Il Faro Indie X Spaghetti Unplugged: Intervista Bonsai Bonsai

Il Faro Indie X Spaghetti Unplugged: Intervista Bonsai Bonsai

7 Gennaio 2019 0 Di ilfaroindie

I Bonsai Bonsai sono un quintetto livornese che prende definitivamente forma nel 2015. Il sound della band ricerca la psichedelia con innesti elettronici, alternando tempi dilatati a ritmi serrati e distorti. Abbiamo avuto modo di incontrarli e farci quattro chiacchiere con loro durante Spaghetti Unplugged.

Bonsai Bonsai, un nome piuttosto particolare: da dove arriva?

Principalmente arriva dalla mia reale passione per l’arte dei Bonsai e cercando un nome per il nostro progetto ci siamo resi conto che ci stava con la psichedelia del genere e, soprattutto raddoppiandolo, ci suonava bene.

Come nasce il progetto Bonsai Bonsai?

Ci conosciamo da quando abbiamo 12 anni e siamo cresciuti insieme, sono nati prima i rapporti interpersonali che quelli musicali. Più tardi è entrato Francesco con le tastiere che ci ha svoltato completamente il sound.
Francesco: anche io ero loro amico da sempre e in realtà prima di entrare nella band ero un chitarrista ma pur di suonare con questi ragazzi mi sono reinventato tastierista [ridono, n.d.]

Finalmente ci troviamo davanti ad un gruppo che sperimenta. Sono chiari i riferimenti al progressive rock europeo ma al tempo stesso è presente una ricerca che porta il vostro progetto ad essere attuale. Diversi e attuali, vi piace come definizione?

Sì, ci sentiamo piuttosto ambivalenti. Se da un lato ricerchiamo suoni psichedelici con synth particolari poco attuali e poco pop, dall’altro lato a livello melodico e armonico penso che il messaggio arrivi a tutti.
E siamo contenti di avere questo animo psichedelico insieme a questo lato più diretto… era un nostro obiettivo.

In Italia negli ultimi anni spopolano le sonorità pop tipiche dell’ITPOP e la Trap, quanto è difficile trovare spazio per chi invece porta avanti progetti più ruvidi e ricercati come il vostro?

Sicuramente non è un momento facile per il nostro gusto e quello che scriviamo, abbiamo fiducia nel fatto che alla fine la musica è una cosa che va un po’ oltre gli schemi nonostante l’industria in questo momento è volta verso sonorità più pop. Sicuramente è difficile ma noi speriamo che il nostro messaggio, magari trainato dal nostro lato più diretto, arrivi.

La copertina del vostro disco raffigura un uomo avvolto tra foglie e radici che si fanno strada fino ai vari orifizi del volto, un’ immagine piuttosto forte e psichedelica. C’è una correlazione uomo natura e un messaggio particolare nascosto in questa visione?

Questo EP [Bonsai Bonsai] è nato con una totale inconsapevolezza da parte nostra, abbiamo buttato giù quello che ci suonava bene e per questo è un disco molto spontaneo, argomento che abbiamo approfondito nei testi.
Inoltre c’è dietro anche un duplice rapporto con la Natura: quello buono ma anche quello che ti può causare qualche problema a livello interiore.
La copertina in particolare è stata realizzata da Niccolo Pagni che è un nostro amico e un grafico eccezionale e volevamo mettere in luce questo duplice rapporto con la Natura.

Quali sono i vostri ascolti in questo momento? C’è un artista per il quale siete particolarmente in fissa?

Federico: ultimamente ho molte influenze alternative inglesi [Everything Everything, Foals] ma comunque ascolto generi molto vari.
Francesco: sono intrippato completamente con gli Unknown Mortal Orchestra e mi sto anche appassionando alla musica elettronica. in campo italiano un artista di riferimento è sicurmente Iosonouncane.
Alberto: sono sempre stato molto legato ai Beatles che al loro interno hanno molta psichedelia ed è importantissimo come ascolto.
Federico: ho sempre ascoltato gruppi alternativi, sono fissatissimo con Jeff Buckley, i Nirvana, Radiohead e Alt-J.
Pietro: sono in fissa con gli Air, oltre ai Tame Impala e tutti gli artisti alternative più in voga.

Abbiamo comunque ascolti parecchio eterogenei e questa cosa penso sia fondamentale anche artisticamente.


Intervista a cura di Marco Perrotta e Federico Clemente.