Una chiacchierata con i Corner in Bloom

Una chiacchierata con i Corner in Bloom

18 Novembre 2019 0 Di Stefano Maiorana

Faccia a faccia con i Corner in Bloom, dalla musica di strada al Deposito Zero Studios

Le storie di certi gruppi sono spesso simili a belle favole, questo è il caso dei Corner in Bloom. Un progetto musicale che nasce da un’amicizia, quella fra Leo, Lollo, Gavo e Tassi, che trovano la loro dimensione ideale nella musica.

Iniziano a farla in strada, nel 2017, trovando nell’incontro umano la risposta ideale alle loro domande. Trovata la loro dimensione, decidono di uscire dalla provincia, per portare il loro angolo in fiore’  in diversi contesti europei.

Entrano per la prima volta in studio nel 2018, registrando il loro primo singolo, Lemon, al Deposito Zero Studios. Da questa prima registrazione, la band scopre una chimica particolare con Francesco Pontillo, che li porta alla consapevolezza di aver trovato l’ambiente ideale per le loro produzioni.

Dopo Lemon quindi, seguono altri quattro brani, ultimo dei quali Breakfast, che pone le basi per il nuovo flusso creativo e che ascolteremo nel loro primo album, attualmente in produzione.

 

 

CORNER IN BLOOM sono: 

Leonardo Gatta: voce, tastiera, chitarra

Francesco Tassinari: voce, chitarra, percussioni

Lorenzo Giosa: voce, chitarra

Lorenzo Gavelli: basso

Giulia Formica: batteria

Francesco Pontillo: produzione, mix, fantasie

 

DI SEGUITO, QUELLO CHE CI HANNO RACCONTATO I CORNER IN BLOOM NELLA NOSTRA INTERVISTA

 

Ciao ragazzi, bentrovati! Come descrivereste i Corner in Bloom con tre aggettivi?

Sgumbiati (termine dialettale della nostra terra molto difficile da tradurre, ma che indicherebbe un andamento simpaticamente scostante della propria anima).
Appassionati, per tutto ciò che, realmente, consideriamo importante
Genuini, perchè non riusciamo proprio a fare altrimenti.

 

Voi quattro siete amici da anni. È nata prima l’amicizia o il rapporto musicale fra di voi? Le due cose a volte si scontrano o riuscite a trovare sempre il lato positivo in questo rapporto di amicizia/musica?

L’amicizia e il rapporto musicale si sono sempre alimentati a vicenda, ci siamo conosciuti suonando e continuiamo a conoscerci in questo modo.

Suoniamo fin da quando siamo molto giovani, e la musica e l’amicizia si sono sempre incrociate con molta naturalezza, spesso con gli strumenti tra le mani.

Amicizia e musica convivono facilmente, quando suoniamo tendiamo a essere onesti gli uni con gli altri, e ciò è un riflesso del rapporto umano che c’è tra noi.

 

Due anni fa avete iniziato suonando per strada. Fare musica in questo modo è un’esperienza umana straordinaria, da dove nacque questa vostra scelta?

Non sappiamo se è stata una scelta, a posteriori si può forse dire che il busking sia stato una sorta di esigenza per avere una risposta un po’ più diretta, dettata dal fatto che chi si ferma ad ascoltare lo fa perchè vuole ascoltarti.

Magari in quel casuale momento, anche se per pochi minuti, si crea un tempo condiviso in un patto implicito guidato dalla musica. In fondo la musica al suo grado zero è suono, e tempo.

 

Avete girato in lungo e in largo prima di entrare in studio. Ci raccontante l’aneddoto più bello di questa esperienza? Qual è stato il vostro “angolo in fiore” preferito nei vostri viaggi?

Il viaggio più bello, e più intenso, risale a due anni fa, quando senza un minimo di organizzazione decidemmo di raggiungere Parigi. Iniziò tutto con una Renault Clio completamente colma di strumenti, che ci condusse in territorio francese, dopo aver attraversato le Alpi innevate, lungo uno di quei viaggi dove non puoi davvero sapere se arriverai mai.

