Il Faro Indie intervista Auroro Borealo

Il Faro Indie intervista Auroro Borealo

14 Maggio 2019 0 Di Marco Perrotta

Sabato 18 maggio Auroro Borealo sarà uno degli artisti presenti durante il Sei tutto l’indie Fest Vol. lll e noi per l’occasione abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con l’artista milanese.
Tra le altre, non potevamo esimerci dal parlare di Adoro Borealo, il suo ultimo album uscito il 1 Aprile.


Auroro Borealo | L’ Intervista

Adoro Borealo vanta una collaborazione per ogni brano del disco. Scelta voluta?

Come tutto quello che concerne la mia musica, è nato tutto completamente a caso: avevo tre featuring che volevo fare assolutamente (mia madre, Gianfranco Manfredi e Ruggero de I Timidi), poi per caso se n’è aggiunto un altro, poi un altro ancora, finché a un certo punto mi sono detto, vabeh tanto vale fare un feat per ogni brano. La qual cosa non mi dispiace dal momento che meno canto e meglio è per il quieto vivere del bel canto italiano.

Venditti ci raccontava che non c’è sesso senza amore, può esserci invece del sessone senza amore?

Nel 2019 una coppia non può funzionare senza sessone. Se c’è il sessone allora è molto più facile che ci sia amore, magari anche per sempre.

Abbiamo trovato un articolo targato settembre 2018 in cui racconti le 5 situazioni più assurde capitate durante un tuo live. Dopo 8 mesi possiamo aggiornare la top 5 con nuovi episodi da raccontare?

Sì ma purtroppo non si possono raccontare. Diciamo che le cose più assurde accadono sempre nell’interazione tra il pubblico e me (una volta mi hanno chiesto un brano degli Slayer), è lì che avviene la magia, provare per credere.

Tornando ad Adoro Borealo, il brano che chiude il disco, “stay hungry, stay foolish, stay home”  ha come al solito una forte componente ironica ma descrive cinicamente e aspramente una generazione di giovani/vecchi o vecchi/giovani. È davvero cosi pessima la situazione dei trentenni di oggi? E inoltre una curiosità sul titolo: ce lo puoi spiegare?

I trentenni non sono giovani! La canzone infatti parla della generazione dei teenager e ventenni di oggi. Il testo l’ha scritto per intero Gianfranco Manfredi e lo trovo terribilmente accurato nella sua ineluttabile ironia. Io ho solo avuto l’idea di chiedere al primo cantautore ironico della musica italiana di scrivere un testo sui giovani d’oggi e non ho fatto altro che attaccarci il titolo che avevo in mente già da un po’, prendendo in prestito il celebre motto di Steve Jobs “stay hungry, stay foolish” e aggiungendo “stay home”, statevene a casa appunto, che è meglio.

Parteciperai al Sei tutto l’indie Fest al monk di Roma il 18 maggio. Per ovvie questioni logistiche la frequenza dei tuoi live a Roma è molto diversa da quella dei live milanesi. Si differenzia in qualche modo, anche solo per sensazioni personali, suonare in luoghi diversi?

Il percepito dei nostri live è completamente diverso a seconda del luogo: a Foggia non ci conosceva nessuno ma dopo 15 minuti di live abbiamo letteralmente un’ovazione, a Bari quando siamo arrivati ci guardavano come fossimo John Lennon, a Milano siamo in famiglia, quando abbiamo suonato al Magnolia nonostante fosse pieno ho riconosciuto ogni singola persona del pubblico, a Torino non volevano più farci scendere dal palco, ho dovuto chiedere del Polase (scherzo, non mi serve, sono caduto nel pentolone da piccolo come Obelix). A Roma abbiamo sempre trovato un pubblico incredibilmente attento, ai limiti dell’ossequioso, la qual cosa mi ha fatto molto piacere ma se ci pensi è anche molto strana per un live come il mio che è ritenuto da molti piuttosto divertente e sfrenato.

Nei tuoi brani comunichi spesso citando [o semi citando] non solo nelle parti testuali ma anche nelle frasi musicali. C’è una scelta consapevole e voluta o è più una cosa che nasce spontaneamente nel momento della composizione?

Compongo solo sui tasti bianchi del pianoforte, quindi le mie canzoni sono quasi tutte in Do o in La (perfette per i chitarristi da spiaggia), è dunque normale che alcuni richiami a melodie già sentite (ma prima del 1984) si possano trovare, altre volte invece per poter restitutire il sapore di un microclima musicale legato a una certa epoca storica sia necessario recuperare determinate progressioni armoniche. Per quanto riguarda i testi boh, tre quarti di quello che scrivo mi appare in dormiveglia già fatto e finito oppure mi arriva non si sa da dove come una folgorazione mentre faccio la doccia. D’altro canto conosco tanta musica vecchia e poco considerata che mi ha influenzato enormemente quindi è normale che ci finiscano dentro strani riferimenti, ma se servono a far scoprire stralci di musica dimenticata, ben venga!

C’è un artista [un disco o un brano] per cui sei particolarmente “in fissa”  in questo periodo?

Sto ascoltando da mesi quasi esclusivamente canzoni disco-funky italiane dal 1977 al 1983. È un sottogenere molto divertente e ricco di sorprese, consiglio di partire dal magico album “io fuori” di Ornella Vanoni del 1977, magistralmente arrangiato e suonato da quei draghi del groove che sono i New Trolls.


Se questo accenno non vi è bastato, Auroro si esibira Sabato 18 maggio al Monk in compagnia da tanti altri artisti quali: La Municipàl, Scarda, Ukulele e Adelasia.