Il Faro Indie intervista Fioramante

Il Faro Indie intervista Fioramante

15 Maggio 2019 0 Di ilfaroindie

In occasione dell’uscita di PULP, abbiamo intervistato Fioramante, cantautore del rooster di Grifo Dischi, che ci ha parlato a fondo del suo disco, delle origini del suo nome e dei suoi progetti futuri.

 

Marco Alfano, in arte Fioramante. Innanzitutto vorremo sapere il perchè di questo nome così particolare.

Mio nonno siciliano Agatino Cicala, era un grande oratore e si dilettava in degli spettacoli con i pupi, le famose marionette originarie dell’isola. Il giorno del suo settantesimo compleanno, 29 anni fa, organizzò una festa nel suo bel giardino invitando tutta la mia numerosa famiglia. Dopo lo spettacolo fece mettere me e i miei cugini in fila e uno alla volta dovevamo sottoporci ad un nuovo battesimo cavalleresco. In ginocchio di fronte a lui ci passava un bastone sulle spalle e sulla testa declamando quello che sarebbe stato il nostro nuovo nome, una cosa molto solenne.

Arrivato il mio turno, mi presentai davanti a lui con in dosso solo il mio bel pannolino da cerimonia e lui disse a gran voce “ Marco Alfano, figlio di mia figlia Rosetta e di mio genero Vincenzo, Io ti ribattezzo Fioramante” poi mi diede diecimila lire firmate da lui, ( le quali tengo ancora oggi appese al muro), e mi disse “Ora puoi andare, vai! “ . Fioramante era uno dei cavalieri più potenti del romanzo “Fioramante e Rizzieri” , una storia molto raccontata nei teatrini dei pupi. Allora quattro anni fa, quando morì, decisi di ricordarlo usando questo nome. (scusate se i sono dilungato ma è proprio una bella stroia)

 

 

Dal tuo primo album a PULP si nota sin dalla prima traccia un cambiamento radicale nel tuo modo di fare musica. Cosa ti ha spinto a cercare un sound così diverso dal Fioramante a cui eravamo abituati?

Sono continuamente influenzato da quello che mi circonda e dalla musica che ascolto e questi due elementi cambiano continuamente e a sua volta anche il mio modo di fare musica. Credo che se continuerò a fare album, ognuno di questi sarà sempre abbastanza diverso, anche se a suo modo coerente con quello che è il mio stile personale. E’ come una fissa per me, racchiudere in un album un’atmosfera, un periodo della vita, una ricetta di suoni e di strumenti unica, così che rappresenti a pieno il periodo in cui è stato creato e si possa assaporare quell’unicità di colori e suoni che lo rendono unico.

 

MONOLOCALE è il primo singolo del nuovo album in uscita a Maggio. Un pezzo molto particolare e denso di signficato per chi ha un forte bisogno di un posto o di qualcuno con cui sentirsi a casa. Parlaci un pò di come è nato questo pezzo e qual è il tuo posto in tui si senti davvero a casa.

Avevamo appena trasferito il nostro negozio di parrucchiere in centro a Saronno e decisi di trasferirmi in un monolocale vicino, così da andare a lavoro a piedi o in bici e nello stesso tempo iniziavo anche una nuova relazione sentimentale seria. Mi sono trovato scombussolato da questi cambiamenti radicali nella mia vita e da questo turbine di sentimenti nuovi ne uscì “Monolocale”. E’ stato come prendere tutto e rinchiuderlo in un vaso di Pandora, buttandoci dentro una luce stroboscopica e una drum New Wave. Confuso e felice come diceva quella, e dopo tutto ciò sì… mi sono sentito a casa.

 

 

Per la produzione di questo tuo nuovo progetto ti sei affidato a Grifo Dischi. Come è nata e come procede la collaborazione con questa etichetta?  

Stavo lavorando come sempre e mi arrivò questa chiamata, era Enea Fiorucci. Stava cercando nuovi artisti per la sua etichetta, la Grifo Dischi appunto ed era rimasto colpito dal mio album auto-prodotto “Ogni cosa è lì, esattamente dove deve stare”. Ci incontrammo per un aperitivo e sembrava ci conoscessimo da molto tempo, ci trovammo d’accordo subito su tutto e firmammo nel breve il contratto. Da quella firma sento al telefono più lui che mia madre; sono davvero felice che mi abbia pescato in questo oceano di proposte. E’ nata e continua a crescere una collaborazione speciale che non si ferma alla professionalità e alla passione, (cosa che è già molto grande), ma va oltre, diventando amicizia reciproca. Siamo pronti a spedire insieme Pulp in orbita con i calici in mano e il sorriso stampato in faccia.

