Il Faro Indie x LINOLEUM: intervista a Masamasa

Il Faro Indie x LINOLEUM: intervista a Masamasa

10 Ottobre 2018 0 Di Jessica Fuschillo

Lo scorso Venerdì 5 Ottobre Masamasa ha suonato live al Rocket (Milano), noi de “Il Faro Indie” lo abbiamo intervistato in esclusiva per Linoleum, ci ha raccontato del “famoso” EP di Berlino, di com’è nata “Cose Pese” insieme a Maiole, delle “Tipe Indie” e dei suoi progetti futuri, ecco a voi Federico!

L’intervista


Quanto ha influenzato il trasferimento a Berlino sulla tua musica? E come sarebbe ora MasaMasa se non fosse passato da Berlino?

Berlino ha decisamente allargato i miei orizzonti musicali, ho imparato che la musica elettronica si può fondere con il rap in tanti modi diversi; fondamentale direi di no perché le idee le avevo già chiare da prima e avevo maturato un gusto su quel genere.

Ha influenzato la mia conoscenza tecnica perché avendo fatto il tecnico del suono, lì ho imparato tante cose che oggi mi porto a dietro.

Se non fossi andato a Berlino forse ora sarei una persona più tranquilla ma meno decisa a fare questo mestiere.

 

A Berlino hai composto un EP insieme a Baco, Simoo, Frank ed Enrico Dalla Vecchia in soli 4 giorni; raccontaci la storia che c’è dietro “Ostbahnof”.

L’EP si chiama così perché vivevo ad “Ostbahnof”, luogo di storia moderna  – dice scherzando – ci siamo visti tutti insieme in quell’occasione ma eravamo amici da sempre; Simo e Frank sono cresciuti con me, sono entrambi di Caserta e Enrico ha fatto le grafiche del mio EP precedente, quando suonavo con un altro gruppo. Ci siamo detti “tutto quello che tiriamo fuori in questi quattro giorni lo raccogliamo”, ne sono usciti sei brani, quattro “rappati” e due strumentali che fanno un po’ da tono del discorso…come se fosse una sorta di “vlog” della nostra esperienza berlinese di quattro giorni.

 

Hai detto in più interviste che sei un’artista “lento” nel comporre i testi, quali sono i tuoi rituali pre – scrittura?

Sicuramente il caffè! Io sono “strano” forse perché scrivo i testi ad orari assolutamente lavorativi.. c’è l’idea dell’artista che lavora di notte, io non sono così, scrivo la mattina tarda e il primo pomeriggio.

La parte di scrittura è una cosa velocissima (scrittura tecnica intendo) il maturare pensieri è più lento, io mi segno nelle note del cellulare ciò che mi succede e sento durante tutto l’arco della giornata, poi li metto insieme in studio, dove faccio solo un lavoro tecnico appunto.

È la parte prima che se non la riempi di esperienza ti ritrovi solo con delle idee, e magari delle belle rime, ma si resto con tutto dentro, senza mostrarlo agli altri.

 

Tieni molto alla definizione “musica personale”: cosa significa per te? E com’è possibile collaborare con un altro artista quando si fa musica personale?

Raccontaci di com’è stato collaborare con Maiole per “Cose Pese”.

Sì, ci tengo molto a perché ultimamente non c’è molta “musica personale”, molti big che escono ora hanno un livello grande di personalità e mi attira molto il concetto di averne una.

Collaborare con un’altra persona che ha le mie stesse idee mi viene naturale, però se domani mattina mi dicessi di collaborare con un rapper o un cantante diametralmente opposto a me, come ad esempio Tony Effe, io mi “gaseri un botto” perché è una cosa che lui sa fare in quel modo e andare in studio insieme e condividere l’esperienza con lui mi porterebbe a crescere moltissimo.

