Il Faro Indie intervista Birø

Il Faro Indie intervista Birø

6 Aprile 2019 0 Di ilfaroindie

Abbiamo avuto la possibilità di intervistare Birø, cantautore di nuova generazione del roster di Vetrodischi. Ci ha parlato del suo ultimo EP, delle sue influenze, del MI AMI festival e dei suoi progetti futuri.

 

Ciao Birø! Innanzitutto vorremmo sapere da dove deriva il tuo nome così particolare.

Il nome Birø deriva dalla passione per la scrittura. Sono sempre stato un appassionato di questa forma d’arte e ho scelto un nome che mettesse subito le cose in chiaro. La ø invece è un piccolo omaggio all’elettronica del Nord Europa, quella che prediligo.

 

Puoi raccontarci come hai deciso di unire la musica elettronica a dei testi tipicamente cantautorali?

In realtà non è che l’ho proprio deciso, è successo e basta. Mi piace la forma canzone ma amo anche le produzioni più coraggiose che si trovano nel mondo dell’elettronica, soprattutto per quel che riguarda i suoni più che gli arrangiamenti. L’unione per me è stata molto spontanea anche perché lavoro molto con il computer ma la canzone nasce sempre da una chitarra, personalmente mi trovo a mio agio in questo equilibrio.

 

 

Il 22 marzo è uscito “Capitolo 1: La Notte”, il tuo disco d’esordio per Vetrodischi. Com’è stata la gestazione del disco e cosa vorresti comunicare al pubblico con questo tuo lavoro?

Direi che è stata una gestazione complessa, alcune canzoni sono cambiate molto da quella che era l’idea iniziale ma alla fine siamo riusciti a trovare una forma finale, che potesse rendere a pieno lo spirito delle singole canzoni che trovo siano legate l’una all’altra ma allo stesso tempo capaci di conservare un’atmosfera singolare. Quello che mi piacerebbe comunicare è indubbiamente un senso di versatilità, mi piace sperimentare e variare nel mio lavoro e vorrei che chi mi ascolta capisse che non c’è un genere di riferimento, ma una propensione a determinati tipi di arrangiamento. Per me le canzoni vengono sempre prima dell’artista, sono loro le protagoniste.

 

 

Il titolo del disco lascia intendere che ci saranno dei lavori in futuro direttamente collegati a questo, una sorta di ‘seguito’. Cosa puoi dirci in merito?

Indubbiamente da un lato mi piacerebbe proseguire nel racconto, anche se in questo momento non so che forma assumerà, dall’altro lato mi vorrei staccarmi un attimo da questo vincolo e tirare fuori qualcosa, magari un EP di canzoni assolutamente slegate da un’idea di fondo. Credo che comunque sarà un discorso che affronterò a tempo debito con i ragazzi di Vetrodischi dei quali mi fido ciecamente.

 

Questo disco è stato preceduto da “Incipit” che si è fatto conoscere soprattutto al MI AMI. Come è stata l’esperienza al MI AMI 2017, e su quali altri grandi palchi ti piacerebbe esibirti in futuro?

Fino a questo momento è stata l’esperienza più importante nella mia carriera, oltre che un onore. Essere chiamati al MI AMI riempie di fiducia e in quel momento c’erano solo le 6 canzoni di Incipit ed è come se ci avessero detto “bel lavoro” nel modo migliore possibile. Sicuramente mi piacerebbe ritornarci. Mi piacerebbe molto suonare a Roma dove non ho mai suonato o il COVO Club a Bologna essendo un istituzione nel panorama indipendente.

 

 

Sei legato a una nuova realtà indipendente come VetroDischi. Come vedi il panorama indipendente in questo momento in Italia?

Affollato. Musica indipendente, al di là del fatto che oggi indichi un genere, è prima di tutto una forma di gestione del prodotto artistico; di conseguenza è diventato molto più facile produrre e proporre il proprio materiale. Se sotto un certo punto di vista c’è molto più scambio di idee dall’altra è anche molto più difficile spiccare ed emergere. E’ una situazione complessa e, credo, di transizione, essendo scoppiata relativamente da poco.

 

Quali sono gli artisti che più ti hanno ispirato e quali quelli con cui ti piacerebbe collaborare?

Sono sempre stato fan della musica inglese e americana, le mie fonti di ispirazione sono prima di tutto Tame Impala, Arctic Monkeys, Moderat, Growlers, soprattutto per quel che riguarda la produzione. Sui testi ascolto molta musica vecchia italiana, trovo che Lucio Dalla sia stato il più grande paroliere che abbiamo mai avuto, mi piace il fascino di canzoni come “Città Vuota” di Mina o la capacità di esprimere un concetto in modo elegantissimo di De André. Sui contemporanei devo confessare che sogno ad occhi aperti una produzione di Iosonouncane, che sottolineo essere pura velleità.

 

 

Puoi anticiparci qualcosa riguardo ai tuoi progetti a breve e lungo termine?

Come ho detto penso ci sarà un Capitolo 2 ma non so né quando, né in che forma. Ci sono delle canzoni già in cantiere ed altre in via di sviluppo, bisognerà valutare anche con Vetrodischi qual è la soluzione più consona visto che non tutte si prestano a proseguire il racconto, alcune trovo addirittura che potrebbero essere meglio interpretate da altri cantanti. L’unico punto fermo è che in questo momento sto scrivendo molto e che intendo migliorare la produzione per alzare l’asticella dal punto di vista qualitativo.

 

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Birø

Vetrodischi

RCwaves

 

Domande a cura di Nico Baragliu e Stefano Maiorana