Però siamo arrivati e, incontro dopo incontro, si è creata una catena di avvenimenti che ci ha portato a suonare in alcuni locali. Meno male perchè, solamente una volta lì, abbiamo realizzato che era Dicembre. Infatti, dopo la prima giornata appostati a suonare a Belleville, avevamo le mani crepate di sangue e di freddo.

Quella fu la prima volta in cui iniziammo a suonare nostri pezzi di fronte a un pubblico, e farlo in quei contesti, umani e spaziali, è stato entusiasmante, e ci ha dato una bella spinta.

 

La vostra capacità di reinventarvi e di costruire dei brani ogni volta unici è straordinaria. Come nasce una canzone dei Corner in Bloom?

Di solito nasce nella maniera più essenziale possibile, che sia una chitarra e una voce o un pensiero che ti ronza in testa. In questo modo riconosciamo se il brano esiste, e nel momento in cui lo portiamo in studio da Francesco Pontillo, il nostro produttore (ma ridurlo solo a questo sarebbe davvero limitante), inizia il processo creativo che condurrà quella prima idea a un mondo con colori definiti.

Ci sono brani che intrinsecamente richiamano precisi scenari, altri che ci troviamo a scoprire nelle giornate in studio, senza porci nessun vincolo e volendo abbracciare la totalità dell’orizzonte espressivo.

 

 

Naufragate su un un’isola deserta, quali sono i tre oggetti che vorreste avere con voi? Gli strumenti musicali non valgono!

Presupponendo che non augureremmo a nessuno di finire su un’isola deserta senza strumenti musicali, e togliendo dalla lista tutto ciò che cercheremmo di costruire, sicuramente senza riuscirci, porteremmo:

1. Le Sigarette, per i sospiri disperati di quando ti rendi conto che sei su un isola deserta e che probabilmente non riuscirai mai più a tornarti a casa.

2. L’accendino, per le sigarette.
Ma soprattutto per evitare il più a lungo possibile lo sbrocco di dover accendere il fuoco con le pietre, o altri metodi primitivi che ci metterebbero in estrema difficoltà. Poi a un certo punto l’accendino non funzionerebbe più e comincerebbe una catena di sigarette, in cui la precedente, prima di spegnersi, accenderebbe la successiva e così via, ipotizzando che le sigarette tendano all’infinito.

3. Una tovaglia. Per i momenti conviviali in cui ci si siede attorno a un tavolo (da noi costruito male), e ci si rende conto tra una cazzata e l’altra che essere finiti assieme su un isola deserta non è poi così male.

 

Dopo il vostro primo singolo ‘Lemon’, il rapporto con Deposito Zero Studios si è fatto indissolubile. Come avete iniziato a lavorare con Francesco e cosa ci regalerete in futuro?

Il Deposito è un luogo ideale per questo tipo di esperienze, e hai detto bene, il legame con il Ponz (Francesco) è fondamentale per Corner. All’inizio del nostro percorso abbiamo lavorato pezzo per pezzo, da quest’ estate abbiamo iniziato ad avere un approccio un po più integrale con la prospettiva di un album.

La fortuna è che il nostro sound si è creato lì dentro, con tutte le sue forme che sono espressione di una ricerca nata e cresciuta in loco e sin dal principio, in simbiosi con Francesco. Ci conosciamo, lui ci conosce, e non potendo sapere fino in fondo cosa sarà, sappiamo però per certo che questo rapporto speciale chiarisce ogni processo, in una direzione che ci appare chiara.

Stiamo lavorando a un nuovo singolo, che segua Breakfast (l’ultimo, uscito a Ottobre); entrambi introducono all’album che piano piano comincia ad emergere.

 

Grazie mille ragazzi è stato un piacere! Non vediamo l’ora di vedervi a Torino e a Bologna per dischirotti.live 🙂

Grazie mille a voi, anche noi non vediamo davvero l’ora!!