Non mi piace quando qualcuno sviluppa un discorso personale e fa un disco intero senza featuring, cioè capisco la scelta d’artista, magari la farò pure io – ammette scherzando –  ma è una scelta che non capisco perché trovo sia bello condividere con altri artisti il proprio percorso, cioè io vorrei collaborare con un sacco di personalità diverse, come dico sempre a Simoo in studio.

La collaborazione con Marco (Maiole ndr.) è nata in maniera abbastanza easy, veniamo dallo stesso posto e non ti nego che un sacco di peculiarità tu possa riconoscerle in entrambi – “siamo due bei terronacci” aggiunge ridendo –  ci siamo trovati in studio perchè abbiamo lo stesso editore e ci ha un po’ connesso uno con l’altro.

Abbiamo realizzato un brano che abbiamo in seguito scartato, poi lui mi ha mandato un pezzo, tramite una nota vocale, che subito ho composto in cameretta, in un pomeriggio, e ci siamo trovati così, in maniera molto naturale.

Sentivo che la sua musica era personale, tanto quanto la mia, lui parte dalla musica elettronica aggiungendo poi questa svolta da cantautorato, se vogliamo dirla così, e mi piaceva molto, era una svolta che volevo provare e che mancava al mio progetto.

 

“TipaIndie” è il tuo ultimo singolo, uscito a Giugno 2018, racconti del rapporto con una fidanzata indie, tra le righe leggiamo che  è pure una tua fan, che rapporto hai con le ragazze? E con le tue fan?

Abbastanza controverso, sono una persona riflessiva, penso a tutto e quando mi sono ritrovato a girare un po’ l’Italia con i live e ad essere al centro dell’attenzione, ho notato che suonare nei club era diverso, per cui volevo scrivere una canzone su un concept trattato già da molti artisti, ovvero quello delle groupie.

A questo proposito ti cito una rima di Ghemon che mi piace tantissimo “ è dal liceo che la mia vita è un gineceo” che è una bomba e penso sia lo stesso per me, è tutto molto confuso al momento ma se mi fermo a riflettere sulla cosa delle relazioni trovo il filo logico del discorso. mai deciso su una cosa.

Scherzi a parte, “Tipaindie” è una canzone più ritmata delle precedenti, più “it pop” (passaci il termine), più da tormentone estivo… era questo l’intento?

Mi rendo conto che è quello che è passato, per me un autore è bravo se fa passare il messaggio che vuole trasmettere attraverso le canzoni, quindi è stato un mio errore questo; però in realtà è il pezzo più naturale che l’esterno potesse sentirmi, il beats l’ho fatto abbastanza velocemente, quasi come un flusso continuo, sono andato in studio per registrare ed è stato molto naturale. In realtà il mio intento era quello di prendere in giro chi alza la voce a metà ritornello, però alla gente non è passata questa cosa ma è passato il “oddio è una svolta pop del progetto”, quando in realtà anche le uscite future dimostreranno che non è cosi.
Non che è che la cosa mi dispiaccia, non la trovo un’offesa, quanta musica pop di qualità esce tutti i giorni? Volevo fare un pezzo “cazzuto” da un certo punto di vista, ma è stata percepita in maniera differente.

Sono contentissimo di come è andata, però la mia idea era fare un pezzo “sfottò”, non per la radio.

 

Sei un 97, hai già all’attivo un paio di singoli, un EP, un po’ di date in giro per l’Italia e la partecipazione al Mi Ami 2018, dove sarà MasaMasa tra un anno?

Sicuramente vorrei dare un’idea più coerente di me e far conoscere alla persone che mi hanno dato fiducia fino ad adesso, tanti lati della mia personalità musicale, voglio uscire dai canoni e proporre cose mie e tirare le somme; conto sul fatto che sarà una posizione più in alto di dove sono adesso, la cosa importante è che la gente conosca che io ho un sacco di lati e che non faro mai due cose uguali nella vita.

 

video by: Serena Raso

montaggio by: Alba Roberta De Bellis