Il Faro Indie intervista MARCO COSTA

Il Faro Indie intervista MARCO COSTA

30 Maggio 2019 0 Di Fabiana Avigliano

Il 10 maggio è uscito “Ora”, il nuovo EP in italiano di MARCO COSTA. In questa occasione abbiamo parlato con Marco del bisogno di vivere il momento, di Roma, della soul music in Italia e della sua esperienza a The Voice.

 

Solitamente la prima domanda di un’intervista riguarda il nome d’arte con cui ci si presenta al pubblico. Il fatto che tu abbia deciso di presentarti con nome e cognome non ti esimerà da questo, anzi spiegaci questa tua scelta.

Non ho mai pensato ad un nome d’arte perché ho sempre trovato semplice e diretto il mio nome e cognome. È anche un modo per presentarmi proprio così come sono.

Il 10 maggio è uscito il tu EP “Ora”, progetto musicale che guarda alla black music d’oltreoceano e al new soul. Come ti sei avvicinato a questo genere?

Mi sono avvicinato alla Black music sin da piccolo, vi dico solo che a 10 anni cantavo Aretha Franklin. Ho sempre trovato le vibrazioni che mi dava la musica soul qualcosa di unico che mi penetrasse fino a dentro. Ho cercato poi con il tempo di studiare ed elaborare tutti gli ascolti e le mie esperienze, a partire dal jazz, passando per il soul, funk, Rnb, Hip Hop, per poi arrivare a voler fare qualcosa di mio e nella mia lingua. Uno degli artisti che più mi ha ispirato per la parte più contemporanea della black music, è sicuramente Robert Glasper a cui devo molte delle mie influenze negli ultimi anni.
marco costa

Nel singolo che dà il nome all’EP si esprime la necessità di vivere passione e desiderio nell’immediatezza. È un tuo modo di vivere i sentimenti oppure è una riflessione che nasce dall’osservazione di chi ti circonda?

Beh vi sarà capitato anche a voi di aver voglia di qualcosa e di volerlo subito no?
Questa canzone esprime passione e desiderio carnale e penso che tutti dentro di noi lo abbiamo, ma spesso veniamo frenati sia dalla società sia dal pensiero del giudizio altrui. Penso che la sessualità vada vissuta a pieno, senza veli ne tabù, per questo nella canzone esprimo la voglia di scoprirsi e mettersi a nudo per farsi trasportare dalla passione.

Il tema della frugalità del tempo ritorna anche nei singoli “Anima” e “Sabbia e Nuvole”. Ritieni che vivere il momento sia il giusto approccio alla vita nella società contemporanea?

Si perché in ogni momento scrivi la storia della tua vita, e se riesci a coglierne la gran parte potrai dire di esserne stato partecipe, e non di esser stato li a pensare come potesse essere, ma potrai dire di aver vissuto per poterlo scoprire.

Dalla Toscana ti sei trasferito a Roma. Quanto e come vivere in questa città ha influito sulla realizzazione di “Ora”?

Ha influito davvero molto, perché l’Ep “Ora” penso che sia la fotografia musicale di quel periodo vissuto durante il mio trasferimento. ”Anima” è l’unica delle tre canzoni che è stata scritta prima, mentre “Sabbia e Nuvole” ed “Ora” sono state concepite, diciamo cosi, nella mia cameretta romana. A Roma ho conosciuto anche l’anima e la crew del progetto, che sono le persone con le quali ho prodotto, scritto e arrangiato il mio Ep, senza le quali non sarebbe stato possibile tutto ciò. Vi chiederete se hanno un nome, si certo e ve lo dico subito, Alessandro Pollio, Benjamin Ventura, Lorenzo Cavazzini, Stefano Rossi e Davide Savarese.

Possiamo definirti un soul-man, come questa figura pensi possa inserirsi nel panorama attuale della musica italiana?

Ehhhh purtroppo non molto bene, diciamo che sono altri i generi che vanno per la maggiore, anche perché comunque sia è un genere che non ci appartiene culturalmente. Detto questo ci sono tante persone che ascoltano e apprezzano questa tipologia di sound, e mi sento di dire anche che sta crescendo piano piano l’interesse. Io continuerò a fare quello che mi piace e andrò dove mi porta quello che sento, non ha importanza il genere, ha importanza rimanere fedeli a quello che si è.
Tra le tue esperienze passate ci sono la partecipazione, nel 2011, al “Bobby Durham Jazz Festival” e la collaborazione con Rodney Bradley, direttore di un importante coro gospel di Philadelphia. Com’è stata questa esperienza? Ricordi qualche aneddoto del tempo trascorso in studio?
Essendo un appassionato di musica d’oltre oceano come tralasciare la Gospel Music. Sono sempre stato affascinato dall’energia e dal modo in cui cantano a Dio con la musica e per questo mi sono voluto cimentare anche in questo in vari seminari o clinics come quella del Bobby Durham jazz camp, o della Berklee di Boston ad Umbria jazz. Cantare in coro ti insegna anche come far diventare un insieme di voci una cosa sola, e questo è bellissimo. Ho avuto l’onore di poter registrare in studio con Rodney Bradley, Massimo Faraò e Gregory Hutchinson e tutti i ragazzi del coro due brani come solista, e posso dire che è stata un esperienza fantastica dove ho imparato tanto, di gruppo, e piena di good vibes.
Marco Costa

Il 2014 è stato l’anno della tua partecipazione a The Voice nel team di Piero Pelù. Com’è il leader dei Litfiba in veste di coach? Raccontaci la tua esperienza nel talent show.

Piero Pelù è un grandissimo artista che stimo molto e ho apprezzato molto i suoi consigli durante la mia partecipazione al programma, è stato sempre molto sincero nel dirci le cose. Per quanto riguarda il programma stesso penso di aver imparato parecchie cose, conosciuto belle persone, però rimane per me sempre uno show televisivo che è molto distante dalla mia idea di musica, la quale si personifica in un rapporto più vicino allo strumento, dalle ore passate a produrre in cameretta alle ore passate su di un palco.

Se potessi portare con te solo tre cose su un’isola deserta, quali sarebbero?

Sicuramente la prima cosa sarebbe una canna da pesca, amo pescare e poi così non muoio di fame. Seconda direi un bel coltello, mi potrebbe essere utile e terzo una pietra focaia per il fuoco che mi servirà per cucinare, tenermi caldo e vivo.

Dopo l’uscita di “Ora”, quali sono i progetti che porterai avanti?

Sicuramente non vedo l’ora di portare il mio progetto su di un palco e farvelo ascoltare live, nel frattempo ho già scritto e sto scrivendo pezzi nuovi, aspetto solo di farveli ascoltare. Non importa dove mi porterà la mia strada l’importante è che sia piena zeppa di musica.