Souvenir – Cara Calma e il ritorno dei chitarroni

Souvenir – Cara Calma e il ritorno dei chitarroni

5 Marzo 2019 0 Di ilfaroindie

Cara calma, ad un anno dall’esordio: Souvenir il nuovo album

 

Tornano i Cara Calma che con il singolo Rodica, rilasciato il 15 febbraio 2019, avevano già lasciato intendere che, a distanza di un anno, sembra non abbiano più bisogno di mettersi Sulle punte per sembrare grandi. Ce lo dimostrano e lo raccontano con il loro nuovo album, Souvenir, in uscita l’8 marzo. Un progetto decisamente più maturo, targato Phonarchia Dischi e Cloudhead Records, che vanta sia la produzione di Karim Qqru (The Zen Circus), sia collaborazioni di spessore come quelle di Luca Romagnoli (Management) e Ivo Bucci (Voina), senza per questo subire ingenti contaminazioni o influenze che possano stravolgere l’anima della band, ad un anno dall’esordio. 

 

Recensione Souvenir

 

Ad un primo ascolto, Souvenir colpisce per la totale assenza di suoni edulcorati, lontani ed anacronistici rispetto alla scena indie italiana attuale, che di contro sembra ormai essere tiranneggiata dall’uso di synth, autotune imposti, e rivestita da una patina di pop troppo spesso scadente. I Cara Calma rimangono invece fedeli a loro stessi, e per questo autentici. Le chitarre sono, insieme ad un cantautorato spiazzante, le protagoniste di tutto l’album, ne sporcano il suono dettando atmosfere cariche, adrenaliniche, crude, squarciate da testi dalle tinte forti. Nell’insieme si viene a creare una sorta di monologo musicale spietato, che lascia l’ascoltatore completamente travolto da un fiume in piena, interrotto sapientemente solo da una batteria decisa, che restituisce ritmi incalzanti e quasi frenetici. C’è tanto, troppo, da dire in 35 min scarsi, durata dei 10 pezzi che compongono Souvenir, per potersi concedere il lusso di un ritmo cadenzato, di pause diluite, un lusso che finirebbe per snaturare la composizione.

 

Composizione che ha come cardine anche e soprattutto dei testi caratterizzati da un cantautorato italiano decisamente più ricercato, disilluso e senza fronzoli rispetto ai testi dell’album di esordio, come Rispettare i centimetri. Nei testi dei Cara Calma il linguaggio è permeato da un realismo a tratti crudo e crudele, che non lascia scampo, ma lontano da banali cinismi. Si tratta di testi essenziali, minimalisti, il messaggio da comunicare necessita di un canale rapido, diretto, senza mediazioni metaforiche, come una doccia fredda che accompagni l’ascoltatore, graffiandolo, insieme alle chitarre che irrompono in una singolarissima armonia. Anche i temi trattati sono di tutt’altro spessore: relazioni interpersonali, come in Universo o In tutti i dettagli; dinamiche relazionali fra l’individuo ed una moltitudine di altri, la società con le sue leggi non scritte, come in Il Mio rifugio, Otto ore ft. Voina,  e Mobili; persino fra l’individuo e se stesso, in pezzi come Tu sei la guerra e Seconde Occasioni. Rimane una singola colonna portante: una sorta di inadeguatezza di fondo (“Svegliarsi, guardarsi negli occhi sentendoci adatti, e poi ritrovarsi ancora distanti” – In tutti i dettagli), l’impressione di essersi smarriti, di essere al posto sbagliato, un non riconoscersi più (“Svuoto i mobili per trovare ciò che ho perso fra la gente” – Mobili). La dolorosa consapevolezza che, in un momento non ben precisato, ci sia stato un irreparabile cortocircuito dal quale si inizia, seppur a fatica, a rimettere insieme i pezzi (“Cadiamo in un attimo come pezzi di domino” – Otto ore). Dieci pezzi, quelli dei Cara Calma in Souvenir, titolo evocativo dell’album: il souvenir di quello che siamo stati prima e dopo la ricostruzione di noi stessi.


V.B.