IL FARO INDIE X LINOLEUM: Intervista a Venerus

IL FARO INDIE X LINOLEUM: Intervista a Venerus

28 Novembre 2018 0 Di ilfaroindie

Venerdì 23 Novembre abbiamo assistito al live di Venerus, all’interno della serata organizzata da Asian Fake e Linoleum al RocketClub di Milano.

Prima del live abbiamo fatto una chiacchierata con Andrea che ci ha raccontato com’è lavorare a fianco di artisti del calibro di Orang3, del suo EP “A che punto è la notte” e di come si vede tra qualche anno; scoprite tutto questo nell’intervista trascritta qui sotto oppure in formato video qui di seguito:

 

 

Stasera siamo qui con Andrea Venerus in arte Venerus, classe 1992, parliamo un po’ di te, da quest’anno fai parte del roster di Asian Fake, come vi siete incontrati e com’è nata questa collaborazione?

Ho conosciuto Orang3 circa un anno e mezzo fa per assurdo, a casa mia, un amico era venuto a trovarmi e stava lavorando a delle collaborazioni di Orang3 e, quando un anno dopo ho fatto uscire un po’ di materiale mio, lui è stato il primo a scrivermi e a chiedermi di passare in studio.

 

Fai parte del panorama musicale attuale che è caratterizzato da tematiche e suoni simili invece, secondo me, ti distingui, sei un po’ quasi internazionale come sound, come fai a far combaciare le due cose? Tu scrivi in italiano ma suoni come se fossi straniero…

Sicuramente il fatto che ho preso forma su un solco che era internazionale, per me la musica è sempre stata inglese / americana da quando sono adolescente; i miei riferimenti erano nomi inglesi, non mi è venuta la preoccupazione di fare parte di una scena stabilita, mi sono sempre fatto gli affari miei. Per cui quando mi sono trovato a cantare in italiano, ho continuato a seguire questa idea.
Il risultato è che magari non ho un volto in mente a cui ispirarmi, ma questo rende la cosa un po’ più mia.

 

Se dovessimo parlare di influenze hai tanti nomi da farci? 

Per fortuna non mi fisso sulle cose, continuo a fare molta ricerca, in più non ho una memoria che mi aiuta in queste situazioni, affronto la scoperta musicale come un appassionato di letteratura legge i libri, leggi qualcosa che affronta certe tematiche, poi altri che parlano di altro… la mia ricerca è un po’ così, spontanea. Sicuramente c’è tanta musica inglese, sia elettronica che cantata, musica da tutto il mondo proprio.

 

foto di Isabella Sanfilippo

 

Parlando dell’EP che hai appena pubblicato “A che punto è la notte“, ho capito che per te la notte è un momento di grande ispirazione, tu riesci a lavorare bene di notte, credi anche che sia il momento in cui la tua musica è piu apprezzabile?

Sì, se pensiamo alla notte come il momento in cui ci liberiamo delle ansia quotidiane, sicuramente è il momento in cui non si deve più rispondere ai messaggi di nessuno per necessità, ed è da solo con se stesso, senza avere l’ansia e avere l’appello di dover prendere atto delle responsabilità.

La musica ha questo potere straordinario di trasportarti indipendentemente da chi sei e da dove sei, metti le cuffie e chiudi gli occhi e potresti essere dall’altra parte del mondo in un attimo… diciamo che buio e silenzio aiutano a creare la situazione.

 

C’è qualche canzone che senti particolarmente tua e ti rappresentza maggiormente?

Ci sono alcune che accentuano certi lati del mio carattere in maniera più evidente, come la prima traccia dell’EP, la sento molto a livello emotivo; è stata scritta velocemente, per cui non ho elaborato molto bene l’argomento, ecco perché mi da una sensazione travolgente.

Altrove è la traccia che chiude l’EP, un po’ per le dinamiche che racconta, ma per me rappresenta molto del mio trascorso.

 

foto di Isabella Sanfilippo

 

Com’è stato collaborare con artisti del calibro di Mace e di Frenetik & Orang3?

Bello ma non per il loro calibro ma perché umanamente sono delle persone con cui mi sono trovato molto bene, la cosa che mi interessa di piu della musica è la musica stessa, posso anche trovarmi davanti ad una persona che ha un calibro elevatissimo, ma se non mi colpisce la sua musica, non mi colpisce neanche la sua personalità. È stato bellissimo perché in questi due esempi la persone e l’arte superano il calibro e la fama che li precede.

A che punto è Venerus, ovvero come ti vedi adesso e come ti vedi nel futuro?

Questo ultimo anno e mezzo è stato come quando hai in mente chiara la direzione che vuoi intraprendere, quindi ti prepari e ti rendi conto se sei davvero pronto per distribuirti alle persone che hai intorno. C’è stata grande attesa dal mio punto di vista, quando è uscito l’EP ci sono stati parecchi fuochi d’artificio, ora per fortuna la vita scorre veloce e a me piace che sia così, mi piace guardarmi intorno e scoprire quanto lavoro ho già fatto.
Sicuramente vedo nel futuro un sacco di lavoro in studio e dal vivo sui palchi, spero che la mia vita sia ancora piu piena di queste cose.

 

Ti senti soddisfatto del punto in cui sei?

Contento sì.

 

 

Credits:

Intervista – Matteo Marchetti

Regia – Serena Raso

Montaggio – Alba De Bellis

Fotografie – Isabella Sanfilippo