Il Faro Indie x Balena Festival: Intervista a LA RAPPRESENTANTE DI LISTA

Il Faro Indie x Balena Festival: Intervista a LA RAPPRESENTANTE DI LISTA

8 Maggio 2019 0 Di Jessica Fuschillo

In occasione del Balena Festival abbiamo avuto l’onore di poter intervistare i ragazzi de La Rappresentante di Lista, un gruppo che ci ha particolarmente emozionato in questo 2019, uno dei live più incredibili e magici a cui abbiamo assistito. A Genova ci abbiamo scambiato due chiacchiere, prima del loro live sul palco del Porto Antico, vi consigliamo vivamente di seguirli in tour quest’estate perchè ne valgono davvero la pena.

 

Domanda di rito per iniziare: come è nato il vostro nome? 

Veronica: C’è una fantastica storia dietro il nostro nome: nel 2011 c’era il referendum sull’acqua pubblica e sul nucleare, in cui dovevi votare sì per dire no. Mi trovavo a Palermo ed essendo residente in Toscana, per poter votare fuori sede, ho dovuto iscrivermi come rappresentante di lista. Sempre in quel periodo io e Dario avevamo iniziato a scrivere le canzoni, che sono poi state inserite nel nostro primo disco “Sulla via di casa” e questo ruolo interpretato da questo bellissimo nome stava perfettamente all’interno di una canzone che stavamo scrivendo, per cui da titolo della canzone è rimasto poi il nome del gruppo.
All’inizio non capivamo bene il motivo del nome, poi negli anni abbiamo compreso cosa significava questo “personaggio” e cosa significava per noi avere questa musa, che ci ha guidato durante tutto il percorso. 

 

Il Tour di Gogo Diva sta andando molto bene, vi aspettavate un successo del genere? 

Ad essere onesti sì, cioè non ci aspettavamo un successo così grande, ma eravamo molto consapevoli del fatto che abbiamo lavorato tanto al disco ed eravamo molto contenti del risultato; mi ricordo che eravamo a Palermo e quando abbiamo incontrato i nostri amici del settore, si stupivano dell’entusiasmo che avevamo quando uscivamo dallo studio. 

Eravamo molto molto contenti di come era andata, in realtà non c’aspettavamo la quantità del successo che abbiamo avuto, però ci aspettavamo che sarebbe successo qualcosa. 

 

 

Come avete vissuto il passaggio da Garrincha Dischi a Woodworm label? 

Inizialmente con un po’ di sofferenza, nel senso che quando le storie d’amore finiscono naturalmente c’è sempre un po’ di nostalgia, però devo dire che è stato un passaggio naturale, un corso che si chiude e ne apre un altro. 

Con Garrincha Dischi siamo rimasti in ottimi rapporti e tuttora collaboriamo, ad esempio abbiamo ristampato i primi due dischi, per cui il nostro apporto è sempre vivo ed esiste. 

La cosa che ci rende particolarmente felici è che abbiamo un team di lavoro che ci sostiene molto, dall’agenzia di booking all’ufficio stampa fino all’etichetta, sono persone molto professionali e competenti le quali vivono dello stesso entusiasmo che viviamo noi; questo fa sì che il tuo lavoro prosegua in modo molto sereno e tu ti senta curato e protetto. 

 

Sul palco il vostro show è emozionalmente diverso da tutto quello che abbiamo visto finora, credete che sia dovuto al vostro passato in teatro e in connubio al vostro presente nella musica?

Probabilmente si. Lavorare in teatro ci ha portato a considerare un concerto uno spettacolo a tutto tondo e non soltanto un’esecuzione di brani, come magari fanno altre band. Nella musica c’è sempre molta cura per i dettagli, dalle luci all’outfit, spesso l’estetica è un mezzo per far passare ciò che vuoi raccontare al pubblico. 

Ciò che cerchiamo di fare noi è di continuare a mettere dei piccoli tasselli qua e là, anche durante il live, per raccontare il nostro mondo, il mondo di questa diva che si muove per l’Italia parlando di corpo e desiderio.
Sicuramente il teatro ci ha aiutato molto fornendoci strumenti per muoverci sul palco come  guardare il pubblico negli occhi, uno degli esercizi più difficili da fare scena è proprio quello di guardare negli occhi chi ti sta davanti e sentire la loro energia e sostenerla. Ci aiutano moltissimo anche le nostre canzoni e i nostri compagni, fondamentali per la riuscita dei live. 

 

La Rappresentante di Lista live al Balena Festival

 

GoGo Diva è un invito a perdersi, a spogliarsi e cantare con tutta la voce che si ha in corpo, come avete trasportato questa tematica del corpo all’interno del disco?

Devo dire che il processo è nato da sé, un po’ al contrario, le canzoni nascevano con questo tipo di impulso; lo abbiamo capito quando il disco era concluso, che tutto tornava in quella direzione. È stato un po’ come scoprire qualcosa che avevi già tra le mani, le canzoni sono andate in modo molto viscerale, perché probabilmente in quel periodo noi stavamo vivendo una serie di cose che ci arrivavano addosso in maniera molto potente, la vivevamo innanzitutto con il nostro corpo. È stato molto semplice trovare il filo conduttore che legasse tutte le canzoni con il nostro corpo e ad arrivare al fatto di usare il corpo come azione e come strumento per dire qualcosa.