IL FARO INDIE intervista FRAN E I PENSIERI MOLESTI

IL FARO INDIE intervista FRAN E I PENSIERI MOLESTI

4 Giugno 2019 0 Di Nunzio Savino

In occasione dell’uscita del loro nuovo singolo, distribuito il 10 Maggio, abbiamo intervistato i Fran e i Pensieri Molesti.

Loro nascono a Torino nel Febbraio del 2016 e si possono definire un ibrido tra band e cantautorato. La formazione è composta da Francesca Mercurio, Lorenzo Giannetti, Jacopo Di Nardo e Roberto Testa.

A seguito del loro primo album ci raccontano il singolo uscito su tutte le piattaforme digitali e della loro vita nel mondo musicale, vagando tra ansie e nuove sonorità elettriche.


Domanda di rito: come è nato il nome Fran e i Pensieri Molesti?

Questa domanda ha sempre 2 risposte: la prima è che, qualche anno fa, ci hanno chiamati per suonare in un locale e non avevamo ancora un nome. Il giorno prima ci siamo trovati al Festival d’Oriente e abbiamo trovato degli oggetti meravigliosi, i massaggiatori da testa. Fran e i grattacapi? No dai, “Fran e i Pensieri Molesti”! La seconda risposta è che i testi delle nostre canzoni, il nostro modo di presentarci sul palco e i contenuti che vogliamo trasmettere stuzzicano e invadono la mente, dando vita così a uno sciame di pensieri molesti!

Il vostro nuovo brano ‘Mania’ presenta sonorità più elettriche e moderne rispetto alle precedenti sonorità folk. Da cosa deriva questo cambiamento? Con queste nuove sonorità avete trovato il vostro habitat musicale?

Da qualche anno ci domandavamo se continuare a fare folk o provare a cambiare. Come succede spesso, si vuole andare alla ricerca di sonorità inesplorate, di nuovi orizzonti, sia perché non ci si accontenta di quello che si fa, sia perché si sente proprio un bisogno naturale di cambiare. Forse l’habitat musicale cambia con il tempo, però sentiamo davvero che il nostro, almeno per il momento, è questo qui.

Il nuovo singolo parla delle ansie che si scatenano nelle cose di tutti i giorni e la sua influenza sugli altri. Nel brano, parlando di questo argomento, c’è qualcosa di introspettivo? Come vivete le ansie nella vostra vita?

“Mania” è un brano che nasce direttamente da una patologia di cui soffre Fran, cioè l’ansia. Non è l’ansia di cui ci riempiamo sempre la bocca, ma qualcosa di più profondo, che crea situazioni di disagio.
E, il testo di questa canzone, spiega bene come l’ansia abbia avuto delle ripercussioni nella sua vita e, soprattutto, ha fortemente contribuito alla fine di una relazione d’amore.

Il nuovo pezzo si chiude con l’affermazione ‘quando hai chiuso la porta ho contato i tuoi passi, quando hai chiuso la porta ho contato i miei sbagli, quando hai chiuso la porta ho impiegato degli anni’, chiudere una porta non è facile nella vita, a voi è capitato spesso di chiuderne una?

Sì, ci è capitato di chiudere tante porte. Abbiamo rinunciato a tanto e fatto moltissimi sacrifici, com’è giusto che sia, per inseguire il nostro più grande sogno: lavorare con e nella musica. Chiudere le porte, in questo senso, significa prendere delle decisioni, scegliere cosa seguire e cosa mollare, costruirsi una piramide con i vari gradi di priorità. La musica ci ha insegnato principalmente questo.

Rispetto al vostro primo album prodotto nel 2016 cosa è cambiato oltre alle sonorità?

Siamo cresciuti, in tutti i sensi. È cambiato il modo di scrivere i testi, di arrangiare i brani. Naturalmente quando togli un cajòn e inserisci una batteria elettronica, un pad e delle percussioni tutto un po’ si svolta, così come quando inserisci sintetizzatori e arpeggiatori. Ma il più grande cambiamento è avvenuto dentro noi stessi, e corrisponde a quella determinazione e a quel dire “sì” a una vita difficile, quella dei musicisti. Il più grande cambiamento è aver preso consapevolezza del fatto che la musica, per come la intendiamo noi, non è uno scherzo né un gioco, ma un obiettivo da raggiungere.


Che ruolo per voi ha la vostra musica nella società? Cosa vuole trasmettere a chi vi ascolta?

La musica per noi ha il compito di veicolare messaggi, sociali, emozionali o impegnati che siano. La musica è per noi raccontare storie che a volte possono essere belle e a volte brutte, felici o tristi. Crediamo fermamente che sia il più bel linguaggio universale possibile e immaginabile, quindi facciamo molta attenzione alle parole che utilizziamo nei testi e nei live. Poi, naturalmente, deve trasmettere emozioni, e noi mettiamo la nostra anima e il nostro cuore in quel che facciamo.

Il 26 novembre 2017 è stato pubblicato il videoclip di Libano, patrocinato da Amnesty International. Come è nata questa collaborazione?

Libano è figlio di un’esperienza che Fran ha fatto conoscendo un ragazzo. È un rifugiato politico, scappato dalla guerra in Libia. Hanno parlato e, pochi giorni dopo, Fran ha portato in sala prove la canzone. Finita la registrazione del videoclip, abbiamo pensato che sarebbe stato bello avere anche il parere di qualcuno che lavorava all’interno del settore, quindi abbiamo pensato subito ad Amnesty e alle sue lotte per i diritti umani. Abbiamo inviato loro il videoclip. All’associazione è piaciuto così tanto che ha deciso di concederci il patrocinio!

Dal 2017 avete iniziato a collaborare con il poeta e autore Simone Carta, mettendo in scena uno spettacolo di reading musicato. Com’è stata questa esperienza?

L’esperienza con Simone è stata molto interessante e ci ha permesso di metterci in gioco in un altro mondo che comunque non è così lontano da quello musicale: quello della letteratura e, in qualche modo, del teatro. Grazie a questa collaborazione abbiamo avuto modo di metterci in gioco in diversi contesti nuovi e di trovare delle nostre “abilità nascoste” che speriamo di poter utilizzare anche in un futuro!

Parlateci dei vostri progetti futuri e se vi vedremo in giro.

Lanciato il primo singolo, siamo diretti al secondo, che potrete sentire nel mese di giugno! Tra qualche giorno lanceremo le date del nostro tour estivo sui nostri social (Facebook, Instagram) e potrete trovarci in giro per l’Italia. Un piccolo spoiler: il 13 luglio suoneremo al Flowers Festival (Collegno, Torino) in apertura ai The Bloody Beetrots.


Intervista a cura di Nunzio Savino e Fabiana Avigliano.