Il Faro Indie intervista i Cara Calma

Il Faro Indie intervista i Cara Calma

16 Marzo 2019 0 Di ilfaroindie

Questa settimana abbiamo avuto il piacere di intervistare i Cara Calma, ad una settimana dall’ uscita del loro secondo album Souvenir, la cui recensione potete trovare qui: http://www.ilfaroindie.it/2019/03/05/cara-calma-souvenir-recensione/

Insieme dai primi giorni del 2017, i Cara Calma sono Gianluca (ex UponThisDawning), Cesare (ex My Breathing Harmony), Fabiano (ex My Breathing Harmony Koen) e Riccardo. Quattro esistenze musicali diverse e distanti: mentre Gianluca calcava importanti palchi statunitensi grazie al contratto discografico con la label californiana FearlessRecords, Cesare e Fabiano erano protagonisti di un interessante progetto post-hardcore spacca muri.


Iniziamo con una domanda per chi vi conosce da poco: salta all’occhio subito la particolarità del vostro nome Cara Calma; ci sapete dire qualcosa di più?

Cesare: il nome Cara Calma racchiude un concetto, una sorta di Mantra, che ripetiamo a noi stessi: Prendere le cose con la giusta calma, gustarsi il viaggio senza bruciare le tappe. E’ questo che amiamo del nostro nome, ci dà un senso di pace e tranquillità che in relazione al genere di musica facciamo, crea il giusto contrasto. E poi va beh, c’è anche il fattore dell’eufonia che non è mai da sottovalutare.

 

In cosa pensate di essere cambiati rispetto all’esordio?

Riccardo: Rispetto all’esordio abbiamo acquistato senza dubbio la consapevolezza di quello che siamo e di quello che vogliamo arrivi della nostra musica alla gente. Il disco d’esordio è un po’ per tutti un esperimento, ti trovi a scrivere con la naturalezza di chi sta giocando e se sei ispirato le canzoni vengono da sole, senza programmare quali possano essere i limiti. L’approccio al secondo disco è una cosa completamente differente, hai memoria del primo lavoro, sai cosa vuoi comunicare ed oltre al cuore nella scrittura dei pezzi ci metti anche un sacco di testa. L’obiettivo di tutti è sempre stato scrivere un album migliore del primo, trovare un’identità più marcata senza però snaturare quanto fatto agli esordi, perché in fondo noi non siamo cambiati poi molto, siamo i soliti quattro ragazzi che hanno bisogno di urlare tutto quello che provano, e di voce in gola ne abbiamo ancora molta.

 

Com’è lavorare con un grande artista come Karim degli Zen Circus?

Fabiano: Abbiamo avuto modo di lavorare con Karim sin dal nostro disco d’esordio “Sulle punte per sembrare grandi” ed il solo fatto che la collaborazione sia continuata anche per Souvenir la dice lunga. Oltre a stimarlo moltissimo come musicista una delle cose che più apprezziamo è la sua vasta conoscenza della storia musicale e dei generi più disparati, una sorta di enciclopedia vivente. Abbiamo coltivato sin dall’inizio un bellissimo rapporto con lui che ci ha portati a considerarlo un vero e proprio fratello maggiore

 

Nell’ultimo album sono presenti due collaborazioni non da poco, Ivo Bucci dei Voina e Luca Romagnoli dei Management. Com’è stato collaborare con loro? Queste particolari alchimie si concretizzeranno sul palco?

Cesare: Lavorare con loro è stato davvero stimolante. Abbiamo avuto il piacere di stare qualche giorno in studio con Ivo che abbiamo scoperto essere una persona davvero concreta, prende le cose di petto e lavora sodo. Oltre ad essere un ottimo cantante è diventato un vero amico per noi, e siamo fieri di aver collaborato con lui. Lo stesso possiamo dire di Luca, anche se per questioni logistiche siamo stati costretti a lavorare a distanza. Abbiamo apprezzato moltissimo la sua interpretazione estremamente personale di un pezzo (Universo) a cui siamo davvero affezionati. Ci sarà sicuramente occasione di vederli calcare il palco con noi e non vediamo letteralmente l’ora!

 

In Il mio rifugio cantate: “Vi aspetteremo sui palchi perché possiate salvarci.” In Fango cantavate: “Ci ricorda che ogni cosa la dobbiamo a voi.” Alla luce di questi versi, ci potete dire com’è il vostro rapporto con i fans e quanto aiuta avere ormai una base di ascoltatori ben consolidata per una band emergente come la vostra?

Gianluca:  Sinceramente siamo convinti che il rapporto con i propri fan sia fondamentale indipendentemente da quanto tu possa essere più o meno emergente! Amiamo interagire con loro, chiacchierare dopo i concerti: con tanti di loro siamo pure in contatto quasi quotidianamente. Il bello della musica è proprio la possibilità di conoscere nuove persone  con cui condividere la cosa più bella che ci sia! E poi, come diciamo sempre, senza di loro tutto questo sarebbe solo un palco di fronte al nulla.

 

Cosa vi aspettate da questo nuovo tour che inizierà tra brevissimo?

Riccardo: Non vediamo davvero l’ora di cominciare a suonare. Aspettiamo questo momento da Ottobre e finalmente venerdì (15 Marzo, release party @ Latteria Molloy) si parte. Sicuramente ci aspettiamo di allargare la nostra famiglia, di incontrare gente nuova ed interessante, come è stato per il tour del primo disco. Poi che ci si trovi di fronte a 500 persone o 50 per noi cambia poco, l’attitudine e l’approccio al live saranno sempre gli stessi, perché l’unica cosa che conta è suonare sempre come fosse l’ultima data, come fosse ogni volta il palco migliore mai calcato, solo così riusciamo a dare il meglio di noi e sfogare tutto ciò che abbiamo dentro.

 

La musica indipendente ormai è perlopiù caratterizzata dall’uso dei synth e dall’abbandono degli strumenti “tradizionali”; voi, essendo una delle mosche bianche di questo ambiente, pensate di riuscire a far espandere l’uso e l’ascolto dei chitarroni, o questo rimarrà un album destinato ad un pubblico più di nicchia? Pensate che in tal senso il 2019 possa rappresentare un anno di svolta?

Fabiano: Pensiamo che la svolta in questa direzione sarebbe più che gradita anche se non dovesse arrivare da noi. Crediamo che lo scopo della musica fatta con sincerità sia quello di arrivare a toccare l’anima di più persone possibili e, (nonostante non ci sentiamo bandiere di una nuova tendenza) quello di rappresentare qualcosa per una comunità, grande o piccola che sia.  Brindiamo e ci auguriamo il meglio per questo nostro secondogenito “Souvenir”, che nel bene o nel male rappresenterà per noi un ricordo da tenere stretto.

 

Dove vogliono arrivare i Cara Calma?

Gianluca: Quello che vogliamo è sicuramente continuare a fare musica nella maniera che ci piace e ci rappresenta, suonare il più possibile, conoscere tanta gente perché è quello che ci fa stare bene. Grazie a tutti!

 

Intervista a cura di Nico Baragliu e Serena Pizzuti

Foto di Valentina Cipriani