Il Faro Indie intervista Scarda

Il Faro Indie intervista Scarda

17 Giugno 2019 0 Di Fabiana Avigliano

In occasione del Sei Tutto l’Indie Fest III abbiamo fatto due chiacchiere con Domenico Scardamaglio, in arte Scarda che ci ha parlato del singolo “Distrutto”, uscito il 10 maggio, di questi ultimi mesi di tour, dopo l’uscita del suo secondo album “Tormentone”, e dei progetti che ha per l’estate. Ci ha raccontato anche del suo primo album “I piedi sul cruscotto” e della realizzazione delle canzoni per la colonna sonora della trilogia cinematografica “Smetto quando voglio”.

 

Un’idea sul motivo del tuo nome d’arte ce la siamo fatti, ma vorremmo chiederti di spiegarlo a tutti coloro che ci leggono.

Tornassi indietro forse non sceglierei questo nome. Quando lo scelsi, lo feci molto alla leggera, era il soprannome che mi davano alcuni amici in quel periodo, quando ho iniziato a buttare canzoni su YouTube. Ero molto molto ingenuo, l’ambiente musicale non lo avevo mai bazzicato. In quel periodo ho commesso errori per i quali solo ora ho recuperato. Ma forse il nome non è stato uno di quelli. In fondo è corto, si ricorda.

 

Scarda

 

Il 10 maggio è uscito “Distrutto”, un singolo che segue il fil rouge tematico di “Tormentone”. Questa volta ci hai sorpreso con un sound più fresco e leggero, perfetto per le serate in spiaggia a ballare. Raccontaci questa evoluzione musicale.

I pezzi che scrivo, spesso, sono molto invernali o autunnali, per una volta che avevo scritto della roba estiva, andava fatta uscire nel periodo giusto e col sound giusto. Io non sono un integralista della musica, voglio sentirmi libero anche di esplorare nuove sonorità, mi sono rivolto a Marco Proietti e Nicola D’Amati de “Il Merlo Studio” per raggiungerle, da solo non ero assolutamente capace. Il testo comunque è un testo alla Scarda, e chiarisco una cosa: “Distrutto” non è il mio pezzo estivo, è quello tardo primaverile. Potrebbe uscirne uno molto più estivo a breve…

 

I protagonisti delle tue canzoni sono tormentati dai ricordi delle loro relazioni finite. Quanto le storie che racconti ti appartengono?

Mi appartengono tanto, ma a volte il tanto è poco. Una storia importante ho avuto in passato, e mi è bastata a scrivere due album praticamente. C’è chi “ti presenta ogni anno un ragazzo” (autocit.), insomma, gente che si innamora con molta facilità. Io mi innamoro molto difficilmente, ma quando succede succede davvero, mi resta in mente e lo sputo sul foglio.

 

Il video di Distrutto racconta l’esperienza del tour con cui hai portato in giro per l’Italia Tormentone. Per la prima volta sei salito sul palco con una band, com’è andata?

È andata bene, la gente ai concerti ci viene e “sta in fissa”, i ragazzi della band sono tutti bravi, sia come musicisti che come persone e siamo tutti abbastanza professionali, non ci ubriachiamo prima di suonare, siamo puntuali e non demoliamo gli alberghi. Si è creato un ottimo feeling. Abbiamo finemente suonato nei club italiani che appartengono al mio “segmento” ormai da un po’, sono molto in ritardo sulla tabella di marcia, come dicevo prima, io sto iniziando adesso una vera carriera, perché finora ho solo recuperato gli errori fatti all’inizio nella mia ingenuità. Tutto ciò sta accadendo grazie a “Bianca Dischi”, etichetta giovane ma seria.

 

concerto scarda

 

Proprio in questo periodo, lo scorso anno, usciva “Bianca”, singolo che anticipava l’uscita di “Tormentone”. Facciamo un bilancio di questi mesi appena trascorsi.

C’è stato uno step in avanti enorme rispetto a prima. Il mio nome gira molto di più, le canzoni sono molto più ascoltate, non c’è stato un boom pazzesco alla Calcutta, figuriamoci, non sono così geniale, però sono contento che finalmente le cose inizino a girare. Prima ero uno che aveva fatto uscire un album senza che nessuno lo sapesse, la gente mi scopriva SOLO per caso. Oggi mi scoprono ancora in molti per caso (lo so perché è una delle cose che mi vengono scritte di più su Instagram) ma non SOLO per caso, ora finalmente c’è una macchina che lavora per me, non contro di me. Credo che ci siano ancora alcune entità importanti che mi snobbano, o non credono ancora in me, se mi dessero qualche possibilità in più sono sicuro che andrei avanti più spedito, ma non mi lamento mai pubblicamente, preferisco far vedere che lavoro e che di solito i risultati arrivano.

