IL FARO INDIE X SPAGHETTI UNPLUGGED INTERVISTA CONCERTO

IL FARO INDIE X SPAGHETTI UNPLUGGED INTERVISTA CONCERTO

29 Marzo 2019 0 Di ilfaroindie

“Potrai essere indifferente a tante regole della società, a tanti modi di vivere, a quello che dice tua madre e comunque alla fine non sarai cosi felice. Una presa a male. Però se c’è l’elettronica sotto, cassa dritta, si balla e quindi va bene comunque.”
Abbiamo incontrato i Concerto, duo composto da Alessandro Donadei e Biancamaria Scoccia, prima della loro esibizione allo Spaghetti Unplugged e abbiamo parlato della loro scelta di lasciare l’inglese, dei prossimi progetti e della loro attitudine elettronica, ma non solo di quello…


“Concerto” Aiutateci ad orientarci, da dove arriva questo nome?

Alessandro: La colpa è mia, nella fase iniziale del progetto, in cui Bianca ancora non era presente, ho cercato un nome che fosse italiano ma che avesse anche un’intenzione internazionale e Concerto mi è sembrato il nome giusto in quanto, derivando dal mondo della musica classica, è una parola che viene capita anche fuori dai confini nazionali.

Potevate “essere bravi, due cristiani con gli amanti, affogare i vostri pianti dentro una piscina della villa col giardino”… Invece chi avete scelto di essere?

Bianca: “affogare i vostri pianti dentro una piscina della villa col giardino”… quanto odio il mio vicino. 
In realtà il vicino lo odiamo veramente perché ha sempre la TV sparata. Però no, abbiamo deciso di essere gli indifferenti, come dice il succo del brano: potrai essere indifferente a tante regole della società, a tanti modi di vivere, a quello che dice tua madre e comunque alla fine non sarai cosi felice. Una presa a male. Però se c’è l’elettronica sotto, cassa dritta, si balla e quindi va bene comunque.

Infatti l’impressione è che, oltre ad una superficie musicale con questa “cassa dritta che ti fa ballare”, ci sia una narrativa ben precisa supportata da testi che raccontano delle piccole storie come fossero un cortometraggio. E’ una contrapposizione voluta?

Bianca: Noi partiamo sempre dall’elettronica, non nascendo come cantautori è la musica ha dettarci un po’ le cose da dire e quindi possiamo dire che c’è una narrativa ispirata dalla base musicale. Ma le storie sono sempre 100% personali.
Alessandro: E poi dal punto di vista testuale cerchiamo di lasciare libera interpretazione, restando sempre su discorsi generici e non descrittivi.

“Mi accarezzi via” è descritta come un’esplosione in pieno petto. Una storia di sentimenti. Cosa racconta?

Alessandro: è un salto nel passato, ho cercato di tirar fuori le sensazioni che si possono provare durante i primi appuntamenti. Nella mia testa parla del primo incontro tra due ragazzini…
Bianca: …ah, quindi non ero io [ride, nd]
Alessandro: io dico in generale, poi a te che te ne frega. [Bianca ride, nd] In realtà, come dicevo, il brano parla di quelle sensazioni adolescenziali che non troverai mai più.

Avete delle sonorità molto internazionali, non per niente inizialmente accompagnate da testi in inglese. La scelta di passare all’italiano nasce da una vostra necessità di esprimervi in modo più personale o da quella di avvicinare questa internazionalità al pubblico nostrano?

Bianca: Entrambe le cose. La scrittura in inglese per noi non è mai stata facile essendoci sempre la paranoia della frase detta perfettamente e la difficoltà nell’esprimere un concetto che in un’ altra lingua in realtà non si può proprio far passare, cosi come la pronuncia. Quindi lo abbiamo fatto un po’ per questo, un po’ per avvicinare l’elettronica al mondo musicale italiano.

Curiosando su di voi abbiamo scoperto una playlist spotify che si chiama “Concerto?” e che descrivete come “2ore e 55min del nostro bipolarismo musicale”. Tra i pezzi a caso che vi fanno volare si passa da Etienne de Crecy ai Disclosure, dai Tears for Fears a Billie Eilish. Poi all’improvviso spunta Dalla. Come si inserisce nel vostro mondo un cantautore come lui?

Bianca: Dalla è un musicista, ha sempre scritto da musicista, suonava jazz, ha sempre studiato nelle orchestre… e per noi è interessante il suo passaggio da una musica “colta” ad una più pop. E poi il suo modo di scrivere è molto complesso sia nelle linee testuali che in quelle melodiche e ci da mille spunti.

Di una vostra intervista ci è rimasto in testa quanto, durante i vostri set, per voi fosse importante l’interplay, cioè il riuscire a comunicare senza parlare. Facendo coppia nella vita di tutti i giorni, oltre che musicalmente, immaginiamo che questo interplay possiate viverlo anche quotidianamente. Quanto questo guardarsi e capire all’istante cosa si vuol fare influenza il vostro progetto artistico?

Bianca e Alessandro: L’interplay noi ce l’abbiamo ad esempio quando iniziamo a cantare nello stesso momento con la stessa tonalità lo stesso pezzo e ci guardiamo chiedendoci se c’è qualcosa che non va. Però sul palco è proprio un’altra cosa ed è fondamentale per suonare insieme, per fare uno show dove ti diverti, per portare un live ad un livello differente. E si ripercuote anche nella scrittura: siamo in evoluzione, stiamo rivalutando i nostri ruoli cercando degli stimoli per fare cose nuove.

A breve uscirà il vostro ep OK CONFESSO. Poi? Prossimi appuntamenti?

Bianca: Il 10 aprile uscirà il nuovo singolo Burrocacao al quale farà seguito l’Ep Ok Confesso.

Ci sono artisti per cui siete in fissa in questo momento?

Bianca e Alessandro: Siamo appena tornati da Londra solo per vedere un concerto, non abbiamo visto altro oltre che un negozio di vinili. Il live era dei Simian Mobile Disco, un duo elettronico che l’anno scorso ha fatto uscire un disco che si chiama Mumuration che ormai ascoltiamo ininterrottamente da diverso tempo e in più abbiamo scoperto questa tipa della quale ho anche comprato la maglietta, Charlotte Adigéry. 
Non siamo grandi ascoltatori di musica italiana purtroppo, anche se ad esempio ultimamente Fulminacci ci è piaciuto molto.


Intervista a cura di Federico Clemente