I pagelloni di Matteo Marchetti #2

I pagelloni di Matteo Marchetti #2

16 Maggio 2019 0 Di ilfaroindie

Ecco il secondo episodio delle recensioni più taglienti del web! Questa settimana sotto la lente di ingrandimento di Matteo Marchetti finiscono LIBERATO, Massimo Pericolo, Megha, Mike Lennon e la combriccola Itpop che ha partecipato a Faber Nostrum.

 

 

LIBERATO – LIBERATO

Dopo un anno di silenzio, il misterioso cantante partenopeo torna sulla scena, questa volta con un album.
Tutti i pezzi classici rilasciati negli ultimi anni + 5 inediti vanno a completare il primo vero full-length firmato Liberato, rilasciato quasi a sorpresa sullo scadere del 9 Maggio, ovviamente.
Se ormai abbiamo più che assimilato Tu Te Scurdat e Me e compagnia bella, l’attenzione qui è rivolta verso gli inediti (con tanto di miniserie-video realizzata ad hoc da Lettieri), che incarnano alla perfezione lo stile del cantautore senza volto più famoso della penisola, concludendo così il primo ciclo di vita di una delle più azzeccate operazioni di marketing degli ultimi anni.
Ora però c’è bisogno di una qualche svolta.

Voto: 8
NON C’ERAVAMO SCURDAT

 

 

 

MASSIMO PERICOLO – SCIALLA SEMPER 

Mettete da parte i buonismi, Massimo Pericolo suona come un pugno nello stomaco, spudoratamente sfacciato e letale.
Il rapper lombardo è ancora acerbo, ma è facile comprendere come sia diventato un fenomeno nella rete in così poco tempo, il talento c’è e si vede.
Tra queste cazzo di 7 miliardi di persone, c’è comunque posto per Massimo Pericolo.

Voto: 7
MILIARDI DI PERSONE

 

 

 

MEGHA – SUPERQUARK

Con gli anni ’80 avete rotto il c***o, diceva Giancane in Limone.
Ma, evidentemente, non possiamo fare a meno di sentire l’ennesimo artista italiano che ripropone synth, cultura pop anni ’80 e luci al neon.
Il primo full-lentgh di Megha è esattamente tutto ciò, ma suona talmente scontato e banale da risultare una goffa imitazione dela tendenza dell’ultimo periodo
Nonostante le buone premesse dei singoli, decisamente più originali, il risultato dell’esordio discografico è abbastanza scadente.

Voto: 4,5
MOBBASTA CON GLI ANNI D’ORO

 

 

 

AA. VV. – FABER NOSTRUM

L’Universo Itpop (al pari di quello Marvel o DC cinematografico) si riunisce come gli Avengers per omaggiare il grande Faber con una raccolta di cover più o meno riuscite.
Gazzelle, Willie Peyote, Canova, Motta e Lo Stato Sociale sono solo alcuni dei 15 artisti che si sono cimentati in questa impresa titanica quanto pericolosa, ovvero quella di “scomodare” De Andrè proponendo una propria rivisitazione di alcuni dei suoi più celebri classici.
Il disco è una giostra discordante di emozioni, un saliscendi tra il “WOW che figata” e il “ma porc*** cosa cazzo stai facendo”.
Bravi tutti, ma nel dubbio m’ascolto la playlist su Spotify “Faber: Il meglio di De Andrè” fatta da un tale Leonardo Arcidiacono.

Voto: 6
ITPOP, UNITI!

 

 

 

MIKE LENNON – ASIAN

Una volta mi è capitato di beccare in radio una pubblicità di un ristorante “giapponese” all you can eat a Milano, dove la speaker parlava con il tipico accento utilizzato per imitare la parlata cinese, ovvero pronunciando la “L” al posto della “R”.
La cosa mi ha strappato una risata, sia perchè effettivamente i cosiddetti ristoranti giapponesi da noi sono al 90% gestiti da cinesi, sia perchè l’italiano medio non saprebbe distinguere nemmeno lo stereotipo del cinese da quello del giapponese.
L’EP di debutto Mike Lennon è esattamente questo, una metafora della nostra ignoranza verso i popoli orientali, un concentrato di stereotipi e di autoironia geniale, sotto forma di sette tracce trap, tutte rigorosamente cantate con in italiano “cinesizzato”.
Per la cronaca, Mike è vietnamita.

Voto: 7,5
OLIGINALE