L’ altro 9 Maggio e i cento passi di Peppino Impastato e Aldo Moro

L’ altro 9 Maggio e i cento passi di Peppino Impastato e Aldo Moro

9 Maggio 2018 0 Di Nico Baragliu

Passano gli anni ma il 9 Maggio cerco sempre di scrivere qualcosa su quello che è accaduto 40 anni fa. Una data storica nella storia italiana, un intreccio di due eventi, la fine di due importanti storie che hanno segnato gli equilibri del nostro passato recente.

Il 9 Maggio del 1978 morivano Aldo Moro e Peppino Impastato. La prima storia spesso ha offuscato la seconda, ma mai come negli ultimi tempi ho cercato e trovato dei paragoni tra questi due personaggi.
Sia chiaro, due personaggi quasi agli antipodi, di cui il primo lontano anni luce dal mio orientamento politico.
Aldo, un pugliese, dirigente del più grande partito dell’ arco costituzionale, presidente di una Democrazia Cristiana che non si meritava la sua umanità. Il secondo, un siciliano, figlio di un mafioso, fieramente comunista e sempre stato ostile a quel familismo amorale presente nell’ isola.

Il primo, Aldo Moro, morto dopo essere stato abbandonato dal suo partito, lasciato dalle istituzioni a perire in chissà quale trama ordita da chissà quale piano. Ucciso perché il suo simbolo politico non serviva più a nessuno, perché le sue rivelazioni non facevano più paura a quelli che con un’ ipocrita farsa cercavano di dimostrare di non cedere ad alcuna trattativa, peraltro mai inizialmente richiesta, da parte delle Brigate Rosse.

Il secondo, ucciso in un modo disumano per essersi opposto a quel sistema di luride connivenze, di aver smascherato la realtà fin troppo comoda all’ apparenza, di aver urlato nella sua Radio Aut che la mafia esiste, che la mafia è una grande montagna di merda.

Ebbene Aldo Moro e Peppino Impastato sono praticamente agli antipodi. Ma quel 9 Maggio di 40 anni fa morirono due persone che rappresentarono e rappresentano tuttora le vittime di un sistema marcio, di un sistema che non conosciamo ancora pienamente, di un sistema che li ha condannati a stare muti, a non danneggiare il padrone di turno, il capetto mafioso o chissà il gran maestro che si cela dietro tutto ciò, questo ancora dopo decenni è quasi del tutto oscuro.

So solo che dobbiamo imparare molto dalla sobrietà con cui Aldo Moro passò quei 55 giorni nella prigione del popolo brigatista oppure dalla veemenza nei temi toccati da Peppino Impastato nelle trasmissioni di Radio Aut. So solo che queste due persone hanno affrontato la morte nella maniera più degna possibile, affrontando le conseguenze delle loro azioni senza indietreggiare di alcun passo.

Loro la testa non l’ hanno chinata e sono morti a testa alta.
Dobbiamo imparare molto da Aldo Moro e da Peppino Impastato.