“Chiudi gli occhi e immagina che…”: Il Faro Indie intervista The André

“Chiudi gli occhi e immagina che…”: Il Faro Indie intervista The André

12 Settembre 2019 0 Di ilfaroindie

Di fenomeni dell’indie made in cameretta (Nicolò Contessa, manchi <3), un po’ svogliati e carichi di sana spocchia, ne abbiamo visti negli ultimi tempi, eppure un tipo così ci mancava. Anzi, non riuscivamo nemmeno ad immaginarlo.

Inizia anche lui quasi per caso dalla sua cameretta, con un video caricato su YouTube col solo obiettivo di vedere se quegli amici che tanto si divertono con le sue cover della trap hanno ragione a pensare che potrebbe “fare bei numeri”. Ed effettivamente li fa, i bei numeri.

È subito fenomeno del web. Ma in lui, in Gab Loter per usare lo pseudonimo dei primi giorni, c’è di più.

Ci sono umiltà, anacronismo, sensibilità artistica, ironia, una voce pazzesca che quasi spaventa e… consapevolezza che la fama, tanta o poca che sia, dura un battito di ciglia.

Questa torrida estate (forse) appena finita ci ha regalato una bella chiacchierata con The André che ci ha raccontato chi è e cosa vuole diventare.

Spoiler: se ascoltando una sua canzone chiudete gli occhi sembra quasi che…

Intervista The André

Per rompere il ghiaccio ti confesso che quello che fai non mi mette completamente a mio agio. Forse non ti ho del tutto capito, forse non ti capirò mai!

Quando ho iniziato, io stesso non mi sentivo completamente a mio agio. Forse traspare ancora un po’ di questo mio disagio.

Partiamo da questi inizi e dalle cover delle hit trap sul tuo canale YouTube. Come sceglievi i brani da reinterpretare?

All’inizio sceglievo solo i pezzi che conoscevo e non essendo un grande conoscitore di trap, erano di fatto solo quelli più famosi che passavano in radio. Man mano che ho approfondito la conoscenza del genere ho iniziato a scegliere quelli che mi facevano scattare dentro qualcosa, che mi facevano dire “forse questo pezzo potrebbe contenere più di quello che sembra ad un primo ascolto”.

Interessante, una sorta di seconda occasione per certi brani?

L’idea iniziale, in realtà, era semplicemente quella di prendere qualcosa che per i più è considerato “poco serio” e dargli una sorta di nobiltà grazie al nuovo arrangiamento chitarra e voce. Insomma, creare quell’effetto disorientante che fa pensare “ma cosa sto ascoltando?” che per me era molto interessante. Poi le cose sono evolute molto naturalmente e mi sono ritrovato a reinterpretare canzoni per me già bellissime che non avevano bisogno di nulla di più!

Tu nasci sul web dove tutto è per definizione facilmente fruibile ma altrettanto facilmente criticabile. Quanto ti ha influenzato all’inizio il feedback delle persone che guardavano i tuoi video su YouTube?

Vorrei dire poco perché i feedback che ho avuto e ho tutt’ora sono sempre piuttosto positivi quindi ritengo di essere stato sempre molto libero a livello creativo, soprattutto nella scelta dei brani da reinterpretare. Probabilmente se non fossero così positivi tenderei ad ascoltarli di più e quindi mi influenzerebbero di più. Ovviamente c’è stata qualche critica che ho ascoltato e da cui ho cercato di trarre insegnamento.

Torniamo al tuo percorso, prima le cover dei pezzi trap, poi due o tre chicche dell’indie pop e poi a gennaio di quest’anno il disco.

Il disco (“Themagogia – Tradurre, tradire, trappare”, ndr) si compone di una sola cover e di 9 brani- traduzione cioè “trascrizioni rivisitate”. Il tema base resta quello della canzone orginale trap trash che spero però di essere riuscito a far evolvere un pochino. Quest’album per me è un passo molto importante; spero, infatti, di poter dare al mio progetto via via un valore sempre più artistico e meno da “fenomeno del web”.

Infine, sono arrivati i live dove nonostante una forte interazione con il pubblico cerchi di non svelarti completamente. Perché vuoi nasconderti?

Mi ritengo una persona un po’ introversa e il web è sempre stata la mia dimensione ideale perché mi permetteva di stare nel mio stanzino, fare le mie cose, rimuginarci sopra, metterle su YouTube senza che nessuno mi vedesse e io ero contentissimo. Poi mi hanno proposto, e anche un po’ spinto se vuoi, a provare questa cosa del live e io, che ero un po’ convinto e un po’ no, ho cercato di mantenere quanto più possibile la stessa dimensione che avevo nella mia stanzetta. In realtà non indosso una maschera, sul palco indosso un cappuccio e degli occhiali, non sono irriconoscibile.

All’inizio era anche un non voler far vedere troppo di me per la convinzione che la gente volesse solo sentire la voce di De Andrè poi per me è diventato comodissimo e molto di aiuto per gestire la timidezza.

Cosa speri di portare a casa dopo tutte queste date estive? Vincere una volta per tutte questa timidezza forse?

L’anno scorso alla primissima data ero terrorizzato perché erano venute a sentirmi più di cinque persone e non ero assolutamente abituato! Poi man mano mi sono abituato ho iniziato a sciogliermi e ad abituarmi a contesti sempre diversi. Quest’anno mi sento già più del mestiere, se così si può dire, e quindi spero semplicemente di tranquillizzarmi e sbagliare di meno magari. Ho conosciuto un sacco di persone interessanti e spero di conoscerne altrettante che possano darmi qualcosa di arricchente a livello artistico.

Per concludere, what’s next?

Il mio timore iniziale era quello di bruciare questa opportunità o “botta di culo” se vogliamo chiamarla così. Sono consapevole di essere in una situazione molto particolare, affatto scontata, e il rischio che sento di correre col mio progetto è forse più grande rispetto a quello di molti altri ragazzi che fanno musica e che magari non riescono ad emergere come vorrebbero perché devo capitalizzare, e ovviamente non intendo in senso economico. Devo far evolvere questa cosa da meteora del web a percorso artistico con una sua dignità altrimenti il pericolo che corro è che da domani in meno di due minuti io non esista più.


Intervista a cura di Denise Florean