 

Il tuo primo lavoro è stato ‘Ogni cosa è lì, esattamente dove deve stare’. Ma ora noi vogliamo sapere ‘Dov’è Fioramante’? Come sta andando la tua vita, come credi andrà quest’album e dicci se hai progetti per il futuro.

Ovviamente sono lì, esattamente dove devo stare come tutto. Anche se così non fosse non posso di certo dirti un’altra cosa, farei una gran figuraccia facendo decadere tutto quello che dicevo nel primo album no? Ora sto ridendo ma non si vede dalle scritte. Per quanto riguarda la mia vita, sta andando davvero bene, è stato un anno pieno di novità e sto cavalcando un’onda di freschezza che si fa sempre più alta. Spero di essere in grado di surfare bene fino alla fine senza cadere giù in acqua come un imbranato, lì sotto è pieno di squali.
Quest’album è già andato bene per quanto mi riguarda, non sono uno che insegue a tutti i costi la bellezza, faccio musica ricercando frammenti si essa stessa e sono molto soddisfatto di quello che ho trovato nella spedizione cosmica fatta e raccontata in queste canzoni. Mi basta questo per dire che l’album è andato benissimo, se poi viene anche capito e apprezzato dalle persone sarebbe ancora più bello. Tutto questo vorrebbe dire che non sono un pazzo visionario, ma che lo siamo in tanti e questo mi renderebbe davvero felice. Suonarlo in giro e sentire le persone cantare le mie visioni delle cose sarebbe davvero fico.

 

Nei testi di Pulp si nota spesso un’alternanza di versi quasi comici a versi dal senso profondo e più serio. Come mai questo nuovo modo di scrivere?

Non ho una vera risposta a questa domanda ma mi posso interrogare insieme a voi. Credo che il motivo per il quale mi siano usciti testi così bizzarri si trovi nell’inconscio, non è stata una scelta. Sono certo che potrebbe essere una manifestazione della mia aberrazione per la banalità e per l’ovvio. Forse un tentativo disperato di trovare una via d’uscita stimolante da parte dell’omino rinchiuso nella scatola dell’espressione. Non ne sono certo; forse sono solo un imbecille e basta.

Quando mi metto a scrivere una canzone parto con un’idea, credo di avere tutto sotto controllo e invece poi succede un macello e mi esce tutt’altro, mi ritrovo dopo 8 ore con una canzone nuova in mano, senza riconoscere da dove sia uscita. A volte fa schifo e la cestino, altre volte invece mi sembra carina e la tengo. Il novanta per cento delle volte non ho idea di cosa stia facendo. Non lo so se è una cosa bella da dire però è onesta.

 

L’ultimo brano dell’album è quello a mio parere più romantico. Paragonare qualcuno ad un invenzione di Willy Wonka è puro amore. Dobbiamo dedurre che ci sia qualcuno a cui Fioramante dedica le proprie canzoni?

Sì. Io e la mia ragazza eravamo all’inizio della nostra relazione e alcune canzoni parlano del modo in cui vivevo la prima parte, quella embrionale del nostro rapporto. E’ interessante perchè di solito le canzoni d’amore si dividono in “Ti amo alla follia” e “Ti odio alla follia”; invece questa volta mi è successo di raccontare la situazione di transizione di quando si inizia a legare, di quando non capisci bene cosa sta succedendo ma tutto sta cambiando e ci si sta fondendo in qualcosa di nuovo. Probabilmente la parte migliore dell’amore. Il disco parla di un pò di cose, ma al centro è finita lei che mi ha scombussolato tutto, forse anche salvandomi da quella confusione raccontata in Gang Bang. Non potevo far altro che metterla in copertina.

 

 

Ultima domanda: a chi ti ispiri per la tua musica? E con quali artisti ti piacerebbe collaborare?

Mi ispiro a troppi, decine e decine e forse centinaia che mischio tutti dentro al cervello. Gente degli anni 70 e gente di oggi. Stranieri e italiani. Faccio prima a dire quelli a cui non mi ispiro. Odio il Latino Americano e quell’elettronica troppo tamarra e anche la super-commerciale fatta a tavolino.

Quelli con cui mi piacerebbe fare una collaborazione? Immagino che scegliendo tra quelli del circuito attuale sarebbe bellissimo farlo con I Cani oppure i Management ma lo farei con decine di artisti che mi piaciono che girano oggi come Cosmo, Calcutta, Colapesce, Giorgio Poi, Frah Quintale, Ghemon, Willy Peyote o anche Lucio Corsi. Se potessi con uno della vecchia guardia il primo sarebbe Morgan o i Subsonica, Niccolò Fabi, Gazzè. Ma guarda farei una collaborazione con chiunque davvero, da Achille Lauro ad Al Bano.

Grazie davvero per queste domande e un saluto di cuore a tutti quelli che me le hanno fatte e a quelli che leggeranno le risposte. Respect.

 

Intervista a cura di Marco Storelli