Vivere o Morire – il ritorno di Motta

Vivere o Morire – il ritorno di Motta

6 Aprile 2018 0 Di ilfaroindie

“Vivere o morire”, un Motta 2.0 a due anni da “La fine dei vent’anni”

A due anni dal suo esordio, Francesco Motta torna con il suo secondo album, Vivere o Morire, preceduto dalla release di due singoli che possono considerarsi colonna portante di questo nuovo lavoro: Ed è quasi come essere felice e La nostra ultima canzone. Azzeccata la scelta della Sugar S.r.l, che presenta un Motta cambiato ma paradossalmente fedele a se stesso, scegliendo di riassumere in questi due primi singoli un’evoluzione artistica docile e moderata. Da una parte, con Ed è quasi come essere felice, sembra di ritrovare il Motta che avevamo lasciato due anni fa. Dall’altra, La nostra ultima canzone, si fa quasi cavallo di battaglia di una crescita che è sempre più raro ritrovare tra i colleghi cantautori di Motta.

Sebbene ad un primo ascolto possa sembrare che Vivere o Morire, nelle sue nove tracce perfettamente equilibrate le une con le altre, sia quasi un continuum de La Fine dei vent’anni, ad un orecchio più attento non sfuggiranno le rifiniture stilistiche e musicali. Un album più maturo, e per certi versi più intimo, caratterizzato da un timbro di voce sempre uguale a se stesso, ma supportato da arrangiamenti più incisivi, stratificati. La collaborazione con Taketo Gohara, producer e ingegnere del suono, ha giovato al nuovo progetto di Motta: la commistione di chitarre, tastiere e synth, accompagnate dagli archi ed arrangiamenti più ragionati, regala un sound decisamente più elaborato e ricco rispetto ai primi lavori dell’artista. Se musicalmente però l’evoluzione sembra essere palese, Motta non abbandona la tradizione cantautorale italiana, specialmente in merito alla struttura dei testi, allo stile, ed ai temi affrontati. Ne risultano tracce nettamente più intime, tramite le quali Motta ci racconta e si racconta, oltre quel simbolico giro di boa che sono stati i vent’anni, confezionate su un sound a tratti più pop, senza tralasciare ritornelli particolarmente radiofonici.

Sempre nel rispetto della canzone d’autore, e di conseguenza di album di impronta cantautorale, Motta rappresenta una lieve eccezione nel panorama musicale italiano: le nove tracce di Vivere o Morire si susseguono come si trattasse di un unicum. Da Ed è quasi come essere felice fino alla nona traccia, Mi parli di te, l’album regala uno scorcio ben delineato su una storia unica, in grado di riuscire ad appartenere tanto all’artista quanto all’ascoltatore, merito dei temi e della genuinità nel trattarli. Ascoltando l’album per intero, si nota come le tracce siano imprescindibilmente legate le une alle altre. In un periodo fatto di riproduzioni shuffle, di album composti da tracce a loro stanti, in cui la fruizione del prodotto musicale è sempre più frammentaria e frammentata, Motta si discosta dalla corrente dei colleghi, ed opta per proporre un’idea di album forse un po’ troppo tradizionale, condita però da suoni incisivamente svecchiati.

Un album che, se paragonato a La Fine dei Vent’anni, quindi, senza troppo traumatizzare l’esistente fan base, mostra un’evoluzione incrementale più che radicale. Quasi si trattasse di un Motta 2.0, Vivere o Morire è figlio dell’album d’esordio, specialmente per quanto riguarda testi e stile delle tracce. Eppure musicalmente, con questo suo secondo album, l’artista si discosta decisamente dai suoni più graffianti, per abbracciare atmosfere più malinconiche e dal sapore agrodolce, sensazioni che finiscono per permeare l’intero progetto. Paradossalmente, il brano con cui Motta è rimasto più fedele a se stesso, anche se sarebbe più corretto dire al se stesso esordiente, è proprio il primo singolo rilasciato da Sugar s.r.l. Al suo opposto, senza però suonare fuori luogo o sgradite, tracce come E poi ci pensi un po’, rappresentano musicalmente un’implicita volontà di spaziare fra suoni ed arrangiamenti meno familiari, che sembra particolarmente riuscita, al netto delle altre tracce.

In definitiva, per i fan più legati al Motta dell’esordio, al sound graffiante e feroce, si raccomandano tracce come i due singoli già rilasciati nei mesi scorsi, così come Vivere o Morire, terza traccia, che non a caso dà il titolo all’album, o Per amore e basta. Per coloro i quali, di contro, cercheranno in questo secondo lavoro una crescita artistica, i primi passi da compiere verso questa direzione andranno accompagnati da pezzi come La prima volta, Quello che siamo diventati, o Mi parli di te. In ogni caso, né gli uni né gli altri potranno dirsi delusi dal percorso intrapreso da Motta, che ci regala un album godibile e che farà senz’altro compagnia, in attesa del prossimo passo nella carriera artistica di uno dei nomi più interessanti del panorama indipendente italiano.

 

Virginia Bisconti