IL FARO INDIE intervista BARUFFA

IL FARO INDIE intervista BARUFFA

5 Marzo 2019 0 Di ilfaroindie

Questa settimana, noi de Il Faro Indie, vi presentiamo una chicca di Matilde Dischi, a cui teniamo davvero molto.

Loro sono Emanuele Rossi, Enrico Da Rù e Marco Marabese, in arte “Baruffa“, un nome che fa sorridere, un po’ come la sua provenienza, deriva dal nome del bar in cui i tre abitualmente si incontravano, ed è stato scelto anche per il forte contrasto tra l’idea che la parola suggerisce (baruffa = zuffa con le mani) e l’indole pacifica dei componenti della band.

Noi li abbiamo incontrati in occasione dell’uscita del loro nuovo singolo “Nevrotica Asociale” (che potete ascoltare anche nella nostra playlist di Spotify) e abbiamo conosciuto il loro mondo e la loro musica attraverso gli artisti e le canzoni che li hanno ispirati negli anni precedenti.

Il risultato è una panoramica musicale davvero molto interessante, oltre che la storia di tre amici e di un progetto musicale che ci auguriamo possa diventare sempre più grande e conosciuto.

 

Come e quando nascono i Baruffa e qual è la loro idea di musica?

Siamo nati nell’estate del 2016, quando, dopo più di quattro anni in cui io (Lele, voce e basso), Enrico (chitarra) e Marco (tastiere) eravamo coinvolti insieme in un altro progetto, abbiamo deciso di ripartire da capo.

Dovevamo capire cosa volevamo veramente dire, dopo mesi di lavoro ci siamo resi conto che la via migliore era raccontare semplicemente di noi, parlare di quello che viviamo tutti i giorni, direttamente o indirettamente.

Questo, oltre che nelle parole, si è riversato anche nella musica. Le strutture delle canzoni, infatti, sono molto dirette e immediate. Nei suoni abbiamo cercato di conciliare la suonata più o meno rock (chitarra, basso e batteria) e la sperimentazione elettronica, alla quale ci siamo approcciati per la prima volta in questo progetto.

 

 

Quali sono le vostre influenze musicali?

Tra i “Baruffa” non abbiamo molte influenze in comune. Quindi è meglio che ognuno risponda per sé.

Enrico: “Nell’adolescenza ho ascoltato e suonato molto hard rock, quindi ACDC, Iron Maiden, Guns n’ Roses, eccetera. Poi mi sono soffermato sul mondo underground italiano, Subsonica e Verdena su tutti. In più posso citare i King of Convenience e De André, in particolare il disco ʹLa buona novellaʹ, meraviglioso..”

Marco: “I Genesis sono quelli che mi hanno più influenzato, li adoro. Li ho sempre ascoltati e continuerò ad ascoltarli. Poi ascolto tanta musica jazz, o comunque derivata dal jazz. Studiando il sassofono mi è venuto quasi naturale. Per dire i primi due che mi vengono in mente: Mike Stern e Raphael Gualazzi.”

Lele: “Zucchero è stato il mio primo amore, i miei genitori frullavano le sue cassette nei viaggi in macchina. Alle medie ho avuto una folgorazione per Max Pezzali, mi sembrava di vivere tutto quello che sentivo cantato da lui. Poi al liceo sono arrivati i cantautori: Rino Gaetano, Vasco Rossi, Guccini e Modugno su tutti. I primi anni dell’università ho ascoltato molto il grunge, soprattutto i Pearl Jam.”

Luca (batteria): “Da ragazzino ho ascoltato tanto rock, o comunque musica anni ʹ70. Amo tutto il repertorio dei Pink Floyd. Poi ho suonato per anni in una band rock underground italiana, di conseguenza ho approfondito quel mondo, in particolare gli Afterhours. Da qualche anno ho riscoperto i Red Hot Chili Peppers.”

 

Nel vostro ultimo singolo, Nevrotica asociale, vi rivolgete a un’ipotetica ragazza. Da dove prendete ispirazione per i vostri brani? Sono episodi di vita vissuta o vi lasciate andare all’immaginazione?

In Nevrotica asociale, in realtà, ci rivolgiamo a una ragazza in particolare, che frequentavamo qualche anno fa e che nessuno di noi sopportava. Come in questo caso, nei testi cerchiamo sempre di raccontare qualcosa che abbiamo vissuto, che vorremmo vivere o che qualcuno a noi vicino ha vissuto.

 

 

Com’è nato il rapporto con Matilde Dischi?

Nel 2016 abbiamo iniziato a collaborare con Davide Maggioni, un produttore di Garlasco (PV) che già allora era direttore artistico della Rusty Records, un’etichetta indipendente di Milano. Nel 2018 Davide ha creato la Matilde Dischi, più indirizzata verso il mondo “indie”, e ha deciso di inserirci.

 

Quali sono i concerti piú belli a cui avete partecipato? (Come pubblico)

Rispondiamo una alla volta anche in questo caso.

Marco: “Raphael Gualazzi al Gran Teatro Geox di Padova e Mike Stern al Teatro Sociale di Rovigo.”

Luca: “The wall di Roger Waters allo Stadio Euganeo di Padova e I Subsonica a Napoli”.

Enrico: “Iron Maiden a Trieste e Jethro Tull a Codroipo”.

Lele: “Pearl Jam all’Heineken Jammin Festival di Venezia, Bruce Springsteen all’Euganeo di Padova, Vasco Rossi a Lignano Sabbiadoro e Chris Cornell a Verona.”

 

I vostri tre fondamentali?

Possiamo dirvene quattro? Uno a testa.

Una nave in una foresta” dei Subsonica, “Selling England by the Pound” dei Genesis, “Miserere” di Zucchero e “The song remains the same” dei Led Zeppelin.

 

Quali sono i progetti futuri di “Baruffa”?

Vogliamo far uscire qualche altro singolo, nel frattempo finire l’album per poi pubblicarlo e cercare di suonare dal vivo il più possibile.