuto una forte attrazione anche per la poesia, ho un sacco di quaderni che continuo a riempire con mille parole ed aver cominciato a cantarle è sicuramente la cosa più emozionante e bella che abbia scelto di fare fino ad oggi.

 

Parliamo di futuro, futuro ormai prossimo. A febbraio uscirà il tuo album da solista. Ci vuoi dire quali temi privilegerai? Ti avvarrai di qualche collaborazione di spicco?

Un paio d’anni fa ho cominciato a sentire forte la necessità di trovare uno spazio che fosse completamente mio e nel quale mettermi a nudo cercandomi dentro risposte ma soprattutto domande sulla mia condizione e quella di chi ha condiviso le mie scelte di vita.

Nelle canzoni c’è che quello che ho trovato guardandomi dentro, persone, paure, ricordi, sogni, speranze. Questi elementi si mischiano nella mente ed ho cercato di riportarli proprio come sono affiorati da un percorso che definirei di autoanalisi. A Gennaio cominceranno ad uscire le canzoni che ho prodotto in studio assieme ad Andrea Pachetti, è stato un lavoro molto impegnativo e sono contento del risultato. Nel disco hanno suonato ottimi musicisti come Simone Padovani batterie e percussioni, Beppe Scardino al sax baritono, flauto, clarinetto basso, Fabrizio Balest al basso , Fabrizio ”Geomentra” Pagni rhodes e synth, mia sorella e mio padre Chiara ed Andrea Pellegrini, cori e pianoforte, Filippo Ceccarini tromba. Li ringrazio tutti per aver capito l’importanza.

Ci saranno collaborazioni anche con artisti a cui sono legato ma non posso svelare niente 🙂

 

Sanremo, il Paladozza, il concertone del Primo Maggio, i tour estivi sempre con gli Zen ed infine il tour da solista hanno reso il tuo 2019 memorabile. Che aspettative e progetti hai per il 2020, sia come solista sia come ormai colonna portante degli Zen Circus?

Nel 2020 uscirà il mio primo disco e la sensazione che provo è davvero forte, mi ci vorrà un po’ per metabolizzare l’evento, sono lento di natura J. Ci saranno poi le registrazioni per il nuovo disco degli Zen Circus band per la quale ho sempre nutrito una grande stima e di cui adesso faccio fieramente parte.

 

Prima di concludere ricordaci i prossimi appuntamenti. E’ notizia di pochi giorni fa che la sera di Natale sarai impegnato con qualche nostra vecchia conoscenza…

A Dicembre concluderò questo giro di anteprime acustiche che ho chiamato canzoni che non esistono tour  ecco gli ultimi appuntamenti:

06.12 Civitella di RomagnaFCMazapegul 

07.12 BresciaHouse Concert Fo.De.Ca             

14.12 VadaLITeatro Ordignow/ Giovane Giovane

15.12 CesenaLimbo – Eliseo Art Lab             

21.12 Muro LucanoPZLa Bontàset in solo

25.12 Massa Carrara, Swamp Club, quindicesimo Natale Zen

28.12 CereaVRTeatro Asparettow/ Giovane Giovane

 

Grazie della chiacchierata Francesco, ci vediamo presto!

                                           Intervista a cura di Nico Baragliu
Foto di Sebastiano Bongi Tomà