 

Sei nato in Calabria ma ormai ti possiamo considerare romano d’adozione, quanto il vivere e frequentare i locali e i protagonisti della cosiddetta scena romana hanno influenzato la tua crescita come cantautore?

Ha influito tanto, essere a contatto con i principali artisti della scena musicale nazionale ti fa capire tante cose e se capisci tante cose cresci meglio artisticamente. Comunque sono nato a Napoli, solo nato però, ho vissuto in Calabria fino all’università. Fare questo lavoro non è facile se di base stai in Calabria, ma sappiamo tutti che c’è un cantautore con gli occhiali che ce la fa.

 

Nel tuo primo disco troviamo la canzone “Smetto quando voglio” scritta per il primo episodio dell’omonimo film di Sibilia. Hai lavorato anche alle canzoni per gli altri due film della trilogia. Com’è stato scrivere e interpretare una storia scritta da altri?

È stato bello, acquisire la consapevolezza di saper scrivere anche su commissione, mi ha aperto altri scenari lavorativi. È vero, non mi concentro su emozioni mie, ma un bravo artista deve essere bravo anche ad “artefare”.

 

i piedi sul cruscotto

 

Nei in due brani del vecchio disco, “Io lo so” e “Dio esiste”, parli del desiderio di miglioramento che accomuna tutte le storie che racconti nell’album, una rivincita, dei passi verso la crescita sempre più pesanti ma con la speranza che non cessa mai di bruciare. Cosa hai raccolto di tutto ciò durante questo viaggio che ti ha portato al nuovo album? Hai mantenuto quella grande speranza che ti ha contraddistinto?

Credo di sì. La speranza insita nelle mie canzoni è una cosa non voluta, della quale si accorge l’ascoltatore, io non la prevedo quando scrivo, solo inconsciamente forse. Fatto sta che ancora oggi, soprattutto oggi, mi scrivono tante persone dicendomi che nel loro momento difficile le mie canzoni  sono state importanti, che hanno aiutato e confortato. Quindi è con commozione che posso dire che quel senso di speranza all’interno dei miei testi tristi è rimasto integro.

 

Il passaggio dal primo al secondo album ha visto la crescita della tua fanbase, come vivi il rapporto con le persone che ti seguono?

Molto bene, ho una fanbase di brave ragazze e bravi ragazzi. Ci si sente principalmente su Instagram e ci si conosce ai concerti, spesso mi rivelano cose che non dicono a nessuno. Quando scrivi cose che rispecchiano la vita delle persone queste persone hanno voglia di condividere con te la loro storia, vi rivelo questa cosa curiosa: avendo scritto “Giulia”, una canzone che parla di una ragazza che ha tradito il ragazzo ma non lo vuole mai lasciare, molte “Giulie” mi rivelano il loro tradimento, il fatto che si siano ritrovate in questa canzone e che si siano sentite capite. Il loro ragazzo non lo sa, io si. Sono scappatelle, non le giudico, mi sorprende solo il fatto che si fidino di me.

 

scarda

 

Sulla tua pagina facebook sono già presenti alcune date per questa estate e ci hai anticipato la notizia dell’uscita di un nuovo singolo. Cosa dobbiamo aspettarci?

Dovete aspettarvi qualcosa di diverso dal solito. Il pezzo vuole essere estivo, cioè, te lo dichiara esso stesso. È un colpo che ho in canna già da un paio d’anni e quando lo ascolterete capirete che non poteva uscire in inverno. Il testo vuole avere, come sempre, una dimensione profonda ma il ritmo vi ricorderà cose molto diverse. Vediamo come andrà, spero possa piacere, io devo dire che sono molto soddisfatto di come è venuto fuori, si è riusciti a imprimere esattamente quel “sapore” che avevo in mente. Per me l’estate è esattamente tutto ciò che sentirete in questo pezzo, per me l’estate è “Tropea”.

 

 

 

intervista a cura di Fabiana Avigliano e Nunzio Savino