IL FARO INDIE intervista MERIO

IL FARO INDIE intervista MERIO

26 Novembre 2018 0 Di Marco Perrotta

Venerdi 16 Novembre, in occasione della sua esibizione al Monk di Roma, abbiamo avuto la possibilità di conoscere meglio Merio, ora in veste solista dopo l’esperienza con i Fratelli Quintale​ e fresco della pubblicazione per Costello’s Records dell’album “Pezzi di Merio“.

 

Ringraziamo Federico Clemente aka Le canzoni fanno bene che inizia, con questa intervista, una collaborazione con noi de Il Faro Indie, per aiutarci nel raccontarvi i migliori artisti che transitano a Roma.

Partiamo dal tuo nome, perché Merio?

Mi hanno sempre chiamato così e quando ho iniziato la carriera da solista ho deciso di tenerlo come nome d’arte.

“Pezzi di Merio” è un disco molto personale che già dal nome lascia intendere che parla di te. Cosa ci racconta?

Racconta gli anni che vanno dal 2015 fino all’inizio del 2018, un periodo della mia vita particolarmente cupo, come si sente nel disco. Da lì ho deciso di fare musica al 100%, ho ritrovato Marchino e Manenti, due amici storici, che sono i personaggi che mi hanno raccolto “col cucchiaino”, data la mia personalità abbastanza particolare. Mi sono ritrovato con un sacco di pezzi che racchiudevano le cose belle e le cose brutte di questi 3 anni e da lì è venuta fuori l’idea di chiamarlo “Pezzi di Merio”.

Hai descritto il brano “Viola” come la traccia che racchiude il tuo percorso. La canzone parla di una rinascita dopo aver toccato il fondo e in effetti tutto il disco da l’impressione di essere un punto di arrivo di un percorso lungo e faticoso che oggi ci restituisce un Merio con un identità forte.

Sì, assolutamente, sono completamente rinato. “Viola”, come dicevi, è un po’ il fulcro di tutto il disco. Tra l’altro non doveva neanche essere inserita, poi ci siamo ritrovati in 13 ore a produrre il pezzo, registrarlo e realizzare anche il video ed è subito diventato il mio pezzo preferito e così ho deciso di inserirlo.
Se si parte dal primo brano, “Come No”, e arrivi fino all’ultimo, “Viola” appunto, capisci qual è stato il viaggio.

Poi arriva “Settembre”, il secondo singolo estratto dall’album e a Settembre si medita sulle cose che non succederanno più ma allo stesso tempo su tutto ciò che può ancora accadere. Non è un caso che il tuo disco sia uscito proprio a Settembre?

No, non è un caso, è sempre stato il mese in cui succede tutto e niente. “Settembre” è uno dei pezzi più vecchi che avevo e che ho deciso di rispolverare perché era un peccato lasciarlo lì.

A proposito di uscite, il 9 novembre pubblichi un nuovo singolo che è Mario Martello. Come mai questa scelta di farlo cosi a ridosso dell’uscita del disco?

Perchè siamo dei punk, non ce ne fotte un cazzo. Questo è un momento in cui siamo caldissimi, abbiamo già metà del prossimo disco pronto e abbiamo intenzione di farlo uscire prima dell’estate, insomma siamo belli caldi.

Parlando di questa canzone tu la descrivi come “Un flusso di coscienza in puro stile Merio. Non è importante quello che sei, l’importante è fino a che punto ti vuoi spingere”. Tu fino a che punto ti vuoi spingere?

Sempre oltre! La dimostrazione è questo pezzo: arrivo da Pezzi di Merio e magari qualcuno si aspetta un pezzo melodico e invece BAM, ti piazzo sta roba e magari il prossimo pezzo lo faccio solo chitarra e voce. Non mi piace seguire dei canoni prestabiliti per questo ti dico che l’attitudine è molto punk, tanto la penna si riconoscerà sempre, in qualunque genere.

Di sicuro ti spingerai un po’ in giro per l’Italia con “Pezzi di Stories Tour”. Iniziato ieri dalla tua città, passerai per Roma (stasera), Milano, Torino, Bologna, Cosa ci dobbiamo aspettare da questo live?

Tu cosa ti aspetti?

dicendolo in romano, io mi aspetto ‘una gran caciara’

Sei sulla retta via. In realtà il live è preparato e io sono uno svizzero, proviamo mille volte però ogni volta cambio in base all’energia che mi arriva. Ma sicuramente ‘caciara‘ ce n’è da vendere.

Com’è nata la tua esigenza di comunicare attraverso la musica?

Nasce quando la mia mamma si è ammalata, avevo qualcosa che… o mi buttavo nella droga, ma comunque sia non mi bastava. Avevo qualcosa dentro e da lì ho iniziato.

Che musica ascolti? Hai qualche artista per cui sei “in fissa” questo periodo?

Ci sono tanti artisti che mi piacciono particolarmente. La trap mi manda fuori di testa, è una cosa ignorante e genuina allo stato puro, è davvero il nuovo punk, ma anche il nuovo pop. Mi piace la roba ignorante.

Ti volevamo chiedere cosa pensi della trap ma ci hai già risposto. Pensi però che possa aver contribuito a riportare un po’ di attenzione anche sul rap?

Secondo me il rap non esiste più, grazie a Dio aggiungerei, perchè aveva un po’ rotto i coglioni come mentalità: troppo canonico, troppo chiuso e invece la trap è arrivata a tutti e sono super contento di questo. Oggi è mainstream ma quando io ho iniziato mi ricordo che ero un appestato.

 

 

Intervista e Montaggio: Federico Clemente
Domande: Federico Clemente e Marco Perrotta