Il Faro Indie intervista Meli

Il Faro Indie intervista Meli

20 Maggio 2019 0 Di Stefano Maiorana

In occasione del suo nuovo singolo ‘Cosa ne sarà’, abbiamo intervistato Meli, cantautore di Catania del roster di Futura Dischi. Ci ha parlato, tra le altre cose, del suo periodo di “pausa”, del suo nuovo singolo e dei suo progetti futuri.

 

Ciao Meli, come mai la scelta di mantenere il tuo nome e non usare un nome d’arte?

Ciao! In realtà non ci ho pensato tantissimo. Dove vivo, amici e non, mi hanno sempre chiamato Meli, essendo il mio cognome. Sia per questo motivo, sia perché è un nome molto piccolo, ho preferito non riflettere troppo su di un nome d’arte.

Per più di un anno sei sparito dai radar, perchè questa scelta? Stavi lavorando a qualcosa di nuovo per la tua musica?

Il mio è nato come un progetto totalmente indipendente e quando qualcosa è iniziato a muoversi è stato più difficile del previsto. Oltre ad occuparmi del lavoro dal punto di vista musicale, dovevo pensare alle copertine (aiutato da un mio caro amico), ad organizzarmi i live e tutto il resto. Un casino. Così, partendo dall’idea che “da soli non si va da nessuna parte”, ho saggiamente scelto di prendermi del tempo per organizzarmi come si deve. In fondo, meglio aspettare un anno per provare a fare le cose per bene piuttosto che farle di fretta (e quindi male).

 

 

Nel tuo nuovo singolo ‘Cosa ne sarà’, si parla di amore in chiave malinconica. Quando scrivi ti lasci ispirare dalla tua vita o tendi a lavorare di fantasia?

Quando scrivo mi lascio sempre ispirare dalla mia vita, sarebbe strano il contrario. In particolare questo è un brano molto autobiografico, anche se credo che quasi tutti si siano ritrovati almeno una volta in questa situazione. Vecchi amori lasciati in sospeso, cose che avresti voluto dire ma che non hai detto. Convincersi del fatto che poteva andare tutto diversamente se non fosse stato per delle piccolezze. Dai ammettilo, ci sei passato pure tu.

Come è nato il rapporto con Futura Dischi?

Ho mandato una marea di bozze a Futura e dopo un po’ sono stato ricontattato. È stato bello perché ho subito pensato fossero dei ragazzi super in gamba e ne ho avuto la conferma.

 

 

Come hai vissuto il successo virale di ‘Capofitto’? Se non erro eri appena maggiorenne all’epoca giusto?

Si hai detto bene, avevo da poco 18 anni. Felicità alla stelle. Mi sono goduto il periodo, mi ha portato ad esibirmi in più posti in giro per l’Italia. Suonare era (ed è) l’unica cosa che voglio fare da sempre. Quindi ripeto, ero felice (una cosa che per quanto mi riguarda non è per nulla scontata, anzi l’esatto opposto).

 

 

Recentemente proprio ‘Capofitto’ è finita anche al centro di una storia di plagio, ti va di raccontarci cosa è successo?

La strumentale si trovava su YouTube come free beat. All’epoca, tramite autorizzazione del producer, ho scritto su quella base e da lì è nata, appunto, Capofitto. La strumentale poi restò su YouTube e sia in descrizione che sul titolo del video veniva citato era in maiuscolo MELI – CAPOFITTO. Probabilmente per distrazione, i ragazzi hanno fatto confusione sulla cosa. Per quanto mi riguarda non è nulla di personale con nessuno. È una diatriba che si è chiarita pacificamente, magari chissà potrei anche pensare ad una collaborazione futura con loro.

 

 

Se dovessi partire da solo per un’isola deserta, quali sono le tre cose che porteresti con te?

Una chitarra acustica, un pianoforte e le sigarette (non giudicatemi vi prego)

Quanto influiscono le tue origini sicule sulla tua musica? E quali sono i maggiori pro e contro della tua terra secondo te?

Influenze musicali meno di zero. Per quanto riguarda i pro, sicuramente la purezza nel vivere la vita, la spensieratezza, il calore che ti trasmette la gente. I contro.. beh diciamo che siamo davvero poco considerati e c’è poco spazio per le ambizioni (se sono ambizioni artistiche soprattutto). È un discorso lunghissimo, non basterebbe per un’intervista. Sono contento di vivere a Catania e spero di non essere costretto ad andare via per raggiungere i miei obiettivi, ma ad oggi sono piuttosto negativo a riguardo.

 

 

Quali sono i tuoi tre dischi fondamentali?

Breakfast in America, Supertramp. Discovery, Daft Punk. Parcels, dei Parcels appunto.

Per restare in tema, cosa ne sará di Meli nel futuro prossimo? Dobbiamo aspettarci un disco in questo 2019?

Assolutamente si, ci saranno novità, colpi di scena e tante sorprese.