Il Faro Indie intervista Libertini

Il Faro Indie intervista Libertini

13 Settembre 2019 0 Di ilfaroindie

l progetto solista Libertini nasce tra gli azulejos e le ruas di Lisbona nella primavera del 2018. Durante il suo soggiorno portoghese Matteo si esibisce di notte in spettacoli chitarra e voce nei bar del Bairro Alto e, di giorno, scrive canzoni con un solo scopo: tornare a Roma, la sua città, per registrarle e suonarle dal vivo.

A Dicembre 2018 firma un contratto di distribuzione con Artist First e si affaccia al panorama musicale con il primo singolo, “LA”. Abbiamo avuto modo di parlare con lui.


Libertini | L’intervista

1. Iniziamo con una domanda di presentazione: chi è Libertini?

“Libertini” è sia il mio cognome che il nome artistico che ho scelto per questo progetto. Prima di decidere che mi sarei chiamato così ne ho valutati tanti, nomi di cose, di personaggi storici e non, combinazioni di termini, soprannomi che avevo…ma alla fine ho capito che il più adatto, quello che mi piaceva di più e che sentivo più mio fra tutti era proprio il mio cognome. È il modo più onesto e sentito in cui io possa presentarmi a chi mi ascolta…e mi piace davvero come suona.

2. Quando hai iniziato a fare musica?

La prima volta che ho preso una chitarra in mano è stata a 12 anni, poi ho messo su la mia  prima band, iniziato a prendere lezioni di canto, militato in un paio di altri gruppi, registrato tre EP (due con la mia band storica e uno con quella di un mio amico), ripreso da poco più di un anno con questo nuovo progetto (dopo la pausa che mi sono preso dalla musica per concentrarmi sulla mia triennale) ed ora eccomi qui.

3. Il tuo progetto musicale nasce a Lisbona dove ti esibivi di notte nei locali del Bairro Alto. Città degli azulejos, ma anche del Fado, musica popolare patrimonio dell’UNESCO. Rispetto a Roma, come viene vissuta la dimensione live della musica?

È sicuramente diversa, c’è moltissimo Fado, lo puoi sentire ovunque. La sera è molto più facile assistere ad uno spettacolo di Fado che all’esibizione di qualche artista emergente, anche perché con l’aumento del turismo in città, viene proposto come valida attrazione e c’è moltissimo interesse per questo tipo di spettacolo. Solo per menzionarne qualcuno, Bohemia lx, Tasca do Chico e O Faia sono tra i locali che preferisco per ascoltare il Fado. Allo stesso tempo c’è anche una discreta realtà musicale emergente, non sto dicendo che manca: ho conosciuto dei ragazzi portoghesi che hanno una band, Ciclo Preparatório, e stanno facendo un bel percorso, così come molti altri (come i Meses Sóbrio), ma penso che a Roma ci sia molta più attesa per la novità che per la musica tradizionale. Per esempio, in capitale si può riscontrare molta più partecipazione a serate di artisti emergenti o affermati che a uno spettacolo di stornelli romani, no?

4. Hai vissuto anche a Barcellona e Los Angeles. Quest’ultima dà il titolo al tuo primo singolo “LA”. Quanto di questa città c’è nella canzone?

C’è l’affetto che provo per questa città incredibile, che mi ha lasciato un segno indelebile e che mi ha portato a pensare “ok, indipendentemente da cosa parlerà la mia prima canzone, la voglio chiamare LA”. Infatti il titolo del mio primo singolo è una questione puramente affettiva, nonostante il nome di Los Angeles compaia più volte nel testo, la canzone parla di una relazione a distanza che ho avuto mentre vivevo a Lisbona.

5. “LA” è una canzone fresca, coinvolgente, estiva, che però ci mette di fronte alla consapevolezza di non poter avere vicino la persona cui si vuole bene. L’hai scritta pensando a qualcuno in particolare?

È stata scritta mentre iniziava l’estate del 2018 e riflette il periodo in cui è nata, forse è proprio per questo che viene spesso definita, come avete appena detto, “estiva”. Mi trovavo a Lisbona e vivevo una relazione difficile con una ragazza romana che era andata a vivere all’estero per lavoro. Stavamo insieme e ci volevamo bene già prima di partire ognuno per la sua strada, per questo abbiamo deciso, nonostante la distanza notevole, di provare lo stesso a continuare. Ci vedevamo una volta al mese ed era difficilissimo stare lontani, più passava il tempo e più ci volevamo, senza però poterci vedere: era una sofferenza. Abbiamo resistito circa sette mesi, poi è finita, lasciandomi il rimpianto di aver concluso qualcosa di bello e valido senza aver avuto la possibilità di viverlo serenamente e al massimo delle possibilità. Vedersi durante la settimana, vivere la quotidianità per me sono fattori importanti in una relazione. Bisogna viversi, scoprirsi ogni giorno, fare esperienze insieme… altrimenti ci si ritrova a vivere quella che io credo sia soltanto un’”idea” della coppia.

6. Nonostante abbia vissuto in diverse città il tuo desiderio era tornare a Roma per dedicarti alla tua musica. Incubatrice di numerosi progetti musicali, Roma sta vivendo un momento di grande fermento. Come ti vedi in questo panorama?

Bene. Sono già un bel pó di anni che a Roma, musicalmente e artisticamente parlando, si è acceso qualcosa. L’attenzione per la musica emergente è davvero alta e ci sono un sacco di realtà che funzionano e che permettono agli artisti di esibirsi e parlare di sé. Oltre a questo, molte etichette hanno lavorato sodo per dare agli artisti la visibilità e il riscontro che hanno adesso e che meritano, a mio dire. Da quando sono tornato mi sono trovato benissimo, mi sono esibito molte volte e continuo a farlo. Quando ho iniziato a scrivere musica, una decina di anni fa, c’era molto meno fermento intorno agli artisti emergenti e sono contento che le cose si siano evolute in questo senso.

7. Quali sono gli artisti che ascolti in questo momento? E quelli che influenzano la tua produzione?

In questo periodo sto ascoltando moltissimo Dutch Nazari, Brunori Sas, Peter White, Scarda, Mox e Ketama e Franco della 126. Ho scoperto da qualche mese PSICOLOGI e FASK, davvero una bomba, e i miei preferiti rimangono Calcutta e Gazzelle, nei miei viaggi in macchina sempre presenti. L’ultimo pezzo di Edoardo, “Sorriso (Milano Dateo)”, mi è piaciuto tantissimo e sono molto curioso di leggere “Limbo”, il libro di Flavio.

8. Cosa dobbiamo aspettarci da Libertini nel prossimo futuro?

Non so quando di preciso, ma il mio primo secondo singolo è stato portato in studio ed è in arrivo.


Intervista a cura di Fabiana Avigliano