Il Faro Indie x Balena Festival: Intervista a L’ULTIMODEIMIEICANI

Il Faro Indie x Balena Festival: Intervista a L’ULTIMODEIMIEICANI

6 Maggio 2019 0 Di Jessica Fuschillo

In occasione del Balena Festival, abbiamo avuto il piacere di conoscere un gruppo di ragazzi genovesi intraprendenti, divertenti e con una voglia incredibile di spaccare il mondo a suon di buona musica e progetti; rispondono al nome di L’ULTIMODEIMIEICANI e qui di seguito riportiamo le loro parole, in una delle interviste che più ci ha coinvolto e interessato.

 

Domanda di rito per iniziare, come nato il vostro nome L’Ultimodeimieicani?

Benji: Il nome è nato una sera dopo che abbiamo provato, eravamo in piazzetta in centro storico, a bere e pensare ad un ipotetico nome per il gruppo, ne avevamo parecchi in lista, poi ad un certo punto è passato un amico che ci ha consigliato questo nome: L’ultimodeimieicani perchè era passato nel mentre un tipo che portava a spasso il cane. Noi il film non lo conosciamo ma il nome ci piaceva perché era divertente e visto che nei testi siamo abbastanza seri e cerchiamo di provocare, affrontando anche tematiche forti e che possono essere un po’ tristi.

Il nome L’ultimodeimieicani smorza un po’ i toni e sdrammatizza anche un po’ quello che è l’indie di oggi che se la mena e se la racconta. Noi abbiamo deciso di raccontare il nostro mondo con una vena ironica, cavalcando questo nome.

 

 

Siete nati al centro sociale Buridda, quanto ha influito sulla vostra musica il fatto di essere nati lì e di frequentare questo posto in città?

( ndr. bellissima domanda, complimenti) Benji: Il Buridda è un posto occupato da molti anni che a Genova ha dato sempre spazio a tanti progetti diversi e che appunto ha visto protagonisti soprattutto Rachid, Stefano e me, impegnati nella ristrutturazione della saletta. 

Lorenzo: Una sera sono andato alle loro prove e ho cominciato a cantare insieme a loro, unendomi al gruppo. Quella del centro sociale è anche la mia esperienza personale a Treviso, quando avevo 15 anni insieme ai compagni di classe ho messo su un collettivo, che poi è diventato un centro sociale. Per me era naturale frequentare quei posti e scrivere affrontando una tensione politica nelle canzoni e cercando una provocazione utile. 

Rachid: Per noi fare politica attraverso la musica era un modo diverso di fare politica, all’epoca cercavamo di far passare un messaggio differente: è giusto andare in piazza a manifestare ma si è un po’ abbandonato, per cui abbiamo intrapreso un percorso diverso per fare politica, alla fine chi fa musica è inevitabile che faccia anche politica. 

Benji: Ho messo su questa saletta con i ragazzi per avere un posto dove stare insieme, la cosa divertente è che il Buridda è aperto da 10 anni, dopo mesi di lavoro, di nostri soldi utilizzati e di sbattimenti per metterla a posto, l’abbiamo inaugurata a Maggio e, due settimane dopo, hanno sgomberato il Buridda chiudendo tutta la struttura. 

Ora è stato trasferito in un altro posto e noi tutti dobbiamo tante cose a loro, perché se non ci fosse stato il Buridda noi non saremmo qui a parlare con voi. Il rapporto è rimasto molto buono, anche perchè ora facciamo il Pioggia Rossa Dischi Fest insieme a loro. 

 

 

In autunno uscirà il vostro primo disco, cosa dobbiamo aspettarci dal vostro lavoro e, se potete, ci dareste qualche indiscrezione? 

Rachid: Il disco esce questo autunno, precisamente il 4 Ottobre, chi l’ha ascoltato dice che è un disco “della madonna”e bellissimo; lo scopo è quello di andare un po’ controcorrente e fare i “pionieri” e riportare un genere che non è mainstream, ci piace l’incontro tra le chitarre e i testi che si possono avvicinare al cantautorato italiano, in stile Rino Gaetano.. è come se avessimo unito Rino Gaetano alle chitarre degli Arctic Monkeys. 

Lorenzo: non c’è niente di forzato in questo album è quanto di più spontaneo ci sia venuto, veniamo da esperienze musicali diverse e abbiamo sempre cercato di mischiare tutto insieme, questa volta l’abbiamo fatto in maniera molto equilibrata. Dal punto di vista musicale gli arrangiamenti sono molto curati, è la prima volta che abbiamo un produttore artistico che lavora con noi, Mattia Cominotto, che ha riguardato con noi tutto e abbiamo ricostruito passo passo tutte le canzoni che noi abbiamo scritto. 

 

Potete svelare il nome? 

Certo, si chiamerà “Ti voglio urlare”, proprio perchè le chitarre urlano, insomma, è un disco che spacca! 

 

Quindi vediamo anche una differenza rispetto al primo EP?

Stefano: Sicuramente molto più maturo ma è quello che volevamo e cercavamo anche noi, lo definirei il nostro primo vero lavoro completo, l’EP era completamente autoprodotto e fatto di getto, nella sala del famoso Buridda. 

 

Qui al Balena Festival abbiamo visto una grande attenzione per i progetti locali, com’è la situazione per gli artisti emergenti a Genova? Noi siamo abituati a parlare di Milano e Roma e non conosciamo la situazione nelle città più piccole. 

Rachid: L’obiettivo è creare una nuova scena italiana che vada a pescare anche in altre città; non è che ci siamo rotti il cazzo di sentire Milano e Roma ma ci sono un sacco di cose che apprezziamo anche in altre città, ma negli ultimi sette anni si è dimenticato di un genere. A Genova c’è una scena varia e che si sta facendo sentire in questo momento, ovviamente la cultura hip-hop è molto più potente rispetto al resto, anche la Trap ha radice fortissime qui a Genova. 

La nostra attenzione è cercare di riportare le chitarre e utilizzarle in maniera da valorizzare una scena che ha tanto valore tecnico e di scrittura, che però, essendo una città un po’ fuori dai giri, viene un po’ lasciata in sottofondo e abbandonata. L’idea è quella di far emergere questi gruppi perché Genova è una città in fermento e che ha tanti progetti interessanti. 

L’idea comune di Balena Festival e di Pioggia Rossa Dischi è quella di creare una cultura che negli ultimi 10 anni è morta, ovvero quella dei live, perchè non ci sono spazi dove fare i concerti, a Genova manca il club da 200 persone o il locale che permette ai talenti emergenti di fare serata e di venire ospitati per suonare. Cerchiamo di supportarci l’un l’altro in modo che la musica cresca e sia fruibile a più persone possibili, anche attraverso i live. 

 

C’è qualche artista in particolare con cui vorreste collaborare?

Sarebbe molto figo fare una collaborazione con Giorgio Poi oppure anche qualche arista nella Trap come Massimo Pericolo oppure rapper come Ghemon e Willy Peyote ma anche artisti come i 99 Posse e Bassi Maestro. É una cosa che non abbiamo mai fatto ma ci divertirebbe sicuramente molto, lavorare con qualcuno è una cosa che ci affascina molto.