SPECIALE SANREMO: “Ma che te urli?”

SPECIALE SANREMO: “Ma che te urli?”

7 Febbraio 2019 0 Di ilfaroindie

Premessa: cercherò di essere buono, mi piacerebbe parlare solo delle canzoni come se non conoscessi gli autori dei brani e non sapessi cos’altro hanno scritto, ma ognuno ha un passato, che ci piaccia o no!

Inizia il festival ed io mi sento come Willy Coyote quando sta per prendere Beep Beep. Iniziamo non tanto bene, ma può succedere, dai…formazione nuova, nuovi cantanti, un po’ lo sapevamo ma, dopo un’oretta che il Festival non decolla, inizio a pensare che, proprio come Silvestro non prenderà mai Titti, questo Festival non prenderà mai il volo. Almeno con i Looney Toons mi divertivo, mentre questo è un po’ il festival della noia.

Arrivano forzate e contenute le battute di Claudio Bisio che per evitare di creare polemiche non si espone, esattamente come richiesto dagli autori; poi fa un appello ai giornalisti per placare le polemiche contro Baglioni. Le gag sono viziate dalla rigidità della conduzione e non mancano di certo i problemi tecnici, per il resto… No! Anche la musica lascia molto a desiderare.

 

 

Per la categoria “Urlatori”
Qualcuno spieghi ad alcuni cantanti, che il tono si può regolare e che urlare non è sinonimo di emozionare. Partiamo da colui che ha aperto il festival, Francesco Renga che non rende giustizia al buon testo di Bungaro; il tema universale della madre non arriva a toccare i suoi figli.

Nek, Anna Tatangelo e Arisa formano il resto di questo gruppetto con l’ultima che ha scambiato l’Ariston per gli studi della Disney, e la sua canzone “Mi sento bene” chiudendo gli occhi sembrava quella di un Musical. Io mi chiedo: “ma non bastavano già Il Volo?” e poi “ma che vi urlate?”.

Loredana Bertè canta “Cosa ti aspetti da me”, ed è proprio perché non le si chiede niente che stupisce, forse più per la forma fisica, ma ottiene consensi e con quelle gambe, forse, può correre per la vittoria, anche perché potrebbe essere una delle sue ultime occasioni.

Per la categoria “Delusioni”
Ci sono i miei amati The Zen Circus e Motta proprio perché le aspettative c’erano, eccome. I primi hanno fatto il loro, ma non c’è stato il fuoco, la puzza di sudore e la crudezza classica che conosce chi li segue.

Per Francesco, invece, si apprezza il tentativo ma siamo lontani da quelle che sono le sue potenzialità di autore e compositore; ci sono suoi brani che avrebbero vinto Sanremo senza nemmeno essere cantati.

 

Il pezzo più radiofonico mi risulta essere quello di Paola Turci, che ha fatto una buona esibizione, sarà l’esperienza o semplicemente un buon connubio tra testo e melodia ma la sua “L’ultimo ostacolo” convince molti, me compreso.
Ci vuole molto coraggio a guardare Sanremo, fino alla fine” citando una vecchia canzone degli Ex-Otago, eppure ne vale la pena per aspettare questi ragazzi che, con tanta semplicità, raccontano l’amore adulto e duraturo che di semplice ha proprio poco.

 

 

Tra i miei preferiti anche Achille Lauro che non la smette di sorridere e fa quello che il suo personaggio deve fare: far rabbrividire i conservatori della bella musica e mi sembra pure che si sia diverta nel farlo.
Ghemon non si snatura e tira fuori un pezzo con un bel ritornello a tinte rosa. Stile e umiltà, bravo!

I Negrita fanno i bravi ragazzi e dimostrano, dopo anni, di saperci ancora fare. Mi auguro diano un po’ della loro fiducia ai The Zen.
Mi sono già espresso sul testo di Daniele Silvestri che spero venga capito e di cui riporto una frase che mi sembra abbastanza incisiva.

“Avete preso un bambino che
Non stava mai fermo
L’avete messo da solo
Davanti a uno schermo
E adesso vi domandate se sia normale
Se il solo mondo che apprezzo
È un mondo Virtuale

I Boomdabash portano un po’ di sole del Salento, anche se non proprio al massimo della loro luce. Buone le parole di Cristicchi, ma niente di più. Ottimo Mamhood che porta qualcosa di diverso dal solito parlando di ciò che tutti conosciamo sicuramente più dell’amore, ovvero “Soldi”, come recita il titolo della canzone. Non mi dilungo sugli altri, a proposito dei quali ho poco da dire, né sorpreso ma nemmeno deluso.

La classifica temporanea colloca tutte le nuove proposte nella zona rossa e tanti altri sopravvalutati nella zona blu, spero che le cose si ribaltino. Sul podio mi piacerebbe vedere, Ex-Otago, Silvestri e Ghemon anche se non sarà mai così.

Voi invece sul podio chi vorreste? Ne riparliamo dopo la finale?

 

Ps: “A ridatece er maestro Vessicchio ch’è n’istituzione!”

 

Carlo B. Per il Faro Indie