Intervista – Santandrea

Intervista – Santandrea

4 Ottobre 2018 0 Di Marco Perrotta

Santandrea si racconta e ci racconta il suo album di esordio: “Sarà come una cosa detta all’orecchio lunga mezzora”

 

Nato e cresciuto a Roma, Santandrea sta per far uscire il suo primo album con la neonata etichetta romana Romolo Dischi.
Abbiamo avuto l’occasione di rivolgergli qualche domanda pochi giorni prima della serata d’inaugurazione di It’s Up 2U, dove Santandrea si esibirà nella suggestiva cornice di LARGO Venue.

 

L’intervista

Ciao Santandrea, presentati, chi sei e cosa fai nella vita?

Chi sono? Forse lo scoprirò solo in punto di morte. Ciò che so è che sono uno che scrive canzoni di notte mentre lavora in un hotel per pagarsi “sta cosa chiamata musica”.

 

Hai deciso di chiamarti Santandrea in quanto provieni appunto dal quartiere omonimo nella perifieria nord di Roma, qual è il tuo rapporto con questa zona e con Roma in generale?

Santandrea è il quartiere dove sono nato, cresciuto e dove tutt’ora vivo. Molti lo associano all’ospedale ma non c’entra nulla. É un quartiere piccolissimo, visto dell’alto sembra l’Italia in miniatura. Da bambino ho perlustrato ogni angolo e casa di esso, conoscendone ogni singola persona. Mi piace pensare che ogni casa di questo quartiere costituisca una parte intima di me e che, se visto da lontano, si può cogliere il lato più intimo dell’Italia anche in me.

Roma sembra stia ritrovando la voglia di riscoprire e di vivere la propria scena locale e tante realtà stanno avendo successo dando spazio ad artisti emergenti, secondo te questa è solo un’ impressione o sei d’accordo? Sulla tua pelle come la stai vivendo? Stai trovando difficoltà?

Si l’Italia in generale sta vivendo un momento sereno nella musica e Roma ne è  il cuore pulsante, soprattutto nell’indie. Credo che i primi da ringraziare per questo siano le major che hanno perso totalmente credibilità puntando tutto su i talent dando così spazio e possibilità di crescita a quelle che erano le poche etichette indipendenti che lavoravano bene e che oggi dettano il mercato discografico. Con il tempo la gente ha capito che sono solo cantanti da karaoke  e che è inutile fidelizzarsi a loro, a differenza degli artisti indie che fanno un percorso che parte del basso ma che dura nel tempo.

 

“Il vento”, il primo estratto del tuo album di esordio parla di un rapporto complicato tra due persone dove il sesso fungerà da ancora di salvataggio; non voglio entrare nel dettaglio della tua vita privata, piuttosto è interessante sapere come è nata la canzone e cosa ti ha portato a parlare di questo argomento.

È  un pezzo che parla di smarrimento, è pieno di direzioni (se tu vai avanti, se resti indietro,ti terrò su, tu mandi giù ) proprio per rendere l’idea della perdizione. Mi sentivo strattonato da una parte all’altra della vita in quel periodo, spesso lasciando “conti in sospeso” qua e là, intervallato da relazioni fugaci. Non riuscendo a coniugare l’aspetto sentimentale con quello sessuale, il sesso fungeva da aggregante sociale.

 

L’uscita dell’album è imminente, puoi raccontarci qualcosa su questo tuo lavoro di esordio?

Sarà come una cosa detta all’orecchio lunga mezzora. È un album scritto di notte, in un hotel come dicevo, quindi sembra davvero qualcosa di sussurrato. È  stato registrato nell’inverno del 2016, è passato un po’ di tempo prima che uscisse perché volevo che tutto fosse fatto nel modo giusto. Il produttore è Federico Nardelli, lo stesso che ha prodotto Gazzelle, Galeffi, Mox e molti altri. Uscirà sotto Romolo dischi, una neonata etichetta romana che ha puntato molto su di me.