SPECIALE SANREMO: “Il Festival dei buoni”

SPECIALE SANREMO: “Il Festival dei buoni”

3 Febbraio 2019 0 Di ilfaroindie

Il 69° accontenta tutti!

 

Il Sanremo dell’eterogeneità.

Almeno così potrebbe apparire: artisti semiscosciuti, generi musicali diversi insieme a qualche vecchia gloria del passato. Ma ho usato il condizionale poco fa e questo perché, in realtà, tutti i 24 cantanti in gara sono attualmente, chi per un motivo chi per l’altro, sulle giuste frequenze.

 

 

Il pop è il legante per eccellenza, ma quest’anno il festival registra la partecipazione di alcuni esponenti della corrente “indie” e di quella rap, trap. Il motivo è presto spiegato, negli ultimi anni questi “generi” sono i più ascoltati in Italia, e per logica, si può diventare popolari mantenendo per esempio un attitudine punk.

Loredana Bertè lo fa da una vita e dopo il successo della scorsa estate, rieccola apparire sul palco dell’Ariston con un pezzo scritto, tra gli altri, da Gaetano Curreri. Tra i veterani ci saranno Paola Turci, a cui il festival ha cambiato di nuovo la vita , Anna Tatangelo che a 32 anni potrebbe partecipare tra le nuove proposte invece di festival ne ha fatti 8, Nek che si ripresenta con un pezzo d’amore e Francesco Renga che porta un pezzo dedicato alla mamma scomparsa trent’anni fa e che evidenzia la bella penna di Bungaro.

 

Poi abbiamo un terzetto di quelli che “ahò Sanremo l’ho già vinto” ma forse non avevano molto da fare e quindi Cristicchi riesumato dai teatri, Arisa fresca di nuova etichetta e Il Volo più grandi di dieci anni rispetto al loro inizio.

Altro gruppone è quello degli ex concorrenti dei talent, da Roba è passato da X Factor, Amici e Sanremo Giovani, un po’ come Enrico Nigiotti che porta un pezzo autobiografico dedicato al nonno scomparso che si chiama per l’appunto “nonno Hollywood”.

Irama che porta un brano ispirato dall’incontro con una ragazza con il pacemaker (Irama al contrario si può considerare anche un po’ “indie” ). Ci sono i duetti Carta-Shade sulla scia del precedente brano “Irraggiungibile” e la coppia inedita Pravo-Briga.

Sempre dai talent ma con una carriera meno alla ribalta e più da autore è Mahmood che per quanto mi riguarda ha già vinto, unico a portare un inedito che non sia solo in italiano, infatti all’interno del testo ci sono due piccole parti in egiziano e, secondo me, anche il festival della canzone italiana ha bisogno di essere un minimo multiculturale, visto come stiamo e, come se non bastasse, uno degli autori è Durdast, ovvero uno dei produttori migliori che abbiamo del Bel Paese.

 

 

A proposito di Italia, addentriamoci nel nostro pane quotidiano e vediamo in che modo Motta chiede al suo amore “Dov’è l’Italia” dichiarando che “ti amo è una delle frasi più politiche che ci siano“. Devo dire che Francesco si confronta con un tema che rischia di essere un buco nell’acqua, in quanto non scende in profondità ma lo dovremmo ringraziare comunque perché in un festival di buoni sentimenti almeno una canzone prova a dare luce a un tema diverso, o almeno spero.

Siamo in piena zona indie e per me i fanti di questa scacchiera sono i The Zen Circus che non ho dubbi manterranno il loro aplomb e spaccheranno tutto sul palco, mi spiace ma sono di parte, e poi ci sarà con loro Brunori nella serata dei duetti.

I Boomdabash portano il sole e la loro attitudine reggae e vi ricordo che Ketra insieme a Takagi è uno dei produttori che ha firmato i successi degli ultimi anni. Gli unici genovesi sono gli Ex-otago che propongono una ballata sulla scia di “Tutto Bene” e potrebbero ottenere un buon risultato da questo Sanremo. Forse meno indie ma cugini alla lontana degli Zen, sono i Negrita che tornano sul palco dopo 25 anni di carriera.

 

A parte Ultimo che pare il favorito ma credo si sbaglino, chiudo con gli ultimi 4 partecipanti: Achille Lauro che, per chi non lo conoscesse, sarà una rivelazione e i democristiani conservatori del Festival lo odieranno, io mi divertirò un sacco e credo anche che il brano abbia una certa potenzialità, firmato tra gli altri da Davide Petrella, già autore di molti testi italiani tra cui alcuni brani di “Possibili Scenari“.

 

A rappresentare la categoria Hip Hop, sono contento ci sia un maestro come  Ghemon. Con “Rose Viola” il cantante di Avellino parla al femminile prendendo il punto di vista di una donna, nei duetti stravolgerá il brano insieme ai Calibro 35 e Diodato. Il premio “testo con maggior parole” e al momento il più interessante, mi risulta essere “Argento vivo” di Daniele Silvestri scritto insieme al rapper Rancore, che lo interpreterà con lui, e all’amico Manuel Agnelli che salirà sul palco nella serata dei duetti.

 

Se le voci su Nino D’angelo e Livio Cori fossero vere, potrebbero essere loro i vincitori a mani basse.
Tutto qui? Io la pulce nell’orecchio ve l’ho messa e se avete letto tutto siete meglio del 75% dei lettori che condanna la Crusca basandosi sul titolo di un quotidiano passato per caso sotto il loro naso.

 

Ci sentiamo dopo la prima serata per valutare le performance.

 

Carlo B. Per il Faro Indie