Il Faro Indie intervista Cardo

Il Faro Indie intervista Cardo

18 Aprile 2019 0 Di Mj Steven

In occasione della sua doppia esibizione milanese a Linoleum e a Spaghetti Unplugged, abbiamo fatto due chiacchiere con Cardo, che ci ha parlato della sua musica, dei suoi progetti per il nuovo disco e delle sue influenze.

Ciao Cardo! Prima domanda di rito, qual è la storia dietro al tuo nome?

Ciao! Il mio nome nasce in Scozia, o meglio si ispira ad un viaggio in Scozia che avevo fatto qualche tempo prima. Ho iniziato a scrivere lì le mie prime canzoni e il cardo è uno dei simboli di quel Paese. Per questo motivo ho scelto di chiamarmi così. È un omaggio ma anche un’ispirazione. Qualche cardo nasce anche nel mio piccolo paese in provincia di Benevento. Se ne vedono pochi però il collegamento tra i due posti c’è!

Quali sono le cose che influenzano maggiormente il tuo processo di scrittura?

Oltre alla musica che ascolto tutti i giorni dall’indie inglese e americano al rock, mi influenzano parecchio anche le serie tv anni 90 e i film cult. Il regista John Carpenter per dirne uno è tra i miei punti di riferimento. Cerco di cogliere sempre le atmosfere di questi mondi e portarle nella mia musica. Credo che la musica dica già qualcosa da sola e quindi è importante che sia già essa prima del testo a creare un immaginario.

I tuoi singoli sono andati forte su Spotify, cosa dobbiamo aspettarci dai tuoi lavori futuri?

Sì, non posso che essere felice e soddisfatto come prima uscita ma ovviamente puntiamo molto più in alto. Per i lavori futuri aspettatevi di tutto. Mi piace osare come avete visto, parti di autotune, assoli di sax, chitarre. Farò un disco dove ogni canzone ha la sua importanza e tutte le canzoni sono pensate come singoli. Il meglio deve ancora arrivare. Ho soltanto una vita per non fare dischi di merda quindi massima attenzione e duro lavoro sempre.

Come e quando è nato il rapporto con Futura Dischi?

Ci siamo conosciuti nel 2018. Hanno ascoltato i miei pezzi, ci siamo visti e dopo un pranzo abbiamo deciso di iniziare insieme.

C’è stato un momento particolare della tua vita in cui hai realizzato di voler fare musica?

Non credo di avere mai avuto questo momento, nella musica ci si ritrova dentro senza accorgersene. Non è una cosa che scegli di fare ma è una necessità, mi fa stare bene e quindi la faccio per me stesso prima di tutto, sperando poi che possa arrivare anche ad altri. Scrivo quando ho qualcosa da dire e sento di volerla condividere con qualcuno. È per questo che ringrazio chi mi segue e apprezza la mia musica. Non è affatto una cosa scontata.

Cosa pensi del panorama indipendente Italiano attuale?

Credo che nel panorama indipendente italiano attuale ci siano tante cose interessanti che spesso ascolto con piacere, ma anche qualche banalità. Per carità io non ho scoperto nulla per ora e credo che nessuno in Italia l’abbia fatto, ma credo sia importante ricercare una propria caratteristica e un proprio stile. Che poi non si tratta tanto di stilemi, si sa, le mode tornano, ma anche di qualità. Il panorama indipendente rischia di diventare la sagra del pop italiano, ma credo che qualcosa già stia iniziando a cambiare, resto fiducioso.

Quali sono i tuoi tre dischi fondamentali?

Difficile ridurli a tre però ci provo:

  • The Rolling Stones – Some Girls (1979)
  • Vasco Rossi – Cosa succede in città (1985)
  • The Cure – Wish (1992)

Con quali artisti ti piacerebbe collaborare in futuro?

Vorrei fare un bel feat. con Grignani e bere qualche amaro con lui ma è troppo un sogno lontano per ora. In ogni caso mi piacerebbe collaborare con diversi artisti della vecchia leva indie perché vengo da lì, ma anche con qualche artista straniero. Vediamo. Le collaborazioni nascono quasi sempre da un’amicizia. Non si può collaborare con qualcuno che ti sta sul cazzo.

Un amaro grazie.

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